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Dec 02nd
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L’IMPORTANZA DI UNA ETICHETTA COMUNE

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Le informazioni che il consumatore può trovare sulle confezioni degli alimenti che compra sono utili per orientare l'acquisto. Ed è per questo che a volte sono volutamente confuse e fuorvianti.

flag_of_europe.jpg Nella giornata odierna la Commissione Europea ha affrontato il problema della mancanza di un metodo condiviso e riconosciuto per veicolare le informazioni  nutrizionali dei prodotti alimentari ed ha svelato che intende porvi rimedio. "Le etichette sul cibo hanno una grande influenza sulle scelte che il consumatore fa," ha dichiarato il Commissario europeo responsabile per la salute e la tutela dei consumatori, Markos Kyprianou. "Una quantità eccessiva di informazioni, magari confuse o fuorvianti possono essere più un ostacolo che un aiuto per i consumatori - spiega il commissario europeo - mentre la proposta che abbiamo oggi presentato punta a garantire quelle informazioni essenziali, chiare e leggibili necessarie ad agevolare i cittadini dell'Unione europea a compiere delle scelte alimentari equilibrate". Da oggi inizia un percorso che porterà alla definizione di un disciplinare condiviso dai paesi membri.

La definizione di un sistema unico per le etichette stampate sulle confezioni dei prodotti alimentari è un tema di grandissima attualità.

In Gran Bretagna, dove comunque non esiste un modello unico ma ben due, il tema è al centro di un dibattito serrato e l'intervento Ue accoglie le richieste del settore che evidentemente necessita dell'aiuto comunitario per dirimere e definire un problema interno ancora irrisolto.

In Germania la proposta dell'etichetta "No OGM", come abbiamo avuto modo di constatare, è servito anche per ingenerare una reazione che poi ha permesso di sdoganare l'ogm nel paese.

In Francia il settore alimentare e il governo sembrano voler proporre un'etichetta "eco generica" che però non è chiaro che tipo di prospettive possa realmente avere.

Chiudiamo questa nostra esplorazione parlando degli Stati Uniti. L'Organic Trade Association (OTA), l'associazione biologica unitaria denuncia l'inconsistenza della nuova etichetta che il dipartimento del Agricoltura (USDA) vuole introdurre. Si tratta di una certificazione volontaria, che riporta la scritta "cresciuto naturalmente" ( 'naturally raised'), ed è stata prontamente bocciata dall'associazione biologica.

"Questo nuovo standard proposto, se adottato, non potrà che ingenerare confusione nei consumatori," ha chiarito Caren Wilcox, direttore Ota. "I consumatori già non capiscono cosa voglia indicare la definizione ‘naturale' sulle confezioni dei prodotti. Il marchio che indica la certificazione biologica, garantisce sia come gli animali sono cresciuti sia come la carne è stata lavorata. Tutti gli alimenti derivati da animali biologici venduti in USA devono rispettare il disciplinare biologico del paese".


federico bertazzo