Approfittando della pausa natalizia
Greenplanet si è rinnovata sostituendo i propri server, questo
significa essenzialmente che il lunedì, ovvero il giorno di
invio della nostra newsletter, e nei momenti di maggior traffico di
bit, il sistema non rallenterà più o si bloccherà,
consentendo così una consultazione agevole e priva d'intoppi
del nostro sito. La sostituzione di questi strumenti rientra in un
piano di rinnovamento di Greenplanet che si compirà nel corso
di quest'anno; l'obiettivo è garantire un servizio di
informazione e comunicazione efficace e completo, finalizzato a
rendere sempre più diffuse buone pratiche di comportamento e
circostanziare notizie ed avvenimenti che con queste non hanno nulla
a che fare. La sfida di Greenplanet rappresenta, per certi versi, una
scelta obbligata. L'anno appena concluso ha svelato più di
una volta - come se poi ce ne fosse stato ancora bisogno - come
l'impatto dell'uomo sul pianeta ormai abbia innescato un processo
che difficilmente riusciremo a fermare. Ed è per questo che è
sempre più urgente l'esigenza di diffondere un modello
culturale sostenibile, soprattutto consapevole. La battaglia dei
rifiuti a Napoli, che non è più una notizia, tanto
ormai ci appare normale, racchiude il senso di questa mancanza di
consapevolezza; senza perderci nella ricostruzione delle ragioni,
pensiamo alla quantità di diossina liberata da quei sacchetti
che vengono bruciati a sfregio in un meccanismo autolesionista che ha
dell'incredibile. La diossina contaminerà le produzioni
agricole campane per molti anni futuri. Ed è proprio questa
incapacità di liberarsi dal presente, come se il futuro non
dovesse mai arrivare è probabilmente uno degli aspetti su cui
vorremmo dirigere la vostra attenzione. Perché coinvolge
direttamente i nostri consumi energetici che non potranno continuare
nella direzione attuale se non accogliendo scelte scellerate che
stringeranno ancor di più la nostra prospettiva futura. Perché
coinvolge la produzione del cibo che mangiamo, e il futuro del cibo
che mangeremo. Perché esprime un modello culturale ed un modo
di vivere non più adatti ma che ci hanno talmente assuefatti
da non riuscire ad abbandonare.
Per quanto riguarda i consumi è chiaro a tutti che le risorse in campo oggi, oltre a non essere più sufficienti per soddisfare le esigenze contingenti, hanno troppe controindicazioni senza dimenticare che hanno avvelenato il pianeta. Come soluzione la vecchia società dei consumi ha già messo in agenda per il nostro futuro tante centrali nucleari, nonostante non sia ancora riuscita a fornire delle spiegazioni sul destino che faranno le scorie radioattive. Ma questo non è un problema che preoccupa tutti, dal momento che i consumi e l'industria e indirettamente le bollette che andremo a a pagare sono gli unici pensieri verso cui è rivolta l'attenzione. Le fonti rinnovabili stanno sì sviluppandosi, ma i tempi e le porzioni di sostegno che si prevede garantiranno, non eccitano così tanto l'appetito degli investitori. I biocarburanti che per un certo periodo hanno solleticato gli animi belli, non sono così risolutivi ed anzi hanno avviato una trasformazione, a causa della conversione massiccia di appezzamenti agricoli soprattutto nei paesi del terzo mondo, degli stili di vita, alimentari ed economie locali che non lascia intravedere una prospettiva positiva.
Ma tutto questo cosa c'entra con il mercato del biologico? L'attenzione verso ciò che mangiamo esprime una sensibilità verso l'ambiente e verso il futuro che volevamo qui ricordare. I risultati del mercato sono incoraggianti e la prospettiva è molto buona. Anche in Italia il trend è positivo e le ultime indagini Istat sul calo di utilizzo di prodotti di sintesi nell'agricoltura è un risultato assolutamente incoraggiante. Le buone pratiche devono diffondersi, il sistema del biologico deve fungere da volano e non limitarsi a godere dei risultati economici che finalmente ha iniziato a portare. Lo sforzo deve rivolgersi verso l'intero comparto agricolo e non limitarsi a consolidare il settore, una strada praticabile è quella di fare sistema e convincere che l'unico futuro possibile non può che essere sostenibile e da qui deve partire la sfida per convincere gli altri ambiti economici.
I segnali che arrivano dalla Gran Bretagna sull'andamento dei prezzi della carne bovina bio offrono l'opportunità di prefigurare una situazione che potrebbe accadere anche qui ma devono essere analizzati nel modo corretto. Il basso prezzo pagato agli allevatori non garantisce una risposta sufficiente a soddisfare le richieste del mercato e tantomeno favorisce investimenti e ipotesi di sviluppo. Questo nonostante il prezzo pagato nei negozi non sia mai nella media basso. L'esempio della carne bovina è emblematico, perchè l'andamento del mercato è simile per altri prodotti biologici. La Soil Association certamente prevede un sostegno pubblico ma soprattutto chiede ai negozianti di pagare maggiormente i produttori. Questa situazione mette in luce le potenzialità di un mercato che può essere messo in crisi da una cattiva gestione della filiera nella fase di vendita al dettaglio. Il rischio di limitare lo sviluppo, favorendo una ristretta cerchia di consumatori in base a criteri puramente economici, non è la strada che garantirà una prospettiva futura. Il futuro come sempre arriva dagli Stati Uniti dove è stato concesso il via libera alla commercializzazione di carne e derivati da animali clonati. È una pessima notizia che deve far gridare allo scandalo ma che non deve preoccupare il consumatore che ha la possibilità di acquistare prodotti sani e nutrienti. Non per niente alcune importanti aziende del settore del latte e dei suoi derivati hanno già fatto sapere che non utilizzeranno questi animali per i propri prodotti. E' una questione di mercato.
Redazione



