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LE API STANNO SCOMPARENDO |
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Tuesday 29 January 2008 |
E' una situazione drammatica provocata da molti fattori. Se ne
è parlato oggi a Roma.
In Italia lo scorso
anno sarebbero morte tra il 30 e il 50% delle popolazioni degli alveari, un
tasso simile a quanto registrato nel resto dell'Europa. Negli Usa la situazione
è ancora più drammatica, in alcuni territori dell'America gli alveari sono stati
devastati, con una mortalità del 60 70%.
L'allarme è stato lanciato dall' Agenzia per la protezione
dell'ambiente e per i servizi tecnici (Apat) nel corso del dibattito che si è
svolto oggi dal titolo:"Sindrome dello spopolamento degli alveari in Italia:
approccio multidisciplinare alla individuazione delle cause e delle strategie
di contenimento".
Si è parlato in particolare della situazione italiana, con
un confronto tra esperti e i rappresentanti delle associazioni di categoria.
Tra le cause, oltre alle virosi e alle parassitosi tipiche
delle api, come la varroa, alcuni studi hanno rilevato come possano incidere gli
impulsi elettromagnetici sempre più presenti e il forte impatto delle colture.
L'Apat inoltre lancia l'allarme sul ruolo del clima. Un andamento climatico irregolare "può
interrompere il flusso normale di nutrienti che sono necessari alle api per la
loro crescita e sviluppo, indebolendo le difese dell'alveare; occorre quindi essere
pronti ad intervenire con idonee integrazioni alimentari che sostituiscano il
nettare e il polline raccolti dalle api".
Per Coldiretti l'equilibrio naturale del pianeta non avrà
solo ripercussioni sulla salute ma soprattutto sull'alimentazione che dipende
per oltre un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro di insetti,
al quale proprio le api concorrono per l'80 per cento. Il problema è maggiormente
sentito nel Nord del Paese, dove si sono persi fino alla metà degli alveari;
danni pesanti anche al Centro, mentre le cose sembrano andare meglio nel
Mezzogiorno.
I dati dell'APAT evidenziano che nel 2007 la perdita in
Italia di 200mila alveari e la mancata impollinazione ha provocato un danno
economico stimato in 250 milioni di euro e quindi, spiega Coldiretti, prodotti
come mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie,
albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e,
colza che dipendono completamente o in parte dalle api per la produzione dei
frutti sono a rischio. Inoltre inciderà anche nella produzione di carne per l'azione
impollinatrice che le api svolgono nelle colture foraggere da seme come l'erba
medica ed il trifoglio, fondamentali per i prati destinati agli animali da
allevamento. Anche la grande maggioranza delle colture orticole da seme, come
l'aglio, la carota, i cavoli e la cipolla, si può riprodurre grazie alle api.
Per quanto riguarda la produzione di miele in Italia,
secondo le stime di Coldiretti, in Italia nel 2007 è stata attorno le 10mila
tonnellate, raggiunta grazie a circa un milione di alveari, gestiti dai 7.500
apicoltori "professionisti" e moltissimi hobbisti. Il fatturato stimato è stato
di circa 25 milioni di euro.
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