«Solo i formaggi recanti la denominazione d'origine protetta (Dop)
possono essere venduti con la denominazione Parmesan». È quanto ha
stabilito la Corte di giustizia europea.La sentenza della Corte ribadisce quindi che, in base alla normativa Ue, «i prodotti registrati come Dop godono di tutela contro qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione. Le denominazioni generiche non possono invece essere registrate e quelle registrate non possono divenire generiche».
La sentenza, tuttavia, respinge il ricorso che aveva avviato la Commissione europea contro la Germania ritenendo che non tutelasse a sufficienza la Dop Parmigiano Reggiano. I giudici della Corte Ue affermano infatti che «uno Stato membro non è tenuto ad adottare d'ufficio i provvedimenti necessari per sanzionare, nel suo territorio la violazione delle Dop provenienti da un altro Stato membro». La Corte aggiunge che «gli organi di controllo cui incombe l'obbligo di assicurare il rispetto delle Dop sono quelli dello Stato membro da cui proviene la Dop medesima». Il controllo sul rispetto del disciplinare della Dop "Parmigiano Reggiano" non compete quindi alle autorità di controllo tedesche.
La sentenza è stata accolta con favore dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro: «Un passo in avanti per arrivare in sede Wto al Registro multinazionale obbligatorio, strumento di tutela delle denominazioni d'origine anche fuori dall'Unione Europea». Il ministro ha anche ricordato il primato nazionale sui prodotti a certificazione e come l'Italia sia la leader in Europa per numero e per valore. «Negli Stati Uniti», ha continuato De Castro, «le imitazioni della nostra Dop, Parmesan o Parmesito che siano, muovono 10,5 il giro d'affari del Parmigiano Reggiano, e in Paesi come la Germania e l'Australia si ha il record di falsi».
Soddisfazione per la decisione della Corte è stata espressa anche dal Consorzio per Prosciutto di Parma che tuttavia non ha nascosto qualche timore. « Ci preoccupa», sottolinea il presidente del Consorzio Stefano Tedeschi, «che la Corte abbia stabilito che allo Stato leso spetti l'onere di controllare il rispetto della Dop, non alle autorità del Paese membro nel quale avviene la violazione. In questo modo riteniamo che i Consorzi, senza il forte appoggio delle Istituzioni, faranno fatica a far valere autonomamente i propri diritti all'estero».
Unione Sarda, 27 Febbraio



