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MOZZARELLA DI BUFALA: INFORMARE NON ALLARMARE PER SCONGIURARE UNA NUOVA “MUCCA PAZZA”. |
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Friday 28 March 2008 |
La
crisi del pregiato formaggio, secondo la Cia, va ben oltre il "No"
della Corea alle importazioni.
La
mozzarella di bufala non è tutta alla diossina. Gli ultimi
dati relativi alle vendite di questo prodotto di punta del "made in
Italy" alimentare, preoccupano fortemente e non solo per il "No"
alle importazioni della Corea, che rappresenta una parte marginale
del fatturato complessivo. La mozzarella di bufala è un
formaggio nazionale e la crisi sta toccando tutte le realtà
produttive, non solo la Campania quindi, ma anche Puglia e Lazio.
Come dimostrano le verifiche di questi ultimi giorni, il prodotto in
commercio è sottoposto ovunque a rigidissimi controlli di
salubrità e qualità. Gli allarmismi sono ingiustificati
e possono provocare un "effetto psicosi" simile a quello per
"mucca pazza", che ha prodotto danni al settore per miliardi di
euro. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori che,
oltre a plaudire le iniziative di controllo e di verifica all'interno
dell'aziende messe in atto dagli organismi preposti, invita alla
massima prudenza sulla gestione dell'informazione su questa
delicata materia.
Da
parte nostra -prosegue la Cia- non c'è il tentativo di
coprire un problema ma di collocarlo nella sua reale dimensione,
circoscrivendo ai fatti reali e non caricandolo di enfasi.
Del
resto -spiega la Cia- le esperienze di "Mucca e pazza" e
dell'emergenza "Aviaria" sono lì a testimoniare di come
l'allarmismo abbia potuto creare uno shock socio-economico di
tragiche proporzioni, pur non avendo registrato nel nostro Paese, ne
in quella fase ne successivamente, dati tangibili e riscontrati sulla
sanità dei prodotti e sulla salute pubblica.
Come
organizzazione -conclude la Cia- ci impegneremo in azioni di tutela,
valorizzazione e promozione della mozzarella di bufala tra i
cittadini, convinti della straordinarietà di questo alimento e
nel tentativo di scongiurare un dramma commerciale che non avrebbe
nessuna motivazione giustificabile, e che procurerebbe, in breve
tempo, disoccupazione e danni per centinaia di milioni di euro per la
produzione e l'indotto.
Cia, 25 marzo 2008
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