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FONTANELLATO (PR): BIOARCHITETTURA, TERRITORIO E OPPORTUNITÀ PDF Stampa E-mail
Sunday 11 November 2007
Presso la Rocca Sanvitale di Fontanellato, antico borgo del parmense, si sono ritrovati numerosi esperti del settore bio edile.
casa_bioedile_schizzo.jpgCertificazione energetica degli edifici, risparmio sulle bollette con investimenti ammortizzabili negli anni, pannelli solari sugli edifici, sistemi di riscaldamento di ultima generazione, isolamento delle finestre e delle pareti per evitare dispersioni. A parlare di questi argomenti, presso la Rocca Sanvitale di Fontanellato, antico borgo del parmense, si sono ritrovati numerosi esperti del settore, in occasione del convegno promosso dagli assessorati all'Urbanistica e all'Ambiente del Comune di Fontanellato dal titolo "Bioarchitettura, territorio e opportunità".

Gli esperti presenti al convegno, l'ingegnere Paolo Bertozzi in rappresentanza di Legambiente, Paolo Ferri dirigente del Servizio Energia della provincia di Reggio Emilia, l'architetto Nando Bertolini e Massimo Polito, rispettivamente vicepresidente e presidente dell'Istituto Nazionale di Bioarchitettura di Parma, hanno presentato progetti di case già realizzate secondo principi di bio compatibilità, dimostrando come un edificio costruito con criteri di bioarchitettura possa far risparmiare circa il 30-40% di energia all'anno con un costo del 3-6% in più.

La Bioedilizia

Un edificio costruito secondo i principi della bioarchitettura non è una casa dove si sono semplicemente utilizzati materiali ecologici ma è un edificio nel quale questo utilizzo è previsto sin dal momento in cui si inizia a ragionare sulla disposizione dei volumi, degli spazi, delle aperture, delle funzioni, della struttura. Vanno ad esempio considerati diversi fattori esterni: geografici (latitudine, altezza sul livello del mare, idrografia), metrologici (precipitazioni atmosferiche, venti, radiazione solare, temperatura ed umidità dell'aria), topografici (l'esposizione, la morfologia del territorio), biologici (vegetazione).

Internamente, occorre disporre gli ambienti abitativi in differenti "zone climatiche" con i locali di soggiorno e le camere da letto a sud e i vani si servizio (cucine, bagni, dispense) e l'ingresso sul lato nord dove funzionano come "cuscini termici". Il vano scala deve trovarsi o interamente all'interno o interamente all'esterno dell'involucro termico. Per quanto riguarda i costi, facciamo un esempio di costi riguardanti il muro esterno in un alloggio di circa 100 m²lordi posto in un angolo dell'edificio che potrà avere all'incirca 10+10=20 m di parete esterna, 20x3 di h = 60 m² circa di parete esterna:

1) Muro sp. 30 cm in termolaterizio (escluso intonaco)
Costo unitario €/mc 223,46 x quantità 60 m²x 0,30 m sp. = € 4.022,28

2)Muro sp. 50 cm in termolaterizio + isolante + muro in triplo UNI esterno (escluso intonaco)
Termolaterizio costo un. €/mc 223,46 x quantità 60 m²x 0,30 m sp. = € 4.022,28
Isolante in fibra di vetro sp. 6 cm costo un. €/mc 13,60 x quant. 60 m²= € 816,00
Muratura in triplo UNI costo un. €/mq 43,82 x quantità 60 m² = € 2.629,20

TOTALE € 7.467,48

La differenza di costo è pari ad € 3.445,20 ad alloggio, ma la seconda abitazione consuma circa il 40% di energia per il riscaldamento recuperabili nell'arco di 4-5 anni circa


La Direttiva 2002/91/CE

La Direttiva 2002/91/CE del Parlamento e del Consiglio Europeo sul rendimento energetico nell'edilizia introduce importanti novità nell'ambito del risparmio di energia negli edifici con molteplici finalità, ad esempio la tutela dell'ambiente, la riduzione delle emissioni inquinanti, l'indipendenza da fonti energetiche provenienti da paesi diversi.

Le tipologie di incentivo che in genere devono accompagnare un Regolamento Edilizio orientato all'edilizia sostenibile possono essere di varia natura e fare capo a diversi Enti o soggetti.

Federabitazione, in collaborazione con ANCI, Istituto di Bioarchitettura e Legambiente, ha condotto uno studio che ha coinvolto circa 250 Comuni italiani di diverse dimensioni: per una popolazione di circa 10 milioni di abitanti, i Comuni campione dell'indagine rappresentano oltre il 17,5% della popolazione italiana.

Più della metà dei Comuni interpellati ha creato le condizioni per la realizzazione di case ecologiche. Un altro 10% è sul punto di farlo, mentre solo il 35% non ha ancora considerato incentivi all'edilizia sostenibile nel programma di governo del proprio territorio.

Fra le forme prevalenti di incentivi: sconto sugli oneri di urbanizzazione (28%), incentivi volumetrici, ossia possibilità di aumentare le cubature degli edifici (21%); vincolo sull'edificabilità di alcune aree all'edilizia sostenibile (16%); sconto sull'ICI (12%); concessione di finanziamenti tramite bandi comunali (12%).

Rispetto agli impedimenti che intervengono nella concessione di incentivi all'edilizia sostenibile, i Comuni si sono così espressi: ostacolo di tipo finanziario (46%); carenza di personale e di formazione specifica (41%); difficoltà nella definizione delle caratteristiche da incentivare (35%); carenza normativa (24%); difficoltà di carattere urbanistico (14%).

Il progetto Ecoabita, l'esperienza di Reggio Emilia

Come esperienza di successo, è stata riportata quella di Ecoabita, un progetto della Provincia di Reggio Emilia, in collaborazione con il Comune, la Regione Emilia Romagna ed ACER.
per la diffusione della certificazione energetica degli edifici.
Ecoabita assegna agli edifici che raggiungono un particolare risparmio energetico, una targa ed un certificato, in grado di informare il consumatore sul fabbisogno energetico dell'edificio, al fine di conoscerne anticipatamente i costi di gestione per il riscaldamento invernale.

Il certificato energetico Ecoabita viene rilasciato dall'ente pubblico ed è necessario per ottenere gli eventuali incentivi introdotti a livello locale. Tale certificato presuppone controlli in corso d'opera e a lavori ultimati dell'edificio che possono essere svolti direttamente dall'ente pubblico o da un certificatore esterno, appositamente incaricato ed accreditato dalla provincia.

Per capire meglio la portata degli incentivi introdotti a livello nazionale e locale sul recupero dell'esistente, riportiamo l'esempio di un intervento realizzato a Reggio Emilia.

L'edificio che originariamente consumava, per il riscaldamento invernale, c.ca 18 mc/metano all'anno, con una spesa conseguente di oltre 7.600 €, è stato riqualificato attraverso la sostituzione dei vetri semplici e la realizzazione di un cappotto esterno che hanno consentito di ridurre i consumi fino a 4,6 mc/metano all'anno portando l'edificio in classe B, con tempi di ritorno dell'investimento originale inferiore a 7 anni.


Inbar sezione Parma.
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