| FUMO ETICO. MA UNA SIGARETTA POTRÀ MAI ESSERE EQUA E SOLIDALE? |
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| Friday 09 November 2007 | |
Il commercio equo e solidale si prende cura degli aspetti
legati alla coltivazione, alla costruzione, alla commercializzazione e vendita di
un prodotto, più che della sua natura stessa. Ma se il prodotto in sé uccide,
come per esempio il tabacco, potrà mai ottenere una certificazione etica? Lo spunto paradossale, ma poi non così tanto, è il tema di
un articolo comparso in un blog collegato al quotidiano inglese the
Guardian, che racconta la storia di un marchio di sigarette.L'intuizione imprenditoriale è di un americano ( poteva essere altrimenti?), Andre Rieksta, per l'esattezza un nativo americano, un Mohicano. Il tabacco viene acquistato ad un prezzo più alto del valore di mercato da una cooperativa di agricoltori africani Malawi, garantendo loro un buon livello di sostentamento. Con i soldi ricevuti per il tabacco sono riusciti a sviluppare progetti di coltivazione diversificata ed hanno finanziato l'acquisto della attrezzatura necessaria ad incrementare le coltivazioni di noccioline. Il tabacco viene coltivato senza l'utilizzo di sostanze chimiche. La riserva indiana Mohawk è tutta impiegata nella produzione di queste sigarette e grazie alla nuova attività nessuno dei suoi componenti è disoccupato, costituendo una positiva eccezione tra le comunità di nativi. Ma a dispetto delle aspettative la marca di sigarette dei mohicani non è riuscita ad ottenere nessuna certificazione o riconoscimento etico. Nonostante i ripetuti contatti di Andre Rieksta con enti legati al commercio equo e solidale in Usa, Germania, Inghilterra e Italia, nessuno finora è sembrato interessato a concedere questo riconoscimento. Ma allora ci chiediamo: il mercato equo e solidale potrebbe mai essere interessato ad entrare in questo settore?
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