Presso la Rocca Sanvitale di
Fontanellato, antico borgo del parmense, si sono ritrovati numerosi
esperti del settore bio edile.
Certificazione
energetica degli edifici, risparmio sulle bollette con investimenti
ammortizzabili negli anni, pannelli solari sugli edifici, sistemi di
riscaldamento di ultima generazione, isolamento delle finestre e
delle pareti per evitare dispersioni. A parlare di questi argomenti,
presso la Rocca Sanvitale di Fontanellato, antico borgo del parmense,
si sono ritrovati numerosi esperti del settore, in occasione del
convegno promosso dagli assessorati all'Urbanistica e all'Ambiente
del Comune di Fontanellato dal titolo "Bioarchitettura, territorio
e opportunità".
Gli
esperti presenti al convegno, l'ingegnere Paolo Bertozzi in
rappresentanza di Legambiente, Paolo Ferri dirigente del Servizio
Energia della provincia di Reggio Emilia, l'architetto Nando
Bertolini e Massimo Polito, rispettivamente vicepresidente e
presidente dell'Istituto Nazionale di Bioarchitettura di Parma,
hanno presentato progetti di case già realizzate secondo
principi di bio compatibilità, dimostrando come un edificio
costruito con criteri di bioarchitettura possa far risparmiare circa
il 30-40% di energia all'anno con un costo del 3-6% in più.
La
Bioedilizia
Un
edificio costruito secondo i principi della bioarchitettura
non è una casa dove si sono semplicemente utilizzati materiali
ecologici ma è un edificio nel
quale questo utilizzo è previsto sin dal momento in cui si
inizia a ragionare sulla disposizione dei volumi, degli spazi, delle
aperture, delle funzioni, della struttura. Vanno ad esempio
considerati diversi fattori esterni: geografici (latitudine, altezza
sul livello del mare, idrografia), metrologici (precipitazioni
atmosferiche, venti, radiazione solare, temperatura ed umidità
dell'aria), topografici (l'esposizione, la morfologia del
territorio), biologici (vegetazione).
Internamente,
occorre disporre gli ambienti abitativi in differenti "zone
climatiche" con i locali di soggiorno
e le camere da letto a sud e i vani si servizio (cucine, bagni,
dispense) e l'ingresso sul lato nord dove funzionano come "cuscini
termici". Il vano scala
deve trovarsi o interamente all'interno o interamente all'esterno
dell'involucro termico. Per quanto riguarda i costi, facciamo un
esempio di costi riguardanti il muro esterno in
un alloggio di circa 100 m²lordi posto in un angolo
dell'edificio che potrà avere all'incirca 10+10=20 m di
parete esterna, 20x3 di h = 60 m²
circa di parete esterna:
1) Muro sp. 30 cm in
termolaterizio (escluso intonaco)
Costo unitario €/mc
223,46 x quantità 60 m²x 0,30 m sp. = € 4.022,28
2)Muro sp. 50 cm in
termolaterizio + isolante + muro in triplo UNI esterno (escluso
intonaco)
Termolaterizio costo un.
€/mc 223,46 x quantità 60 m²x 0,30 m sp. = € 4.022,28
Isolante in fibra di
vetro sp. 6 cm costo un. €/mc 13,60 x quant. 60 m²= €
816,00
Muratura in triplo UNI
costo un. €/mq 43,82 x quantità 60 m² = €
2.629,20
TOTALE € 7.467,48
La differenza di costo
è pari ad € 3.445,20 ad alloggio, ma la seconda
abitazione consuma circa il 40% di energia per il riscaldamento
recuperabili nell'arco di 4-5 anni circa
La Direttiva 2002/91/CE
La Direttiva 2002/91/CE
del Parlamento e del Consiglio Europeo sul rendimento energetico
nell'edilizia introduce importanti novità nell'ambito del
risparmio di energia negli edifici con molteplici finalità, ad
esempio la tutela dell'ambiente, la riduzione delle emissioni
inquinanti, l'indipendenza da fonti energetiche provenienti da
paesi diversi.
Le tipologie di incentivo
che in genere devono accompagnare un Regolamento Edilizio orientato
all'edilizia sostenibile possono essere di varia natura e fare capo
a diversi Enti o soggetti.
Federabitazione, in
collaborazione con ANCI, Istituto di Bioarchitettura e Legambiente,
ha condotto uno studio che ha coinvolto circa 250 Comuni italiani di
diverse dimensioni: per una popolazione di circa 10 milioni di
abitanti, i Comuni campione dell'indagine rappresentano oltre il
17,5% della popolazione italiana.
Più della metà
dei Comuni interpellati ha creato le condizioni per la realizzazione
di case ecologiche. Un altro 10% è sul punto di farlo, mentre
solo il 35% non ha ancora considerato incentivi all'edilizia
sostenibile nel programma di governo del proprio territorio.
Fra le forme prevalenti
di incentivi: sconto sugli oneri di urbanizzazione (28%), incentivi
volumetrici, ossia possibilità di aumentare le cubature degli
edifici (21%); vincolo sull'edificabilità di alcune aree
all'edilizia sostenibile (16%); sconto sull'ICI (12%);
concessione di finanziamenti tramite bandi comunali (12%).
Rispetto agli impedimenti
che intervengono nella concessione di incentivi all'edilizia
sostenibile, i Comuni si sono così espressi: ostacolo di tipo
finanziario (46%); carenza di personale e di formazione
specifica (41%); difficoltà nella definizione delle
caratteristiche da incentivare (35%); carenza normativa (24%);
difficoltà di carattere urbanistico (14%).
Il progetto Ecoabita,
l'esperienza di Reggio Emilia
Come
esperienza di successo, è stata riportata quella di Ecoabita,
un progetto della Provincia di Reggio Emilia, in
collaborazione con il Comune, la Regione Emilia Romagna ed ACER.
per
la diffusione della certificazione energetica degli edifici.
Ecoabita
assegna agli edifici che raggiungono un particolare risparmio
energetico, una targa ed un certificato, in grado di informare il
consumatore sul fabbisogno energetico dell'edificio, al fine di
conoscerne anticipatamente i costi di gestione per il riscaldamento
invernale.
Il certificato energetico
Ecoabita viene rilasciato dall'ente pubblico ed è necessario
per ottenere gli eventuali incentivi introdotti a livello locale.
Tale certificato presuppone controlli in corso d'opera e a lavori
ultimati dell'edificio che possono essere svolti direttamente
dall'ente pubblico o da un certificatore esterno, appositamente
incaricato ed accreditato dalla provincia.
Per
capire meglio la portata degli incentivi introdotti a livello
nazionale e locale sul recupero dell'esistente, riportiamo
l'esempio di un intervento realizzato a Reggio Emilia.
L'edificio che
originariamente consumava, per il riscaldamento invernale, c.ca 18
mc/metano all'anno, con una spesa conseguente di oltre 7.600 €, è
stato riqualificato attraverso la sostituzione dei vetri semplici e
la realizzazione di un cappotto esterno che hanno consentito di
ridurre i consumi fino a 4,6 mc/metano all'anno portando l'edificio
in classe B, con tempi di ritorno dell'investimento originale
inferiore a 7 anni.
Inbar sezione Parma.
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