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LA GESTIONE MANAGERIALE DELLA RESPONSABILITA

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Oggi la Responsabilità sociale d’impresa, o Corporate Social Responsibility (CSR), è un tema di grande attualità e di discussione. Le problematiche ambientali, le agitazioni sociali, i recenti scandali finanziari internazionali spingono ad un profondo ripensamento del ruolo delle imprese nella società: accanto alla creazione di ricchezza che è e deve rimanere centrale nella mission aziendale, si fa sempre più chiaro ed evidente il tema della Responsabilità sociale d’impresa. normal_lavoro250907.jpgQuesto tema può essere infatti coerente con la massimizzazione dei profitti di lungo periodo, in quanto può essere interesse delle imprese, nello svolgimento delle proprie attività, garantire il rispetto delle aspettative di tutti i soggetti con cui intrattiene relazioni anche attraverso la creazione di un valore che va a beneficio di tutti. In generale, la massimizzazione intertemporale del valore d’azienda richiede spesso costi e sacrifici nel breve periodo, in cambio di benefici di lungo periodo. Quando Responsabilità sociale e massimizzazione del valore d’impresa vanno nella stessa direzione, non esiste alcun trade-off e nessuno si può ragionevolmente opporre a imprese che si definiscono socialmente responsabili.
“L’eticamente corretto” inizia a smarcarsi dai confini della nicchia degli addetti ai lavori e le imprese, mettendo a frutto la nuova cultura della Responsabilità sociale, riescono a conciliare gli interessi economici e di profitto con una maggiore attenzione alla qualità e allo sviluppo sostenibile.
La discrezionalità delle imprese nell’attivare percorsi di Responsabilità sociale varia molto in relazione a diversi fattori, tuttavia, affinché possa costituire una fonte di vantaggio competitivo, essa deve essere parte integrante della strategia aziendale. Ogni impresa, in relazione alle proprie caratteristiche, può individuare le modalità d’intervento più corrette e coerenti con la propria identità e raggiungere un equilibrio tra il profitto ed una maggiore attenzione alla qualità e allo sviluppo sostenibile.
A fronte dei costi connessi all’adozione di pratiche di responsabilità sociale, si riscontrano infatti molteplici benefici che riguardano l’ambito delle risorse intangibili, difficilmente misurabili ma fondamentali, quanto quelle tangibili, nella generazione di flussi di reddito futuri.
Tra questi benefici si possono annoverare:

­Il miglioramento dell’immagine e della reputazione
L’impegno e l’adesione a principi di Responsabilità sociale contribuisce al rafforzamento della reputazione aziendale ed al miglioramento della sua immagine, mediante un miglioramento delle relazioni con gli stakeholder che si traduce in un rafforzamento del patrimonio intangibile dell’impresa ed in una potente leva di differenziazione rispetto ai concorrenti.

Una più efficace gestione del rischio d’impresa
L’adozione di comportamenti socialmente responsabili permette alle imprese di gestire in modo più consapevole i molteplici rischi di impresa, da quelli di portata limitata a quelli di forte impatto negativo per l’azienda come ad esempio i disastri ambientali che possono influire negativamente sull’operatività, sulla credibilità e sull’immagine. Non solo “comportarsi bene” non implica una rinuncia a quote di profitto, ma anzi rafforza le opportunità di successo nel medio periodo: la Responsabilità sociale fornisce elementi di informazione e di conoscenza che aiutano a individuare aree di rischio altrimenti inafferrabili.

Il miglioramento delle relazioni con le istituzioni finanziarie

Una più efficace gestione del rischio d’impresa, ma anche il miglioramento dell’immagine e della reputazione aziendale, possono rendere più facile il ricorso a fonti di finanziamento. Sempre più le istituzioni finanziarie ricorrono infatti a criteri di valutazione basati su valori intangibili nella convinzione che il modo in cui le imprese gestiscono le variabili di responsabilità sociale influenza la loro capacità di creare valore. Non solo perché si possa affermare con certezza che esista una correlazione immediata tra responsabilità sociale e maggiori profitti, quanto perché tali istituzioni sentono di potersi “fidare” di più di una società che si preoccupa della propria sostenibilità.

Una più efficiente gestione delle risorse naturali e una riduzione dei costi
L’esperienza dimostra che molte imprese hanno saputo coniugare, nel tempo, il miglioramento della gestione delle risorse naturali con un incremento dell’efficienza ed una contestuale riduzione dei costi. Iniziative volte alla riduzione degli sprechi e delle emissioni, alla riutilizzazione dei materiali, al riciclaggio e all’abbattimento dei consumi idrici ed elettrici possono andare in questa direzione con un aumento della redditività e della competitività.

Il miglioramento della gestione del capitale umano
la Responsabilità sociale offre l’occasione per sviluppare nuove competenze e abilità da parte degli operatori, anche perché spesso queste iniziative sono accompagnate da corsi di formazione; i dipendenti si sentono così maggiormente coinvolti nella vita dell’azienda e in questo modo aumenta anche il loro senso di appartenenza.

In questo contesto, una nuova figura professionale sta muovendo i primi passi nelle aziende italiane: Il Manager della Responsabilità sociale d’Impresa, ovvero il CSR Manager.

Non esiste, come già detto, un unico modo per avvicinarsi ai temi della Responsabilità sociale, per “fare” responsabilità sociale, ma due recenti ricerche compiute in Italia relativamente alla gestione manageriale della Responsabilità sociale d’Impresa1, dimostrano come le imprese comincino ad avvalersi di una apposita figura professionale in grado di facilitare e gestire il processo di adozione di appropriate politiche e pratiche di Responsabilità sociale.

In particolare la Ricerca “Il CSR Manager nelle imprese italiane”, che ha interessato un campione di aziende di ogni settore e dimensione, ha messo in luce come il 41,1% delle aziende abbia al proprio interno una figura professionale che si dedica alla gestione delle attività connesse alla CSR. Nei restanti casi (58,9%) tale figura non è formalizzata e i compiti relativi alle attività di CSR si affiancano a quelli svolti in relazione alla funzione aziendale di appartenenza (RU, internal auditing, comunicazione…). È anche possibile che non sia un’unica persona ad occuparsi di queste attività, ma che invece diverse funzioni aziendali abbiano la responsabilità delle singole iniziative; più raramente esiste un team di lavoro dedicato. Significativamente il 50% degli intervistati ritiene che, nell’accostarsi al tema della Responsabilità sociale, si debba innanzitutto porre attenzione a inserire specifici obiettivi di responsabilità sociale nel piano strategico. Si evidenzia così la crescente tendenza a riconoscere la rilevanza della CSR nella definizione della strategia, non riconducendola così alla mera comunicazione o ad attività filantropiche. Oltre all’integrazione tra CSR e piano strategico, le grandi imprese pongono un’attenzione all’attività di redazione del bilancio sociale/di sostenibilità (49,1% del totale delle aziende considerate) e alla comunicazione interna (38,6%). Per le PMI invece è importante iniziare dalla pubblicità a valore sociale (33,3%) e dalla formazione (24,2%).

Le attività a cui queste figure professionali si dedicano prevalentemente sono connesse al reporting e alla comunicazione sui temi della Responsabilità sociale (processi di rendicontazione, comunicazione interna e sviluppo di forme di dialogo con gli stakeholder) nonché all’attività di formazione sui temi della Responsabilità sociale e alle politiche verso la comunità e il territorio.  Un elevato numero si impegna anche in attività a valenza strategica, come l’identificazione di obiettivi specifici di CSR nel piano strategico e l’applicazione del Codice etico.
Per ciò che riguarda il futuro, oltre la metà degli intervistati ritiene che questa figura professionale sia destinata a crescere nelle imprese italiane, affermazione confermata dai tassi di crescita registrati negli ultimi anni. Da notare che la figura professionale che si ipotizza essere destinata a svilupparsi è quella part-time. Infatti solo il 5,6% delle aziende intervistate ritiene che ci possa essere una diffusione di CSR Manager full-time, mentre il 47,2% è convinta che si svilupperanno figure professionali part-time.

Il Manager della Responsabilità sociale, con orientamento progettuale e assumendo ruoli operativi, è in grado, attraverso le proprie competenze strategiche, di:

- Introdurre obiettivi operativi di Responsabilità sociale nel piano strategico dell’impresa
Il Manager rappresenta una sorta di “antenna” sui trend in atto, con particolare riferimento alle dimensioni sociali ed ambientali. Una coerente strategia di Responsabilità sociale significa raggiungere e mantenere nelle attività operative dell’impresa un equilibrio costante tra aspetti ambientali, sociali ed economici  tenendo conto di questi temi: rispetto dei diritti umani; salvaguardia dell’ambiente lavorativo; contrasto di pratiche sleali; impatto ambientale; mercato e consumatore; comunità locale; sviluppo sociale.

- Introdurre policy e strumenti di responsabilità sociale e strutturare una adeguata comunicazione delle azioni di Responsabilità sociale per accrescere il consenso
Il Manager ha le competenze professionali per facilitare l’introduzione di policy di responsabilità sociale, nonché per gestire e trasmettere l’uso degli strumenti della responsabilità sociale: il codice etico, il bilancio sociale, le politiche di comunicazione interna, le politiche verso il territorio e la comunità, le attività di formazione in materia di CSR, etc;
L’adozione di comportamenti socialmente responsabili consente inoltre l’attuazione di un processo di comunicazione continuo finalizzato ad accrescere il consenso, al passo con le esigenze che emergono in materia di etica e di trasparenza da parte degli stakeholder.

-  Facilitare il  dialogo con gli stakeholder in merito alla sostenibilità
Il Manager facilita e sostiene il dialogo con gli stakeholder (stakeholder engagement) promuovendo le occasioni di ascolto e di interazione con essi, in particolare con:
gli stakeholder diretti e indiretti: risorse umane, clienti, fornitori, soci, finanziatori, Enti e Istituzioni del territorio, Associazioni datoriali e parti sociali, Associazioni dei consumatori, ONG, Organi di controllo, associazioni non profit, società civile, collettività, etc;
gli attori della Responsabilità sociale d’Impresa che operano al livello nazionale ed internazionale: ONU, ILO, Commissione Europea, Mondo accademico, Terzo settore, Associazioni (Sodalitas, Anima, Impronta Etica…), Reti per la regolazione della CSR (Csr Europe, Global Compact  ….).

Se, come avviene in maniera sempre più sostenuta, la Responsabilità sociale è una scelta che si realizza attraverso decisioni aziendali e comportamenti individuali in grado di meritare la fiducia degli stakeholder, nel prossimo il futuro sarà il CSR Manager colui che, valorizzando le dimensioni etico-sociali dell’impresa, saprà costruire un percorso finalizzato al costante miglioramento delle relazioni nella società con l’aspettativa di effetti positivi sullo stesso business.

Paola Gennari Santori
Email: paola.gennari [@] officinaetica.org

 

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