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TERRA MADRE PER LE COMUNITÀ AGRICOLE KENIOTE |
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Wednesday 16 January 2008 |
«In
questo momento i rifugiati del mio Paese necessitano di beni di prima necessità
come cibo, acqua, medicine e vestiti", con queste parole il keniota John
Kariuki, neo vicepresidente di Slow Food, descrive la situazione attuale in
Kenya.
"Inoltre
le scuole stanno per riaprire e i ragazzi hanno bisogno del materiale didattico
che hanno perduto durante i disordini. In un secondo momento le vittime dei
saccheggi dovranno tornare alle loro case e alle loro proprietà. Soltanto dopo
potremo dire che la nazione è tornata alla normalità» così il neo
vicepresidente/studente di Slow Food, eletto in novembre in occasione del
Congresso Internazionale dell'associazione. John Kariuki, studente dell'Università
di Scienze Gastronomiche a Pollenzo - Bra grazie a una borsa di studio,
continua: «I media occidentali mostrano l'intero Paese in fiamme.
Fortunatamente gli incidenti si sono verificati solo in alcune regioni e la
situazione si sta lentamente stabilizzando. Nondimeno i rifugiati hanno bisogno
di aiuti urgenti e Slow Food Kenya, grazie alla rete di Terra Madre, si sta
organizzando per portare assistenza».
Le comunità di Terra Madre, appartenenti a Slow Food e residenti nelle zone del
paese non colpite dai disordini, si stanno muovendo per assistere circa 1000
famiglie di rifugiati tra cui altre comunità di Terra Madre.
Gli aiuti consistono in beni di prima
necessità come cibo, vestiti, medicine e in materiale didattico per le scuole
locali. L'attuale situazione è di estrema emergenza poiché i
saccheggiatori hanno incendiato i campi pronti per il raccolto e dato alle
fiamme i granai. Molti contadini e allevatori sono stati costretti a lasciare
le loro proprietà, hanno perso le loro case e si sono dovuti rifugiare presso
istituti religiosi, scuole o addirittura riparare nei Paesi vicini come
l'Uganda.
Saccheggi, incendi e devastazioni interessano le regioni di Rift Valley, Coast
Province, Nyanza Province, Western Province, North Eastern Province and
Nairobi, dove hanno causato 500 morti e 100 000 profughi. In questi territori
risiedono diverse comunità del cibo di Terra Madre, come i coltivatori di
ortica della Rift Valley, i coltivatori di patate e piselli del Nakuru, i produttori
di derivati animali tradizionali della Rift Valley, i produttori e custodi di
sementi di Molo e Makueni, i raccoglitori di erbe e frutti della foresta della
Rift Valley.
La crisi politica in Kenya (il presidente uscente Emilio Mwai Kibaki è
accusato di aver vinto le elezioni con brogli) si è presto trasformata in una
vera e propria emergenza umanitaria. Un duro colpo per l'economia e la
sicurezza alimentare di queste regioni che fino a oggi erano considerate il
˝granaio˝ del Kenya. Le 29 comunità che nell'ottobre 2006 a Torino erano
presenti al meeting di Terra Madre in rappresentanza del Kenya sono un esempio
di agricoltura sostenibile su piccola scala, atta a promuovere i prodotti
tradizionali e l'economia locale. L'augurio è che al più presto possano tutte
tornare alle loro case e ricominciare le loro attività.
Da Slowfood
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