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MATERIE PRIME: RINCARI A DUE CIFRE PER LE IMPRESE AGRICOLE |
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Friday 14 March 2008 |
Coldiretti:
positiva la scelta di alcuni fornai di Padova di abbassare il
costo del pane comune, tutta la filiera deve collaborare
E' allarme costi di
produzione per le aziende agricole padovane, che ormai da mesi devono fare i
conti con i continui aumenti dei prezzi delle materie prime e
dell'energia. Un fenomeno che fa segnare un aumento medio dell'8,5 per
cento con incrementi record per l'attività di allevamento e la coltivazione dei
cereali a partire da frumento e mais. I rincari di luce, gas e gasolio, sulla
base dei dati Ismea di gennaio 2008, si ripercuotono pesantemente sulla
redditività delle imprese.
"Nella nostra provincia
- spiega il direttore di Coldiretti Padova, Walter Luchetta - l'aumento
record delle bollette energetiche colpisce soprattutto le attività agricole che
necessitano del riscaldamento delle serre (fiori, ortaggi e funghi), di locali
come le stalle, ma anche per l'essiccazione dei foraggi destinati all'alimentazione
degli animali, oltre a quelle che utilizzano il carburante per il movimento
delle macchine come i trattori.
Tra i fattori della produzione che
hanno subito maggiori rincari ci sono i fertilizzanti (in media superiori al 50
per cento) ed i mangimi (+ 23,6 per cento) e si stima che il solo carburante
rischia di determinare nel settore un aggravio di costi stimabile in 100
milioni di euro su base annua.
La continua crescita dei costi di
trasporto e degli altri costi logistici mette a rischio la competitività delle
imprese, che va affrontata con interventi strutturali. Contro l'aumento dei
prezzi del greggio va percorsa con decisione la strada delle sviluppo delle
energie alternative rinnovabili, che le aziende potrebbero produrre anche per
il proprio fabbisogno, recuperando i ritardi accumulati".
Riguardo alla
"querelle" sul costo del pane,
Coldiretti ricorda che, in controtendenza con le altre materie prime, in questi
giorni il prezzo del grano è diminuito del 2 per cento e scende a circa 0,265
euro al chilo al Chicago Board of Trade, che rappresenta il punto di
riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole. Il
prezzo del grano dunque, dopo aver raggiunto il record storico, ha invertito la
rotta.
"Le speculazioni che si sono
spostate dai mercati finanziari in difficoltà a quelli delle materie prime
agricole - continua Luchetta - sono una delle cause dell'andamento
altalenante delle quotazioni. Una tendenza di cui non beneficiano certamente
gli agricoltori che hanno già raccolto e venduto da tempo il grano, mentre sono
costretti in questo periodo ad affrontare maggiori costi di produzione. Una
situazione che va affrontata con la programmazione di filiera alla quale
l'agricoltura italiana può rispondere positivamente grazie alla flessibilità
introdotta con la riforma della politica agricola.
Peraltro il prezzo del pane al
consumo dipende solo in minima parte da quello del grano, che incide appena per
il 10 per cento sul valore finale di vendita e dunque nella forbice dei prezzi
dal grano al pane c'è abbastanza spazio per recuperare diseconomie e garantire
una adeguata remunerazione agli agricoltori e a tutte le componenti della
filiera senza aggravare i bilanci delle famiglie con conseguenze negative per i
consumi con gli acquisti familiari che sono calati del 6,3 per cento per il
pane in un anno.
Ben vengano dunque iniziative come
quella di alcuni fornai di Padova - conclude Luchetta - che hanno scelto
di abbassare il prezzo del pane al dettaglio, contribuendo così a calmierare i
costi e ad aiutare soprattutto le fasce più deboli della popolazione. Il caro
vita si può contrastare se c'è l'impegno di tutti i soggetti che
compongono la filiera".
Coldiretti
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