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LA FRUTTA IN CASSETTA (DI SICUREZZA) PDF Stampa E-mail
Tuesday 11 March 2008
Istituita la "banca della biodiversità" della Regione Emilia Romagna, per difendere la tipicità italiana contro il "conformismo" degli Ogm. Intervista a Giancarlo Cargioli, responsabile del sistema agroalimentare regionale.

agrumi-arrabbiati.jpgMela Musona, melone popone rospo, pesca bella di Cesena, la pecora Cornigliese, il suino di Mora Romagnola, il tacchino di Parma e Piacenza, le uve di Pignoletto e Lambrusco.  Sono solo alcune delle decine di specie in via di estinzione della regione Emilia-Romagna.   Nomi strani per altrettanti cibi rari che ora possiamo assaggiare in qualche ristorante attento alle tipicità, ma che, fino alla prima metà del Novecento, facevano parte della quotidianità delle tavole dei nostri contadini.  A tutela del patrimonio delle biodiversità è nata una banca. Lo ha stabilito una legge approvata lo scorso 22 gennaio dall'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna. Si tratta di una vera e propria legge di tutela e conservazione che al pari delle analoghe nel settore storico artistico, si propone di creare una archivio delle piante e degli animali a rischio di erosione genetica. Il mezzo è semplice cioè quello di conservare  grazie a strutture già esistenti come centri di ricerca e istituti universitari, i vari tipi di germoplasma. Oppure quello di proteggere in situ le specie in estinzione grazie a degli "agricoltori custodi".

La Regione con una convenzione, si preoccupa che il contadino coltivi e allevi per cinque anni  e nel rispetto di regole ferree le piante o gli animali iscritti al repertorio.  Entro i prossimi sei mesi dovrà essere definito un repertorio regionale delle specie da tutelare. Un'apposita commissione scientifica avrà il compito di dare il proprio parere favorevole. L'elenco - gestito dalla direzione generale agricoltura della Regione - comprenderà sia le varietà originarie dell'Emilia-Romagna, sia quelle che, seppur importate, sono entrate a fare parte della nostra tradizione agricola. Secondo gli esperti in Italia negli ultimi 50 anni sono scomparse 5 razze bovine, tre di capre, dieci di ovini e suini, mentre sono considerate a rischio 1500 varietà di frutta. In Europa sono sparite circa la metà delle razze che esistevano all'inizio del Novecento. Mentre in Emilia-Romagna, per ora,  sono ufficialmente considerate in pericolo 13 razze animali e 84 varietà vegetali, di cui ben 36 varietà di uve. Tra le viti romagnole ricordiamo l'albana nera, il pelagos di Bagnacavallo e la canina nera.
"Queste specie in via di estinzione sono già state comprese e riconosciute nell'azione 7 del Piano di sviluppo rurale - spiega Giancarlo Cargioli, responsabile del sistema agroalimentare per la regione Emilia-Romagna - in assenza della legge sulla tutela delle biodiversità erano infatti già stati finanziati due progetti triennali per individuare le specie da proteggere attraverso indagini bibliografiche e territoriali"

La legge è finalizzata alla creazione di una banca del germoplasma. Cosa significa in pratica?

Si è portati a pensare che la banca debba essere in un solo luogo. In realtà viene realizzata da diversi istituti e secondo modalità diverse. In alcuni casi viene conservato il dna, oppure per le specie vegetali si possono conservare le sementi antiche e farle riprodurre, oppure, come si pensa di fare con la mora romagnola, si possono realizzare degli allevamenti pilota. 

Un altro nodo da superare è la realizzazione del repertorio. Quali sono i criteri per individuare una specie antica a rischio di erosione?

Innanzi tutto si parte da una ricerca bibliografica, poi si individuano le caratteristiche morfologiche, ad esempio si definiscono le dimensioni delle foglie e del frutto per una pianta e anche il dna. Stiamo costruendo uno archivio che, una volta completato sarà informatizzato e messo a consultazione per tutti. Sopratutto a disposizione degli agricoltori che vorranno diventare i custodi sul campo di queste varietà.

In zootecnia quali sono le specie più a rischio?

Per i suini sicuramente la mora romagnola, poi per la vacca ottone varzese di Piacenza e infine l'asino romagnolo presente nelle zone del forlivese e del bolognese.

Quali saranno i tempi di applicazione?

Stiamo lavorando al piano di applicazione della legge. Una volta che verrà approvato il repertorio dalla commissione scientifica i tempi di applicazione saranno veloci. Direi che potrei dire che entro l'estate si possa partire.
Per Tiberio Rabboni, assessore regionale all'agricoltura, la legge sfida il mercato globalizzato e difende la tipicità italiana a dispetto del "conformismo" genetico organizzato con gli Ogm. La biodiversità darà, secondo l'assessore, un plus valore del made in Emilia-Romagna rispetto alla concorrenza internazionale. "Grazie alla nuova legge per la tutela della biodiversità  l'agricoltura emiliano-romagnola  - afferma Rabboni - ha a disposizione un ulteriore strumento per proseguire lungo la strada della distintività e dell'effettiva valorizzazione delle tante eccellenze che la caratterizzano e che rappresentano una carta fondamentale per reggere la sfida del mercato globalizzato".  Sono infatti sempre più i consumatori consapevoli che ricercano cibi tipici e di qualità cresciuti e allevati nel rispetto dell'ambiente.
"Uno dei problemi più rilevanti dell'agricoltura moderna - continua Rabboni - è rappresentato infatti dalla spinta all'omologazione delle produzioni e  dalla perdita di quella biodiversità che ne ha consentito, fino alla metà del secolo scorso, uno sviluppo in stretto rapporto con l'ambiente. Impedire la scomparsa di razze animali e di varietà vegetali significa anche  salvaguardare la cultura materiale, le tecniche agronomiche in grado di massimizzare le risorse ambientali, le modalità tradizionali di trasformazione dei prodotti dell'agricoltura e della zootecnia."

Stefania Mazzotti

Sabatoseraonline.it
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