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Dec 02nd
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IL BIOLOGICO VALE. MA I CONSUMATORI LO SANNO?

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Molti elementi fanno pensare che questo sia il momento adatto per concentrare l'attenzione sul mercato italiano. Ma il biologico sa comunicare con il consumatore?

consumatore-consapevole.jpgLa settimana scorsa abbiamo iniziato a vedere come il settore delle certificazioni sia sano e rappresenti una garanzia per un mercato che esporta all'estero la metà della propria produzione.
Ma se si cominciasse a ragionare in termini di sviluppo interno, non sarebbe meglio?
Cioè se lo sforzo qualitativo di un settore d'eccellenza, come quello dell'agroalimentare biologico, ottenesse dei risultati nel nostro paese, sarebbe meglio per l'economia e anche per l'ambiente. Il costo del denaro e la sostenibilità ambientale da una parte, con minori trasporti ed imballaggi, e dall'altra la preoccupazione sempre più al centro dell'attenzione ( le reazioni esasperate al problema dei rifiuti in Campania, ne sono un esempio) nei confronti della contaminazione del cibo che mangiamo sono elementi che meriterebbero un'analisi più approfondita sull'opportunità che rappresentano.

Non dimentichiamoci inoltre le blande reazioni contrarie alla consultazione sugli ogm, che è stato uno di quei rari momenti in cui nessuna distinzione politico ideologica si è frapposta all'obiettivo da raggiungere, confermano come il consumatore medio italiano non ha alcuna posizione pregiudizievole nei confronti del cibo sano e indirettamente del biologico. Semmai ne teme il prezzo e non è troppo convinto dei suoi benefici. Per quanto riguarda il prezzo, sarebbe sufficiente che il consumatore medio sapesse quali sono i costi che una produzione biologica deve supportare in più di una convenzionale per iniziare a rivedere le proprie priorità in termini di gestione economica domestica. Se poi venisse anche a sapere che il cibo biologico fa bene alla salute e all'ambiente, aumenterebbero ancor di più le possibilità che la percezione cambiasse.
Nei giorni scorsi il governo tedesco ha fatto sapere che nei prossimi mesi i prodotti alimentari che non contengono ogm dovranno dotarsi di un'etichetta supplementare che informerà il consumatore anche di questa specificazione. La notizia si è sparsa a macchia d'olio ma non ha chiarito, per esempio, se è prevista una soglia di tolleranza per le cosiddette "contaminazioni accidentali". L'effetto della comunicazione è stato dirompente e vedrete che farà breccia nel pensiero dei consumatori.

L'associazione statunitense
che raccoglie le aziende legate al biologico, sempre la settimana scorsa, ha deciso di promuovere la notizia che "il cibo biologico non sarà mai clonato". La necessità di questa apparentemente inutile precisazione è dovuta al fatto che nei giorni precedenti era stato dato il via libera alla commercializzazione di carne e derivati provenienti da carne clonata. "La carne clonata è sicura" è il messaggio che il consumatore stava metabolizzando ma, grazie al comunicato dell'associazione biologica ( OTA), è diventato:"La carne clonata non sarà pericolosa, ma solo la carne biologica è sicura".
La percezione diffusa tra i consumatori italiani, prima degli ogm e dell'immondizia campana, nonostante l'andamento positivo del mercato, continuava a risentire degli echi del famoso reportage de l'Espresso. Questo è ridicolo. Per poter incidere realmente, il biologico dovrebbe raggiungere quote di mercato nazionale che vanno ben al di là dei numeri attuali. Dovrebbe cioè riuscire a convincere quei consumatori che non hanno mai preso in considerazione la possibilità di scegliere questa opzione. Per far questo è necessario investire in banale attività di marketing su banali mezzi di comunicazione, ripetendo banali meccanismi e superare la mancanza di familiarità con i consumatori. E' necessario avere maggior intimità con alcuni strumenti di comunicazione e questo non significa assolutamente abbandonare una concezione genuina ( e naturale) del biologico, ma capire che le nuove sfide richiedono capacità adeguate.

Il settore è pronto per accogliere nuove fette di mercato, forse un po' meno lo sono i suoi rappresentanti istituzionali, cioè quelle persone che dovrebbero spendersi un po' di più in termini di visibilità e percezione, appunto, del prodotto. Il lavoro svolto finora per consolidare il sistema è dotarlo di una normativa adeguata è stato fatto nella maniera giusta ma ora è arrivato il momento di uscire dall'autoreferenzialità. Si tratta di un passaggio nuovo ma urgente, perché al giorno d'oggi anche solo il trasporto dei prodotti ha la sua gravità; esportare delle merci quando queste potrebbero essere diffuse nel territorio nazionale non è scontato sia un vantaggio e potrebbe sollevare problemi di natura etica.  

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