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Oct 07th
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UN BIOLOGICO SENZA TRASPORTO AEREO SARA' UN BIOLOGICO SENZA SAPORE?

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Il dibattito sulle food miles e sulle negative ripercussioni del trasporto, in particolare  quello aereo, sull'etica del commercio ed in particolare del biologico lo conosciamo bene, dal momento che ciclicamente lo abbiamo approfondito anche sulle nostra pagine.

petali.jpg Sappiamo anche che la Soil Association, ovvero l'ente più accreditato per la certificazione biologica britannica, ha affrontato con serietà la questione, bandendo, per mezzo dell'ente che determina i propri standard di certificazione, una sorta di interrogazione pubblica per capire quale orientamento prendere. Anche perché i dati in suo possesso ( aumento del 31% annuo del trasporto aereo, fonte Defra) non consente di passar sopra come se nulla fosse. In Francia, Sarkozy ha affrontato la questione da un punto di vista locale  e forse strumentale, dal momento che il tema del trasporto merci è un problema nazionale, che meritava di affacciarsi durante i giorni della "rivoluzione ecologica "francese, ma va detto che riguarda principalmente l'impatto del traffico su strada - che comunque incide per un buon 30% delle emissioni di Co2. La svolta francese, nelle intenzioni è di sistema, perchè prevede che l'intero comparto dei trasporti  viaggi sui binari dei treni. Auguri.
 La "consultazione inglese" ha permesso di circostanziare un po' meglio i termini della discussione in atto, per esempio chiarendo, in base alla maggioranza delle opinioni espresse, che il trasporto aereo deve essere valutato nel contesto delle emissioni di tutta la catena produttiva legata alla produzione biologica, e che affrontando l'argomento non ci si dimentichi che "lo sviluppo" rimane l'obiettivo principale. Le coltivazioni biologiche diffondono opportunità sociale e di sviluppo, significativi vantaggi per l'ambiente e condizioni di lavoro più sicure per le persone locali impiegate. Ma non solo perché è giusto sottolineare che il mercato del biologico in Gran Bretagna vale quasi tre miliardi di euro e che l'anno scorso ha toccato un trend di crescita del 25%.
Si tratta di materia interessante, dunque, infatti nello spazio di un mese il dibattito si è spostato direttamente fino al mercato dell'agroalimentare, evidenziando come il problema riguardi in particolare frutta, verdura e piante fresche.
Per Melissa Naish di Earthoil Plantation un' eventuale divieto arrecherebbe danni per alcune categorie di prodotti: "Il trasporto aereo ad esempio di patate è ridicolo dal momento che le puoi trovare così vicino casa. Non credo che il problema si possa risolvere con delle restrizioni che invece potrebbero penalizzare prodotti più costosi". Infatti il problema riguarda da vicino gli aromi e gli oli essenziali, che spesso arrivano da paesi esotici, ad esempio la menta biologica viene coltivata in India, i petali di rosa biologica in Bulgaria, Turchia e Iran. Ma per distillare un litro di essenza servono otto tonnellate di petali di rosa ed è chiaro che il prodotto fresco è costoso e deperisce talmente in fretta da non poter sopportare un trasporto via nave. Per questo la Earthoil Plantation sta cercando di ragionare con la Soil Association a proposito delle restrizioni e si augura che il problema degli aromi venga tenuto in dovuta considerazione.
Per Ken Hayes, Soil Association, il dibattito serve esclusivamente ad offrire  una maggior confidenza a proposito delle emissioni di Co2 provocate dal trasporto aereo che in certe circostanze possono anche essere giustificate. "I beni con un alto valore tendono ad essere prodotti in piccoli volumi. Il costo di un trasporto aereo non è così proibitivo, ma lo è il rischio di trasportare prodotti delicati", ha detto chiarendo che il problema del trasporto aereo dei prodotti biologici è strettamente collegato agli standard di commercio etico e solidale, i cui costi di adeguamento non sarebbero così onerosi.
Ma ciò che risulta oneroso è definire questi standard e su questo Soil Association ha fissato delle scadenze: 2009 per gli standard, 2011 per l'adeguamento.

FB

 

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