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FEDERBIO REPLICA ALLA FAO |
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Sunday 16 December 2007 |
Carnemolla
(FederBio) "La FAO dica parole chiare sul ruolo dell'agricoltura
biologica per lo sviluppo sostenibile e la fame nel mondo"
"Le
recenti dichiarazioni del Direttore Generale della FAO sulla
necessità dell'impiego della chimica di sintesi e sulle
difficoltà di applicazione dell'agricoltura biologica nei
Paesi in via di sviluppo ci lasciano perplessi e meritano un
chiarimento" ha dichiarato il Presidente di FederBio,
l'organizzazione unitaria dell'agricoltura biologica e
biodinamica italiane, commentando le affermazioni del Direttore
Generale della FAO Jacques Diouf secondo il quale, per sfamare il
pianeta, non si può fare a meno dell'utilizzo degli input
chimici, ed in particolare dei fertilizzanti di sintesi. "Eppure
l'agricoltura biologica, proprio nei Paesi in via di sviluppo, è
risultata essere molto produttiva, soprattutto nelle aree in cui vi è
scarsità di risorse, esistono piccole unità familiari e
la terra è gestita in modo tradizionale. E' provato - ha
proseguito Carnemolla- che non solo il biologico richieda costi più
bassi - per il non utilizzo di fertilizzanti chimici e pesticidi o
per il non necessario acquisto delle sementi - ma che può
portare ad avere, specie nel lungo periodo, rese uguali o addirittura
superiori all'agricoltura convenzionale, contribuendo in maniera
fondamentale a ripristinare la sostanza organica nel terreno e,
quindi, a difendere i suoli dalla siccità e dalla
desertificazione, effetti tipici di un'agricoltura basata
sull'impiego di fertilizzanti chimici di sintesi" .
Sempre
secondo il Presidente di FederBio "Esistono esempi numerosi, citati
anche in recenti studi del prestigioso Worldwatch
Institute, dell'Università
di Cardiff, o dell'IFAD (International
Found for Agricolture Development),
che indicano come le coltivazioni con il metodo biologico
contribuiscano realmente a migliorare la qualità di vita degli
agricoltori nel Terzo Mondo, conservando le loro risorse, aumentando
la loro produzione, rendendoli autosufficienti e non costretti a
pagare per l'acquisto degli input chimici e delle sementi. Non è
poi vero, come sostiene il Direttore della FAO, che praticare il
metodo biologico richieda grandi investimenti e particolari capacità
imprenditoriali: le tecniche dell'agricoltura biologica si rifanno
per lo più alle tecniche tradizionali, dunque semplici e ben
conosciute, e coltivare in sintonia con l'ambiente vuol dire anche
tener conto delle strutture sociali e culturali locali, utilizzando
al meglio le risorse presenti e la biodiversità".
Paolo
Carnemolla ha concluso indicando che "in uno studio realizzato
dall'Università del Michigan si è convertito il
valore della produzione agricola ottenuto dall'agricoltura
tradizionale con quello che si otterrebbe se fosse praticata
l'agricoltura biologica: ne è risultato che, a parità
di produzione, si otterrebbe comunque di coprire un fabbisogno
calorico pro capite giornaliero compreso tra le 2.640 e le 4.380
kcal, più che sufficiente, a far fronte al problema della
fame. Rimane tuttavia il fatto che per nutrire una popolazione in
costante crescita è necessaria una equa distribuzione delle
risorse, cosa che oggi non accade, e bisogna tutelare la fertilità
a lungo termine dei terreni e la biodiversità: aspetti che non
vengono certo salvaguardati attraverso l'agricoltura chimica e
industriale".
Federbio.
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