È quanto emerge da un incontro organizzato dallo stesso
Consorzio nei giorni scorsi a Milano. Nell'ultimo biennio le aziende del
settore sono diventate 10.069 (+25%), ma i consumatori sono cresciuti in modo
assai contenuto e non hanno certo raggiunto i livelli di Germania, Gran
Bretagna e Francia.Il fatturato medio italiano nell'ultimo anno, stimato da AssoBio (l'associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici e naturali) ha segnato un +8,86%, contro con un tasso di crescita europeo del 15%.
I produttori italiani possono comunque contare sull'export che solo nell'ultimo anno è aumentato del 25,81%. Il biologico "made in Italy" piace, quindi, anche se nel Belpaese resta una scelta di nicchia, compiuta soprattutto tra persone di età compresa tra i 30 e i 45 anni, di cultura medio alta. Consumatori "consapevoli", disposti a spendere qualcosa di più in nome di una scelta etica e salutista: il prodotto biologico viene percepito come un alimento ecologicamente corretto, di sicura tracciabilità, che consente maggiori difese al nostro organismo. Anche se su quest'ultimo aspetto l'associazione dei consumatori Altroconsumo muove qualche dubbio.
"Il biologico italiano è di una qualità ottima, che non ha niente da invidiare agli altri Paesi", spiega Renzo Piraccini, presidente di Almaverde Bio, "soprattutto quando è garantita da un marchio che raccoglie aziende di comprovata esperienza. Per convincere i nostri consumatori occorre una politica più incisiva e campagne d'informazione che esaltino il valore dei prodotti e non li banalizzino".
Secondo produttori e distributori, quindi, il bio deve essere percepito come un prodotto di lusso, ma accessibile a tutti.
Da Repubblica



