A rilevarlo, in uno studio realizzato per
Labitalia, è il Censis. I lavoratori del comparto sono cresciuti del
64,9%, ma cala il numero di imprese del settore. Marrazzo: ''Nella
Regione l'agricoltura è tornata ad essere centrale''
Roma, 24 nov. - (Adnkronos/Labitalia) - Una crescita senza precedenti, nel Lazio, quella che ha segnato nel 2006 l'occupazione del settore agricolo. I lavoratori agricoli, infatti, rispetto all'anno precedente, sono cresciuti del 64,9%.
Un valore decisamente anomalo rispetto alle dinamiche che hanno
caratterizzato il settore nel resto d'Italia (a livello nazionale si è
registrata una crescita del comparto del 3,6%) e nelle regioni del
Centro, pure interessate da significativi processi di crescita
(+12,2%). E anche rispetto all'andamento dell'occupazione registrato,
nel Lazio, negli altri settori: +4,9% per l'industria e -0,2% nei
servizi (l'incremento medio nella regione tra il 2005 e il 2006 e'
stato dell'1,8%).
A rilevarlo, in uno studio realizzato per LABITALIA, è il Censis, avvertendo che ''al positivo andamento occupazionale, tuttavia, non corrispondono performance particolarmente esaltanti sul versante delle dinamiche di impresa''.
Infatti, il volume complessivo delle imprese attive nel comparto agricolo ha registrato, tra il 2005 e il 2006, una contrazione dell'1,6%,
in linea con l'andamento più generale del sistema Paese (-1,8%). Una
tendenza, questa, che ha interessato soprattutto le attività agricole
in senso stretto, che costituiscono la maggioranza del settore, ma che
al tempo stesso non si riscontra per la silvicoltura e la pesca, che
hanno invece registrato un incremento rispettivamente del 2,6% e del
7,6%.
Dunque, osserva lo studio, ''proprio l'analisi congiunta delle
diverse dinamiche interne al comparto, che da una parte registra un
consistente rafforzamento dal punto di vista occupazionale e dall'altra
una contrazione della numerosita' delle attività, suggerisce l'esistenza in atto di un processo di riorganizzazione del settore, di cui tuttavia, pur intuibile la direzione, non sono ancora visibili gli effetti''.
Nonostante il vero e proprio boom registrato nel 2006, nel Lazio la
quota di occupati in agricoltura rispetto al totale è ancora molto
contenuta rispetto alle altre regioni italiane. Al 2006, infatti, risulta occupato in agricoltura il 2,5% dei lavoratori laziali (4,3% la media italiana), contro il 19,3% dell'industria e ben il 78,2% dei servizi.
Tra le province laziali, è Roma a far registrare la dinamica più significativa, vedendo più che raddoppiata la presenza di lavoratori agricoli (+110,5%).
E questo pur presentando, assieme a Frosinone, il più basso livello di
occupazione in agricoltura (solo l'1,9% del totale degli occupati nella
provincia), ma al tempo stesso la più alta concentrazione (su 100
lavoratori agricoli laziali, il 58,1% risiede nella provincia).
Molto alto è risultato il tasso di crescita anche a Latina (+53,7%), che può essere a ragione considerata la prima provincia per vocazione agricola,
essendo la quota di occupati nel settore pari al 6,7% del totale
dell'occupazione provinciale e assorbendo il 25,9% dei lavoratori
agricoli laziali.
Più contenuto è, invece, l'andamento nei territori di Viterbo (+3,6%) e di Frosinone (+7,9%),
due province in cui si concentra, rispettivamente, il 6,7% e il 5,8%
dei lavoratori agricoli della regione e dove l'incidenza degli occupati
nel settore è pari al 3,3% e all'1,8% del totale provinciale.
Rieti, invece, è l'unica provincia laziale a segnare nel 2006 un calo dell'occupazione agricola, pari al 20% in meno,
in un territorio dove gli agricoli rappresentano il 3,1% del totale dei
lavoratori e il 3,5% degli occupati laziali del settore. Per il Censis,
è funque ''possibile che anche l'impresa agricola laziale'' stia ''via
via indirizzandosi verso forme e modalità gestionali più evolute''.
''L'agricoltura è tornata a rappresentare una priorità dell'azione regionale. Quasi il 65% di aumento degli occupati nel 2006 è un dato straordinario
e testimonia la validità delle scelte a sostegno di un comparto che,
per un territorio come il nostro, deve essere considerato strategico''.
E' quanto afferma a LABITALIA il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo, commentando i dati dello studio. ''La nostra agricoltura è ricca di eccellenze - sottolinea - e noi abbiamo lavorato per valorizzarle, per renderle parte di un sistema integrato di produzione e offerta. Abbiamo approvato il nuovo Programma di sviluppo rurale 2007-2013 che metterà in moto, tra finanziamenti pubblici, privati e indotto, 1 miliardo e mezzo di investimenti su tutto il territorio regionale,
scommettendo sulle politiche di filiera, sullo sviluppo delle
agroenergie, sulla tutela e la commercializzazione dei prodotti
tipici''.
''Una regione - prosegue il presidente della Regione Lazio - che ha fatto seguire i fatti alle parole approvando nel 2006 una legge sui distretti rurali e agroalimentari di qualità, che ha visto l'istituzione di grandi realtà come il distretto agroalimentare ortofrutticolo nella provincia di Latina o quello delle nocciole e delle castagne nei Monti Cimini.
Una regione che si è impegnata ad uscire dalla crisi ambientale della
Valle del Sacco istituendo il distretto della Valle dei Latini, dove si
svilupperanno ben 3 filiere agroenergetiche''.
''Una regione
- rimarca il governatore - che ha messo al centro della propria azione
lo sfruttamento delle sue grandi potenzialità, delle sue specificità,
delle sue ricchezze e che, con la legge contro gli Ogm, ha voluto tutelare le risorse, la qualità e l'originalità della propria produzione agricola tradizionale e biologica''.
Per l'assessore all'agricoltura della regione Lazio, Daniela Valentini,
''i numeri sulla crescita dell'agricoltura nel Lazio in termini
occupazionali nell'anno 2006, registrata dal rapporto Censis, ci dicono
che nella nostra regione lo sviluppo agricolo è sempre più motore dell'economia regionale''.
''Una presenza, principalmente di donne e giovani agricoltori, che vogliamo si affermi - dice a LABITALIA - e a cui è importante garantire supporto e sostegno,
per vederla sempre più consolidarsi. E' questo il motivo della scelta
dell'assessorato all'Agricoltura di dedicare un vero e proprio progetto capace di dare all'imprenditoria agricola strumenti ad hoc da
affiancare alle leggi importanti, già approvate, che sono state messe a
disposizione degli agricoltori. Leggi come quella dei distretti rurali,
sull'agriturismo e contro gli Ogm, che si affiancano alla gestione del
piano di sviluppo rurale e ad ogni altra iniziativa che l'assessorato
andra' ancora prendendo nel tempo''.
''Il progetto - spiega ancora l'assessore - è rivolto alle donne e ai giovani e intende adottare misure capaci di restituire centralità all'impresa agricola e
di valorizzarne il ruolo multifunzionale, per consentirle di offrire al
mercato prodotti e servizi competitivi e rispondenti all'interesse
collettivo. Da qui il forte impegno contenuto nel Psr, con un investimento di 74 milioni di euro pari al 12% dell'intera programmazione, la quota più alta in tutta l'Unione europea, di cui il 40% delle risorse sarà destinato alle donne''.
'La crescita di professionalità e imprenditorialità della nostra agricoltura ci conferma, dunque, che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta -
conclude Daniela Valentini - e vogliamo continuare a percorrerla con
l'obiettivo di garantire qualità dell'alimentazione, competitività sui
grandi mercati, reddito e occupazione a chi in agricoltura investe il
suo futuro''.
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