Le sigle sono riunite nell'International Policy Network, una ong britannica ( il cui obiettivo, si legge, è "l'incoraggiamento di una migliore
comprensione del ruolo delle istituzioni", ovvero soluzioni di mercato) schierata
in controtendenza sui problemi climatici, che insiste nel ribadire che una
eventuale riduzione delle emissioni nei prossimi vent'anni non è una soluzione
praticabile.In una ricerca che verrà presentata oggi, sottoscritta da 41 associazioni sociali, ribadisce che mentre il cambiamento del clima è un dato di fatto, "il dibattito è invece distorto dagli allarmisti che pretendono un intervento drastico ed urgente per evitare che la catastrofe climatica decimi l'umanità."
L'IPN è anche contraria ad un nuovo trattato sulle emissioni e cita ad esempio il Protocollo di Kyoto "che non ha inciso affatto sulle emissioni dei gas serra ma è costato miliardi di dollari." Una soluzione, suggerisce, potrebbe essere piuttosto la rimozione di sussidi, tasse e legacci normativi che impediscono lo sviluppo di nuove tecnologie e crescita economica.
Cindy Baxter, portavoce di Greenpeace, ha spiegato che tra le associazioni che sostengono IPN ci sono le grosse compagnie e multinazionali, come l'azienda petrolifera EXXON.
Tra le spiegazioni negazioniste che IPN propone per giustificare i disastri ambientali registrati anche dall'IPCC dell'ONU ( risultati accettati ufficialmente dai governi di tutto il mondo), il fatto che è più facile testimoniare o rimanere vittima di qualche catastrofe naturale dal momento che la popolazione mondiale è così aumentata. Inoltre, perseguire la riduzione delle emissioni, secondo IPN, sarebbe grave perché limiterebbe la crescita economica e sarebbe come un furto per le persone dei paesi più poveri che verrebbero privati della possibilità di cambiare stile di vita.



