Nel
numero di Dicembre della rivista Biolcalenda si parla di: Fine
dell'anno, Conoscere l'iridologia, Pistacchio, Acido folico,
Melatonina, Libertà di scelta terapeutica, Bioarchitettura ...
SOMMARIO
DI DICEMBRE
3
L'editoriale
di
Filippo Zaccaria
6
Attività
culturali Biolca
9
Simboli
e simbologia di
Silvano Parisen
Alimentazione
10
Non
solo cibo di
Filippo Zaccaria
11
In
armonia con la natura di
Carmen Bellin
Prendersi
cura
15
Curarsi
con il cibo di
Paolo Pigozzi
16
Iridologia
di
Elisabetta Conti
19
Medicina
naturale di
Giovanni Angilè
20
Integratori
di
Mauro Hartsarich
21
Grafologia
di
Mariuccia Rigon
23
La
libertà di scelta terapeutica di
Paolo Girotto
25
Calendario
avvenimenti di
Sabrina Schiavo
Agricoltura
biologica
29
AIAB
Veneto Comunicazioni di
Luca Michieletto
31
AVEPROBI
di
Guido Finora
34
Bioarchitettura
di
Giancarlo Chinello
Agricoltura
biodinamica
37
Calendario
delle semine e delle lavorazioni
38
Schede
tecniche di biodinamica di
Fabio Fioravanti
39
Le
piante del bosco di
Antonio Todaro
42
Agricoltura
Omeodinamica di
Michele Mattarello
44
Il
paesaggio come educatore
45
Detersivi
ecologici
48
Recensioni
49
Riflessi
& Pensieri di pace di
Umberto Bassan & Paolo Maurizio
50
Fiere
e mercatini Bio
In
copertina: Campo innevato - foto di Renzo Formaggio
L'ARTICOLO
DEL MESE
PERCEPIRE L'ARCHITETTURA
Cominciamo
da questo mese una ricerca sulla nostra percezione, come noi
percepiamo l'architettura naturalmente, cominciando dai nostri
sensi, come essi reagiscono all'incontro con l'architettura.
Udito,
odorato, gusto, tatto, vista sono quelli tradizionali, ma c'è
anche il sesto senso, il buon senso, il senso del tempo, del ritmo,
della misura, di orientamento, della salute... E c'entrano tutti
con l'architettura: sono loro che determinano il piacere di
guardarla, toccarla, ascoltarla, percorrerla, viverci.
L'assenza
di uno solo esclude la pienezza delle sensazioni, può
pregiudicare un'immagine o negare un ricordo. Quando, per esempio,
si torna sui luoghi dell'infanzia e non si ritrovano più gli
odori, i sapori o le esperienze tattili che ricordiamo, gli stessi
luoghi sembrano perdere di valore e l'intensità che avevano
si dissolve in una improvvisa insignificanza. Così è
per l'architettura e, più in generale, l'arte, ma ciò
non è stato sempre riconosciuto. All'inizio dell'Ottocento,
Friedrich Hegel, pur concedendo che l'arte è anche «arte
per i sensi», indica la vista e l'udito come unici veicoli di
piacere estetico, i soli che non alterano e non consumano il loro
oggetto: «L'orecchio riceve anche in modo ideale, proprio
come l'occhio [riceve] forma e colore, e quindi permette a ciò
che è ideale o non esteriore nell'oggetto d suscitare ciò
che è spirituale o non corporeo». Fu circa un secolo
dopo, con l'approfondimento delle teorie sull'empatia e gli studi
psicologici, che si riconosce uno stretto rapporto tra manufatti
(oggetti) ed emozioni personali (reazioni corporee) e si arriva a
individuare in ogni edificio tre aspetti salienti: «la
grandezza che esso realmente ha, la grandezza che sembra avere, e il
sentimento di grandezza che esso dà; le due ultime sono state
spesso confuse, ma è soltanto il sentimento di grandezza che
ha valore estetico» (G.Scott). Per la prima volta si afferma
che il criterio visivo non definisce da solo un criterio di bellezza,
ma è l'insieme delle sensazioni - il sistema
percettivo-sensoriale nel suo complesso - che discrimina e comunica
all'uomo tutte le informazioni necessarie. È un concetto
difficile che soltanto molti anni dopo troverà una spiegazione
meno astratta: «La nostra sensazione riunisce le nostre
esperienze sensoriali in un unico mondo, non come la scienza collega
oggetti e fenomeni, ma nello stesso modo in cui la visione bioculare
coglie un solo effetto» (M.Merleau Ponty).
Vediamo
quali sono i principali e in quale modo si manifestano.
L'udito
è sollecitato in ogni ambiente: il risuonare dei passi per le
strade o sulle scale di casa, lo sfrecciare dei veicoli, il battere
delle campane, il mormorio in un ufficio, lo scrosciare dell'acqua
in una fontana o di un torrente, lo sbattere di una persiana, una
musica in lontananza... A Ferragosto, quando le strade si svuotano,
la città sembra diversa proprio perché è
silenziosa, le manca la voce della gente e il rumore delle
automobili; la solitudine si fa più opprimente. Al contrario,
il silenzio che avvolge i giardini orientali è volutamente
cercato, così come lo è l'incessante rumore
dell'acqua che è diventata parte integrante della struttura
della Casa sulla cascata di Frank Lloyd Wright.
Il
senso dell'udito partecipa anche alla riuscita di diversi edifici
pubblici: rimbombi o tempi di risonanza prolungati sono inconcepibili
nei luoghi per lo spettacolo o nelle aule scolastiche, mentre
un'accentuazione della sonorità in una chiesa può
aumentare la sua connotazione sacra. Si racconta che nella
ricostruzione della cattedrale di Coventry, Basil Spence prendendo a
modello la risonanza del duomo di Durnham, sperimentò
centinaia di tipi di stucchi e intonaci per trovare quel materiale
che possedeva tutte le qualità acustiche desiderate. Ma rumori
eccessivi e insopportabili possono concorrere all'inquinamento
delle nostre città, dove l'assordante e continuo passaggio
di ferrovie, aerei o camion provoca forti disagi e contribuisce al
degrado di vaste aree.
L'odorato
- o olfatto - ci rimanda al profumo dei fiori, all'odore del legno
o del mare, agli effluvi delle cucine, all'umidità delle
cantine, all'incenso delle chiese, alla polvere, all'erba appena
tagliata, ma anche alle immondizie, ai fumi delle fabbriche, ai gas
nocivi, alle esalazioni rilasciate da molti materiali chimici.
Profumi, odori, puzze che possono caratterizzare un edificio: «Quando
uno studente mi illustra, poniamo il caso, i tipi dell'architettura
greca, - racconta Joseph Rykwert - dopo un po' gli chiedo che cosa
facevano i greci nell'edificio che sta descrivendo. Che cosa
succedeva, tanto per dire, sull'altare? C'erano mucche, tori, si
sacrificava macellando gli animali. Quindi c'era sangue e puzza...
Non si pensa mai a queste cose, all'odore di un edificio... Invece
questa è una parte importante della conoscenza che si può
avere di un edificio». Un senso che oggi si è largamente
impoverito: condizionamenti culturali e, quindi, nuovi modi di vivere
hanno voluto e prodotto la pressoché totale eliminazione degli
odori nelle nostre città; raramente - e solo in luoghi
particolari - si incontrano ancora, come l'odore pungente delle
spezie nei bazar orientali che si espande all'esterno per molti
metri, diventando punto di riferimento e di orientamento nello spazio
e lasciandoci impressioni indelebili nella memoria. Ma lo percepiamo
come indistinto, somma compatta di diverse fragranze, totalmente
incapaci di discernerle e, di conseguenza, di classificarle, come
fanno pochi specialisti, in profumo forte, intenso o debole, leggero;
caldo o freddo; morbido, vellutato o duro, ruvido; pieno o vuoto;
diffusivo o piatto; vivace o spento; omogeneo, rotondo o slegato,
disomogeneo.
Il
gusto
è il senso meno considerato, perché difficilmente
indirizzabile a esperienze dirette e concrete, ma è pur vero
che ogni paese fonda gran parte delle sue tradizioni sulle materie di
cui si nutre e il corpo acquista, anche attraverso l'assaporare, la
capacità di distinguere e di ricercare. È stato
dimostrato che la diffusione di aria malsana e l'utilizzo di
particolari materiali da costruzione provocano allergie e alterazioni
nel gusto. Inoltre, il grado di piacere per la "tavola" - dalla
cura dell'orto alla preparazione e alla degustazione dei cibi -
conforma gli stessi spazi abitativi.
Il
tatto
dà luogo a sensazioni uniche e personali, soprattutto se se ne
estende la considerazione a tutto il corpo e non alle sole mani. Si
può camminare su un suolo duro o morbido, piano o inclinato,
liscio o ruvido; si può toccare una superficie e capirne la
forma e la tessitura, indovinarne la qualità, sentirla fredda
o calda, asciutta o bagnata; si può valutare il peso o il
grado di attrazione di un oggetto; si può scegliere dove
appoggiarsi o sedersi, se su una panchina, un gradino o sulla
zoccolatura di un edificio. A seconda delle sensazioni percepite
dalla nostra pelle suscitate dalla temperatura e dalla qualità
dell'aria che ci circonda, un posto può essere rinfrescante
o soffocante e può diventare anche un mezzo di orientamento,
perché, per esempio, il calore radiante di un muro può
fare da guida a un cieco. Aristotele considerava il tatto
indispensabile: «Tutti gli altri sensi, odorato, vista, udito,
agiscono per mediazione, ma dove c'è contatto immediato
l'animale che non avesse sensazioni non potrebbe evitare alcune
cose e prenderne delle altre, quindi non potrebbe sopravvivere...
Senza il tatto è impossibile avere alcun altro senso».
Nel Medioevo, gli artigiani del legno lisciavano le loro opere in
funzione del valore loro attribuito. Mediante il tatto (o senso
haptic,
come l'ha definito J.J.Gibson), noi sentiamo ciò che avviene
fuori e dentro il nostro corpo, siamo coinvolti emozionalmente molto
di più che con la sola vista: scalare una montagna è
"diverso" che guardarla, così addentrarsi in un bosco o
affondare le mani nell'acqua di un torrente. È l'unico
senso che unisce contemporaneamente l'azione con la sensazione
(reazione), perché si può sentire un suono distante
senza sapere da dove viene o cosa lo produca, ma si può
toccare soltanto un oggetto reale. Ma lo scultore Alik Cavaliere
avverte: «Il tatto, come ogni altro senso, può servire
solo se viene immagazzinato per essere tradotto attraverso la mente
in altro», cioè la manipolazione da sola non può
arricchirci di nuove esperienze se non è accompagnata
dall'elaborazione mentale.
Il
senso della vista,
esaltato da Platone, è certamente il più evocato e
sollecitato, ma anche quello più dispersivo e, talvolta,
sviante. È nota la differenza tra campo visivo (ciò che
viene registrato dalla retina) e mondo visivo (le stesse immagini
elaborate dal cervello). Occhi e cervello insieme valutano,
ricercano, scelgono, combinano e sintetizzano tutti gli elementi di
un edificio e del suo intorno; il loro giudizio quasi mai è
oggettivo. Per lo più si vede ciò che ci si aspetta di
trovare, ciò che l'esperienza e la memoria ci suggeriscono
confrontando, anche contro il nostro volere cosciente, quello che
vediamo con quello che abbiamo precedentemente interiorizzato. Basti
pensare alle impressioni che un edificio dà rispetto al suolo
su cui sorge: di affondare, scaturire, posarsi, elevarsi, librarsi.
La vista ci consente di cogliere i mutamenti di forme e di materiali
che non sono mai uguali nel tempo, ma cambiano al variare dell'ora
del giorno, delle stagioni, delle condizioni atmosferiche e
geografiche, della loro composizione.
Giancarlo Chinello - Biolcalenda Dicembre 07
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