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CICLISMO: IN FUGA DEUTSCHE TELEKOM, GLI ALTRI SPONSOR INSEGUONO

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Dopo la rinuncia del colosso delle comunicazioni tedesco, anche altri importanti sponsor ritirano i propri marchi dalle casacche del ciclismo dopato.

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Ne avevamo scritto all'inizio dello scorso agosto (vedi articolo), in seguito agli scandali che hanno tormentato il magico mondo del ciclismo per tutta l'estate. In quel contesto era sorta una semplice ma profetica riflessione: se l'investimento di uno sponsor nel ciclismo aveva in origine lo scopo di promuovere il proprio marchio a livello mondiale, gli scandali del Doping avrebbero potuto avere un imprevisto effetto boomerang, danneggiando la reputazione degli sponsor medesimi. In questo senso si sottolineava l'importanza di una presa di posizione importante da parte degli sponsor principali del mondo del ciclismo, che avevano tutto l'interesse nel mantenere il loro investimento "pulito". Se il denaro, insomma, poteva essere interpretato come la rovina di uno degli sport più seguiti al mondo, al contempo avrebbe potuto diventare la leva con cui ripulire, in qualche maniera, un ambiente sempre più corrotto e malato, diffondendo una sorta di responsabilità sociale all'interno del mondo sportivo.

Probabilmente qualche sforzo c'è stato: Deutsche Telekom aveva istitutio un programma antidoping da 1 milione di euro per la propria squadra. Tuttavia, evidentemente ciò non è stato sufficiente.
Così vediamo una delle squadre protagoniste degli ultimi anni vedere perdere il proprio sponsor principale abbandonare la nave. Deutsche telekom, infatti, ha annunciato ieri la fine del sodalizio con la società che nelle ultime stagioni ha assunto la denominazione di T-Mobile. Sulla sua scia, anche Adidas, l'Audi e Giant, fornitore ufficiale delle biciclette della squadra.

Questo aspetto ha una importanza poliedrica. In primo luogo, conferma l'impressione dell'impatto negativo del doping sui marchi che sponsorizzano le squadre di ciclismo. Ciò che forse prima era la molla che ha spinto il ciclismo ad alti livelli (il denaro), ora si trasforma da carnefice a vittima, scappando a gambe levate da una propria aberrante creatura. L'irresponsabilità sociale, in questo caso, di direttori sportivi piuttosto che di alcuni sponsor o forse di chi non sapremo mai, si scontra con il bisogno di apparire sul mercato come eticamente corretti, socialmente responsabili e con una reputazione candida.
In secondo luogo, viene da pensare che per abbandonare l'ambiente un colosso come Telekom abbia compreso che, nell'ambiente, non tutte le controparti sarebbero state disposte a cambiare "metodi", per cui competere in modo pulito avrebbe significato non vincere, per cui investire in sponsorizzazioni non avrebbe ottenuto il ritorno di immagine sperato.

Meditiamo anche sul fatto che, molti appassionati come il sottoscritto, hanno smesso da tempo di seguire eventi sportivi come Giro d'Italia o Tour de France, proprio perché sentitisi continuamente beffati nel tifare nella fuga di un ciclista scoperto dopato il giorno successivo.
Meditiamo infine su una probabile decisione di queste ore: in Germania l'anno prossimo probabilmente non sarà nemmeno trasmesso il giro di Germania, ma solo il Tour de France , sempre che ci sia ancora qualche squadra in grado di pagare i propri corridori...

Dario Muzzarini

 

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