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DOPO IL SI DELLA EU PER 1250 MILIONI, RIVOLUZIONE PER L'AGRICOLTURA SARDA PDF Stampa E-mail
Sunday 25 November 2007
Dopo il sì della Ue e fondi per 1250 milioni rivoluzione per l'agricoltura sarda. Una svolta anche per l'intesa con le banche

francesco_foddis_ass_regione_sardegna.jpgUna ripartenza, un nuovo inizio per l'agricoltura. A guardare le coincidenze c'è da essere ottimisti: la Commissione europea comunica l'approvazione del Programma di sviluppo rurale 2007-2013 proprio mentre si sta concludendo il vertice a Roma sull'indebitamento delle aziende agricole isolane. Due risultati in un colpo solo: anche se il secondo riguarda solo una parte delle imprese - le 1.022 per cui risulta un contenzioso aperto con il Banco di Sardegna, fatto che non permette la fine della mobilitazione dei contadini a Decimoputzu -, non è roba da tutti i giorni.

Il rischio è che la vertenza con le banche faccia passare in secondo piano il piano approvato a Bruxelles. Invece, sottolinea l'assessore Francesco Foddis, «nel Programma di sviluppo rurale viene sintetizzata la strategia per rivitalizzare l'agricoltura in Sardegna». Con una dotazione finanziaria di un miliardo e 252 milioni, sarà «il principale strumento di programmazione della Regione nel settore e il punto di partenza di un ambizioso progetto che caratterizzerà la pianificazione delle attività fino al 2013». Allora «partiamo da qui, con un pizzico di soddisfazione», dato dal «lavoro messo in piedi dalle competenze che il mondo agricolo isolano può dare, senza ricorrere a nessuna consulenza esterna».

Il piano è una piccola rivoluzione rispetto alla programmazione 2000-2006, quando la Sardegna rientrava nell'Obiettivo 1. A iniziare dalle risorse, che aumentano di 73 milioni: derivano «dall'importante riconoscimento degli svantaggi geografici e naturali legati all'insularità». A queste si aggiungono i fondi previsti dalla finanziaria regionale 2008, secondo quanto riferito da Foddis durante l'audizione di ieri pomeriggio in commissione Agricoltura: 212 milioni di euro, gli stessi del 2007 per rispettare il patto di stabilità. In più ci sono i finanziamenti comunitari e nazionali non compresi nella manovra di bilancio ma assegnati al settore.

Altra differenza fondamentale fra i due piani è l'integrazione in un unico documento dei tre programmi attivi nei sei anni precedenti. Cofinanziato dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasar), è composto di tre assi «di intervento» e uno «metodologico»: punti imprescindibili, spiega Foddis, saranno la competitività, l'ambiente inteso come risorsa e non come vincolo, lo sviluppo di azioni su infrastrutture, strutture e servizi per le aree rurali. In più la crescita dal basso: «La famiglia agricola e le comunità locali, anche attraverso un investimento in cultura e formazione, possono diventare i promotori del loro stesso sviluppo».

Il primo asse punta al «miglioramento della competitività del sistema agricolo e forestale nel rispetto della sostenibilità ambientale e della salvaguardia del paesaggio rurale». Grande attenzione è rivolta alla «integrazione di filiera»: per la distribuzione delle risorse «sarà data priorità ai produttori aggregati e alle organizzazioni dei produttori» che puntino «alla valorizzazione delle produzioni specifiche del territorio, in un'ottica di promozione dell'interesse collettivo» ma anche «di riduzione e stabilizzazione dei costi e promozione dello sviluppo sostenibile».

Secondo il detto "l'unione fa la forza", in sostanza la Regione indica nell'unità la via per uscire dall'assistenzialismo cui erano stati abituati i singoli coltivatori: le misure, finanziate con quasi 380 milioni (154 del Feasr e 137 dello Stato, il resto dalle casse regionali) prevedono azioni per la formazione professionale e l'informazione, supporto ai giovani agricoltori, consulenza, interventi per l'ammodernamento delle aziende e per le infrastrutture, sostegno agli agricoltori per l'adeguamento alle norme comunitarie e alle associazioni di produttori. Fondamentali «i vincoli ambientali che diventano opportunità, con l'agricoltore anche nelle vesti di custode dell'ambiente, che contribuisce a una maggiore sostenibilità delle attività agricole e forestali».

All'asse due, per il «miglioramento dell'ambiente e dello spazio rurale», sono destinati oltre 701 milioni di provenienza comunitaria e statale per la compensazione degli svantaggi degli agricoltori nelle zone di montagna e per l'agricoltura biologica, la difesa del suolo, le tutele della biodiversità e la conservazione delle risorse genetiche animali e vegetali di interesse agrario. In programma anche interventi per il potenziamento delle foreste: «La tutela del paesaggio rurale» sottolinea l'assessore, «è un' occasione di valorizzazione economica e culturale».

Il terzo e il quarto asse sono finanziati con oltre 187 milioni (82 del Feasr, 73 dello Stato e 31 della Regione) per interventi sulla «qualità della vita nelle zone rurali e la diversificazione dell'economia rurale con programmi integrati di sviluppo» e il «miglioramento della governance e delle capacità istituzionali regionali e locali». Sostegno alle micro-imprese, incentivi al turismo, sviluppo dei villaggi e assistenza e servizi alle popolazioni e interventi contro lo spopolamento sono le misure inquadrate: con grande attenzione all'esperienza dei gruppi di animazione locale, quei Gal che in passato hanno lavorato «non sempre in sintonia con le strategie e su cui la Regione ora vuole un ruolo di coordinamento diretto».

Quindi multifunzionalità e incremento della competitività del settore come capisaldi dei prossimi sette anni: «Crediamo molto nelle potenzialità del programma», ribadisce Foddis, «è uno strumento complesso ma che offre nuove occasioni di rilancio». Soprattutto perché l'approvazione «arriva in un momento estremamente complesso per l'agricoltura in Sardegna e permette di dare nuove speranze all'intero comparto».

L'altro punto caldo riguarda le aziende indebitate: la presentazione del piano di sviluppo è anche l'occasione per chiarire meglio i dettagli dell'accordo sancito a Roma due giorni fa con il ministero e le banche creditrici. Accordo che è ancora in itinere ma su cui «l'attenzione è sempre alta». Innanzi tutto il numero di imprese interessate: sono 1.022 quelle che hanno un contenzioso aperto con il Banco di Sardegna. Le altre, oltre 3.500, non rientrano nell'intesa perché hanno già saldato il debito e non rischiano nessuna azione esecutiva: sono quelle che il contenzioso lo hanno aperto con la Regione, con le udienze al tribunale di Cagliari che riprenderanno a gennaio.

Per le aziende la cui vendita all'asta è già avvenuta il problema sembra più circoscritto: «Solo una è già esecutata», sostiene Foddis, «mentre le altre rientrano nelle 1.000 indicate». Ma è un punto di vista su cui gli agricoltori non sono d'accordo: «Le aste già effettuate sono molte di più e vogliamo sapere cosa succederà per chi ha perso la propria terra». Confermata la manifestazione a Roma del 1º dicembre. Poi l'importo dell'operazione: i 118 milioni di cui si era parlato due giorni fa devono essere verificati dal Banco di Sardegna «che deve ancora valutare con attenzione la posizione di ciascuna azienda e solo dopo questo si potrà stabilire l'importo complessivo».

«Come primo intervento», continua Foddis, «inviteremo la Sfirs ad acquisire i crediti. La finanziaria regionale dovrà poi valutare come intervenire e se chiedere l'impegno di eventuali altri partner. L'intesa prevede un abbattimento del capitale da parte della banca, e la rimodulazione degli interessi»: il primo è un passaggio fondamentale, perché impedisce un nuovo intervento della Commissione europea su eventuali aiuti di stato. «Gli aspetti tecnici e operativi dell'operazione saranno oggetto di un altro incontro, quando verranno definiti gli importi da parte del Banco di Sardegna».

Di certo c'è che i debiti non saranno acquistati con una cartolarizzazione, operazione rischiosa che prevede l'emissione di nuove obbligazioni. Il passaggio fondamentale sarà quello di «assegnare i debiti ristrutturati a ciascuna azienda sulla base delle sue capacità e dopo aver consentito una ripresa della produzione che permetta i pagamenti», spalmati nel medio e lungo periodo.

All'accordo raggiunto guarda con fiducia anche Bruno Murgia: il deputato di An sottolinea di aver «ricevuto la rassicurazione dal governo in merito a concrete proposte di ristrutturazione dei debiti agricoli contratti dalle aziende. Spero che le promesse siano mantenute», visto che, «a quanto pare la volontà politica e gli elementi per la soluzione del problema ci sono tutti».

L'Altravoce.Net

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