Le ragioni di un simile risultato sono da imputarsi principalmente ad un
andamento climatico sfavorevole piuttosto, soprattutto nei mesi estivi. Il calo
segue quello del 1988, peggior risultato quantitativo degli ultimi dieci anni. Inoltre,
secondo Ismea la produzione è in anticipo di circa due settimane rispetto ai
normali calendari. Deludono anche le prime indicazioni sulle rese in olio,
pregiudicate dal clima siccitoso che ha ostacolato la formazione della materia
grassa mentre la qualità risulta più che soddisfacente grazie all'anticipo
della raccolta e ai ridotti attacchi parassitari.L' area più penalizzata è stata il Centro Italia, dove si prevede in media una flessione produttiva del 35-40% rispetto alla scorsa campagna. In calo anche le regioni del Sud, mentre al Nord, ad eccezione della Liguria, la tendenza generale è alla crescita, grazie a un andamento climatico complessivamente migliore rispetto al resto della Penisola.
A livello regionale le previsioni Ismea-Unioni indicano una flessione produttiva del 3% in Puglia e di quasi il 30% in Calabria, con previsioni al ribasso del 20-25% anche in Basilicata. Per la produzione siciliana si prevede una riduzione del 14%, che diventa del 27% in Sardegna, mentre in Campania, dopo il pessimo raccolto del 2006, è attesa una crescita del 13%.
Al Centro Italia hanno pesato i risultati di Abruzzo, Lazio e Toscana, dove si prevedono riduzioni tra il 35 e il 40% rispetto all'anno scorso. Ancora più netto il calo produttivo nelle Marche con una perdita stimata attorno al 45%.
Andamento positivo per le produzioni al Nord, sia in Veneto che in Lombardia, nonostante le influenze negative del caldo nella zona del Garda mentre in Liguria la siccità ha ostacolato lo sviluppo delle drupe con una previsione in calo nella produzione di olio del 13%.
Fonte: ministero politiche agricole



