Compito degli esperti: introdurre gli Ogm e farci capire che sono sicuri
di Bill Emmott
Nel corso della vostra vita, che abbiate 25, 40 oppure (come me) 50
anni, avrete notato che un po' alla volta, anno dopo anno, i prezzi dei
generi alimentari sono scesi. L'unica eccezione a questa tendenza si è
verificata brevemente nel 1974-75, quando la crisi petrolifera ha fatto
schizzare verso l'alto il costo dei fertilizzanti e l'interruzione dei
rifornimenti ha innescato un incremento dei prezzi degli alimentari.
Oggi stiamo vivendo un nuovo periodo, ugualmente drammatico ed
eccezionale, che colpisce i consumatori di tutto il mondo, rendendo più
costosi gli aiuti alimentari dell'Onu e più complicata la vita dei
responsabili delle banche centrali, che si preoccupano di tenere
l'inflazione sotto controllo. La difficile domanda è questa: quanto
durerà questo periodo eccezionale? La difficile risposta è che tutto
dipende dal nostro atteggiamento verso la scienza.
In termini di dollari, l'indice dei prezzi al consumo pubblicato dal
mio ex datore di lavoro, The Economist, è salito di oltre il 60 per
cento nello scorso anno, un po' di meno in euro. Nel passato,
improvvisi aumenti nei prezzi degli alimentari sono stati causati
generalmente o da cattivi raccolti oppure da fattori come la guerra,
che interrompe il flusso globale dei rifornimenti. Nessuna di queste
spiegazioni fa al nostro caso. Il raccolto globale di cereali l'anno
scorso ha toccato un record assoluto di 1,66 miliardi di tonnellate,
circa il 5,5 per cento in più rispetto al 2006. Scopriamo così che
l'incremento dei prezzi dei generi alimentari ha due cause principali.
La prima è che la domanda di cereali da parte della Cina, e in minor
misura dell' India e delle nuove economie emergenti, è cresciuta
rapidamente: una popolazione più agiata fa registrare un incremento nel
consumo di carne, la cui produzione si basa sull'utilizzo di granaglie
per i mangimi. Ma questo causerebbe un rialzo graduale dei prezzi, non
un balzo improvviso. Il fenomeno si spiega con la seconda causa: il
prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, assieme a una
valanga di sussidi governativi, specie negli Stati Uniti, ha innescato
una forte domanda per il mais da trasformare in etanolo, come
carburante sostitutivo della benzina. Gli Stati Uniti hanno ampliato il
loro programma di sostegno all'etanolo nel 2005, incoraggiando così
molti agricoltori a trascurare altre coltivazioni a favore del mais.
Il primo fattore or ora indicato con ogni probabilità si protrarrà
nel tempo. Gli alti prezzi alimentari rallenteranno forse la domanda di
carne in Cina e India, ma non l'arresteranno del tutto. Il secondo
fattore dipende dalle decisioni politiche sulle sovvenzioni all'etanolo
e dall'andamento dei prezzi del petrolio: se aumenteranno ancora,
sempre più automobilisti saranno invogliati a passare all'etanolo.
Nell'anno delle elezioni presidenziali in America, nessun candidato se
la sentirà di promettere il taglio degli aiuti all'etanolo, rischiando
l'ostilità degli agricoltori. E come dimostra un mezzo secolo di storia
della politica agricola comune europea e dei programmi americani e
giapponesi a favore degli agricoltori, si fa presto a concedere
sussidi, ma ci vuole molto tempo per tagliarli.
La durata di questo periodo di rialzi nei prezzi dei generi
alimentari dipenderà più verosimilmente da tre tipi di intervento. Il
primo, da parte degli stessi agricoltori. In reazione ai prezzi
elevati, ecco che intensificheranno le coltivazioni. Toccherà alla
meteorologia decidere se si potranno ottenere raccolti più abbondanti,
ma con maggiori superfici destinate alla semina in tutto il mondo
certamente crescerà la produzione alimentare a livello globale.
Il secondo tipo di azione avrà bisogno di maggior respiro. I governi
e gli investitori privati dovranno devolvere nuove risorse per creare
le infrastrutture necessarie nelle aree rurali delle regioni più povere
del mondo. Qui risiede infatti il maggior potenziale per lo sviluppo di
superfici arabili. Tuttavia l'India punta il dito sul problema: pur
essendo uno dei Paesi dove la richiesta di carne è in continuo aumento,
ai suoi agricoltori giungono benefici irrisori. Il motivo? I raccolti
non giungono al mercato, per mancanza di strade, e gli altri prodotti
avvizziscono o marciscono per carenza di strutture di stoccaggio e di
refrigerazione. Ci sono gli agricoltori, ci sono le terre, ma le
derrate non arrivano al mercato. Se un grosso ostacolo sta
nell'opposizione politica alla vendita moderna al dettaglio, l'altro
problema è rappresentato dal cattivo impiego degli aiuti e dalla
carenza di finanziamenti pubblici per le infrastrutture.
Il terzo intervento racchiude un potenziale ancor più dirompente, ma
dipende in larga misura dall'opinione pubblica. Nel passato, gli
agricoltori si sono assicurati floridi raccolti ricorrendo agli ultimi
ritrovati della tecnologia, specie sementi migliori, pesticidi e
fertilizzanti. Oggi emerge una nuova tecnologia che promette
straordinari rendimenti, con minor impiego di concimi e insetticidi: è
l'ingegneria genetica. Ma i timori del pubblico riguardo la genetica e
la sicurezza alimentare, soprattutto in Europa, hanno persuaso i
governi di tutto il mondo a frenare la ricerca e lo sviluppo degli
organismi geneticamente modificati.
La migliore reazione all'inflazione dei generi alimentari sarebbe
quella di eliminare gli ostacoli all'innovazione in agricoltura,
rappresentata dalla modificazione genetica. Questo richiede un nuovo
dibattito pubblico e nuovi sforzi, da parte del mondo scientifico, per
persuaderci che gli Ogm sono sicuri, ma ci vorrà del tempo. Nell'arco
di cinque anni, tuttavia, potrebbe già dare risultati. La scelta è
ardua: pagare di più, oppure spalancare le porte all'innovazione.
Traduzione di Rita Baldassarre
Corriere.it
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