A maggio possibili difficolta' di
approvvigionamento
Aumentano le difficoltà per l'industria nazionale dei
molini di reperire materie prime. «Non resteremo senza grano,
ma la situazione potrebbe farsi più complicata verso la fine
di maggio», spiega Ivano Vacondio, che ricorda che «l'allarme
sui rincari dei cereali venne dato un anno fa proprio da Italmopa,
alla vigilia del Salone internazionale dell'arte bianca di Verona».
E nella crisi di dimensione mondiale, sul banco degli imputati
finiscono anche le bioenergie. Rincari previsti anche per le colombe
pasquali.
Verona, 13 marzo 2008. «Non
possiamo affermare che di qui a tre mesi saremo senza grano duro,
assolutamente, ma qualche difficoltà di approvvigionamento è
prevedibile, almeno fino ai nuovi raccolti». Il caro-cereali
mette in allarme l'industria molitoria italiana e Ivano
Vacondio, presidente di Italmopa (l'associazione nazionale dei
molini, aderente a Confindustria) richiama l'attenzione su un
mercato da quasi un anno in forte tensione. Fotografando la
situazione in questa intervista per Veronafiere-Fieragricola.
«Già in questo periodo - dichiara
Vacondio - ci siamo prodigati di mantenere standard qualitativi
elevati, nonostante la difficoltà di reperimento di grani ad
alto valore proteico. Basti ricordare che il Canada, in questo
periodo, ha difficoltà a far fronte alle richieste».
La questione del grano duro, fondamentale per la
produzione di pasta, si fa sentire. In un anno i prezzi del frumento
duro sono schizzati del 171,4 per cento (febbraio 2007/ febbraio
2008). E in prossimità della Pasqua si fa sentire anche un
altro aspetto legato ai cereali «ad alto contenuto proteico»
- cresciuti al Chicago Board of Trade del 22 per cento in una sola
giornata - e utilizzati per il confezionamento di prodotti da
ricorrenza. Nel ventaglio dei rincari alimentari, dunque, fra pochi
giorni si dovranno aggiungere anche le colombe dolci pasquali.
Il problema della lievitazione dei listini dei
cereali, secondo il numero uno di Italmopa, è sempre più
una questione mondiale. E i risvolti, fra l'altro, hanno aspetti
anche di carattere umanitario ed etico: «Ci si fa accecare
principalmente dai rialzi dei prezzi, che sono sotto gli occhi di
tutti e che peraltro Italmopa aveva già sottoposto
all'opinione pubblica un anno fa, alla vigilia del Siab, il Salone
internazionale dell'arte bianca di Veronafiere, ma vi sono anche
aspetti di carattere assistenziale verso i Paesi in via di sviluppo
che talvolta non sono adeguatamente presi in considerazione. Proprio
in questi giorni la Fao ha sottolineato che a parità di
risorse finanziarie, si vede costretta di tagliare in termini
quantitativi gli aiuti per i prodotti a base di cereali».
La questione degli approvvigionamenti, secondo
Vacondio, sarà sempre più problematica. E non soltanto
nel Terzo Mondo.
«Sei Paesi (Canada, Australia, Stati Uniti,
Francia, Russia e Ucraina) controllano il 70 per cento dell'export
mondiale di grano - rileva - ed è ben più di una
sensazione che facilmente queste realtà facciano cartello sui
prezzi».
Le importazioni di grano dall'estero saranno
sempre più problematiche. Anche per la comparsa di nuovi
Paesi, nuovi consumatori come India e Cina, oppure «concorrenti»
sul versante commerciale. «L'Arabia Saudita - osserva
Vacondio - fino ad ora ha sempre acquistato quantitativi modesti di
grano. Nei prossimi anni, invece, importerà circa 3 milioni di
tonnellate/anno, tenuto conto della volontà di non aumentare
le superfici a frumento fino al 2016, con la motivazione di una
diminuita disponibilità delle risorse irrigue».
Il mondo consuma in misura maggiore rispetto al
passato, ma non si produce di più, in proporzione. «Nel
2007 è stato prodotto circa l'1 per cento in più dei
cereali rispetto all'anno precedente, ma siamo ancora lontani dalla
copertura dei fabbisogni reali. Senza dimenticare che negli ultimi 40
anni le aree "arabili" nel mondo sono diminuite del 40 per cento
per effetto del clima, della desertificazione, delle infrastrutture».
Da risolvere al più presto, secondo Italmopa,
anche il nodo legato alle bioenergie. Ivano Vacondio chiede di
frenare gli entusiasmi sulla produzione agroenergetica e di rivedere
il comparto. «E' corretto produrre energie da fonti
rinnovabili - spiega - ma attraverso l'utilizzo di biomasse. I
cereali devono avere una priorità a scopo alimentare,
piuttosto che energetico».
Per questi motivi Vacondio rinnova la richiesta di
una moratoria di cinque anni sugli aiuti concessi all'agricoltura e
all'industria per la produzione di biocarburanti e di bioenergia
dai cereali. «Per come è la situazione italiana - dice
- fra qualche anno importeremo biocarburanti, perché non
abbiamo terreni sufficienti per essere autonomi. In ogni caso
Italmopa ritiene che la destinazione della cerealicoltura sia
obbligatoriamente quella dell'alimentazione umana e zootecnica,
senza alcuna altra sfaccettatura di impiego».
Le prospettive, con il grano tenero che nel giro di
un anno (febbraio 2007/ febbraio 2008) ha subito un'impennata del
60 per cento, del grano duro cresciuto del 171 per cento, del mais (+
37 per cento) e dei semi di soia (+ 81 per cento) confermano dunque
le previsioni di Italmopa.
Non solo. Proprio nei giorni scorsi «Mister
Prezzi» ha riconosciuto che l'industria di prima
trasformazione non è responsabile di comportamenti
speculativi. «E' il mercato che è cresciuto in maniera
abnorme - specifica Vacondio - e se vi sono stati aumenti in un
certo qual modo "pilotati" non ne deve rispondere senz'altro un
anello intermedio come quello dell'industria molitoria, che fra
l'altro deve fare sempre più i conti con esposizioni
finanziarie e deve ricorrere al credito per continuare la propria
attività».
Comunicato Stampa del Servizio
Stampa Veronafiere
|