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NANOTECNOLOGIE: INTERVENTO DELL’UNIONE EUROPEA |
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Thursday 14 February 2008 |
La Commissione Europea ha presentato il codice di condotta per la
ricerca e l'utilizzo delle nanotecnologie.
Si
discute sempre di più in merito alla pericolosità o innocuità delle nanoparticelle e delle nanotecnolgie in
generale. Greenplanet ha affrontato più volte l'argomento, in particolar modo
nell'ultimo mese; dagli approfondimenti è risultato quantomeno plausibile l'esistenza
di un rischio associato all'impiego incondizionato e con scarsa cognizione dei
reali effetti sulla salute umana delle nanoparticelle.
Questa
considerazione è frutto di ricerche svolte da diversi studiosi, anche se secondo l'opinione di alcune persone
potrebbero essere etichettate come "inutili allarmismi dei soliti ambientalisti".
In realtà il rischio è concreto e la preoccupazione diffusa.
Lo dimostra in
maniera palese il recente intervento da parte dell'Unione Europea, che ha adottato il «Codice di condotta per una ricerca
responsabile sulle nanoscienze e le nanotecnologie».
Questo codice di condotta volontario si compone di sette principi generali finalizzati a "promuovere lo sviluppo e l'uso
sicuro delle nanotecnologie", ed è frutto di una consultazione pubblica
sull'argomento promossa a partire dal mese di luglio del 2007. Il codice prevede le regole di riferimento volte a garantire
una maggiore tutela della collettività. Ad esempio, le attività di ricerca dovranno essere comprensibili al pubblico e svolte nell'interesse del benessere degli
individui e della società. Non solo, ma viene anche specificato che le ricerche
non dovranno danneggiare o minacciare le persone, gli animali, le piante o
l'ambiente sia nel presente che nel futuro: sarà quindi necessario garantirne
la sicurezza a tutti i livelli, preoccupandosi non solo di ripercussioni
attuali ma anche degli effetti a medio lungo termine della ricerca e
dell'applicazione delle nanotecnologie.
Altro
aspetto decisamente rilevante è rappresentato dalla responsabilità dei gruppi
di ricerca, che dovranno svolgere la propria attività in maniera etica
e contribuire allo sviluppo sostenibile, preoccupandosi quindi dell'impatto
sociale, ambientale e sulla salute umana del loro lavoro; a tal fine sarà
quindi necessario condurre le ricerche in maniera prudente, anticipando potenziali
impatti negativi sull'ambiente, la salute o la sicurezza.
Questi
principi, oltre ad ispirare il comportamento di imprese private ed enti di
ricerca, rappresentano il punto di riferimento che gli stati membri sono
invitati a seguire, avviando azioni concrete al fine di garantire lo sviluppo
sicuro delle nanotecnologie.
L'intervento
dell'Unione Europea non può che essere
accolto positivamente, in quanto sancisce in un certo senso la necessità
di regolamentare le nuove frontiere della ricerca, garantendo la massima tutela
dell'ambiente e della salute umana con un approccio "proattivo", senza cioè
aspettare la prova dell'eventuale pericolosità dei frutti di una ricerca non
regolamentata, ma preoccupandosi a priori di possibili conseguenze in questo
senso. Al contempo, rappresenta con ogni probabilità il germe di un intervento
normativo in materia, ormai richiesto in misura crescente dalla collettività.
Dario
Muzzarini
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