Si
discute sempre di più in merito alla pericolosità o innocuità delle nanoparticelle e delle nanotecnolgie in
generale. Greenplanet ha affrontato più volte l'argomento, in particolar modo
nell'ultimo mese; dagli approfondimenti è risultato quantomeno plausibile l'esistenza
di un rischio associato all'impiego incondizionato e con scarsa cognizione dei
reali effetti sulla salute umana delle nanoparticelle.Questa considerazione è frutto di ricerche svolte da diversi studiosi, anche se secondo l'opinione di alcune persone potrebbero essere etichettate come "inutili allarmismi dei soliti ambientalisti". In realtà il rischio è concreto e la preoccupazione diffusa.
Lo dimostra in maniera palese il recente intervento da parte dell'Unione Europea, che ha adottato il «Codice di condotta per una ricerca responsabile sulle nanoscienze e le nanotecnologie».
Questo codice di condotta volontario si compone di sette principi generali finalizzati a "promuovere lo sviluppo e l'uso sicuro delle nanotecnologie", ed è frutto di una consultazione pubblica sull'argomento promossa a partire dal mese di luglio del 2007. Il codice prevede le regole di riferimento volte a garantire una maggiore tutela della collettività. Ad esempio, le attività di ricerca dovranno essere comprensibili al pubblico e svolte nell'interesse del benessere degli individui e della società. Non solo, ma viene anche specificato che le ricerche non dovranno danneggiare o minacciare le persone, gli animali, le piante o l'ambiente sia nel presente che nel futuro: sarà quindi necessario garantirne la sicurezza a tutti i livelli, preoccupandosi non solo di ripercussioni attuali ma anche degli effetti a medio lungo termine della ricerca e dell'applicazione delle nanotecnologie.
Altro aspetto decisamente rilevante è rappresentato dalla responsabilità dei gruppi di ricerca, che dovranno svolgere la propria attività in maniera etica e contribuire allo sviluppo sostenibile, preoccupandosi quindi dell'impatto sociale, ambientale e sulla salute umana del loro lavoro; a tal fine sarà quindi necessario condurre le ricerche in maniera prudente, anticipando potenziali impatti negativi sull'ambiente, la salute o la sicurezza.
Questi principi, oltre ad ispirare il comportamento di imprese private ed enti di ricerca, rappresentano il punto di riferimento che gli stati membri sono invitati a seguire, avviando azioni concrete al fine di garantire lo sviluppo sicuro delle nanotecnologie.
L'intervento dell'Unione Europea non può che essere accolto positivamente, in quanto sancisce in un certo senso la necessità di regolamentare le nuove frontiere della ricerca, garantendo la massima tutela dell'ambiente e della salute umana con un approccio "proattivo", senza cioè aspettare la prova dell'eventuale pericolosità dei frutti di una ricerca non regolamentata, ma preoccupandosi a priori di possibili conseguenze in questo senso. Al contempo, rappresenta con ogni probabilità il germe di un intervento normativo in materia, ormai richiesto in misura crescente dalla collettività.
Dario Muzzarini



