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IL CASENTINO PUNTA SULLE BIODIVERSIT

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40 varietà di mele, 30 di pere e 84 vitigni locali già censiti. Il Casentino rappresenta un territorio "modello" per la nuova legge sulle razze e varietà locali e per progetti di filiera corta inseriti nel Psr. I risultati illustrati in un convegno alla Mausolea di Soci (Ar).

agriculture_food_and_environmental_education145x100.jpg Sono salve alcune delle produzioni tipiche del Casentino. Una biodiversità, per la vallata aretina, che parte dalle antiche varietà di frutta e di vite a rischio di estinzione, passando anche per gli oli essenziali estratti da ginepro e rosmarino che hanno proprietà curative e antitumorali. Sono alcuni fra i risultati dei progetti territoriali, cofinanziati dall'Arsia e realizzati in collaborazione con la Comunità Montana del Casentino. Si è tenuto quest'oggi a Soci (Ar), nei suggestivi ambienti della Mausolea, azienda agricola del Monastero di Camaldoli "Valorizzazione di produzioni agricole nel territorio del Casentino", la presentazione dei risultati.
Per le piante da frutto sono già state censite 40 varietà di melo e 30 varietà di pero. In questa fase del progetto è stato fatto il  censimento delle notizie etnobotaniche in relazione alle vecchie varietà autoctone; sono state censite nuove cultivar dei fruttiferi, e poi rilevati i caratteri agronomici, morfologici, fenologici e fitosanitari delle singole varietà individuate. Infine è stata predisposta una specifica catalogazione: schede pomologiche, la raccolta del materiale vegetale, frutti, fiori, e foglie, con relativo reportage fotografico. Il progetto è durato tre anni (2005-2007) e un costo complessivo di 30mila euro.
"Il Casentino grazie al lavoro delle istituzioni e dei produttori locali sta da tempo portando avanti un percorso di salvaguardia e promozione delle proprie peculiarità ambientali ed agroalimentari"ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini, amministratore Arsia. "I progetti territoriali dell'Arsia si inseriscono alla perfezione in questo processo - ha spiegato - e puntano a valorizzare le produzioni locali che possono offrire un maggiore valore aggiunto alla qualità dell'intero sistema agroalimentare del Casentino, che comprende anche il turismo e l'ambiente. E' importante riuscire a promuovere le varietà vitivinicole autoctone per ampliare la gamma delle nostre produzioni e molte sono poi le possibilità per la frutticoltura, che può veramente offrire una nuova risorsa economica per l'agricoltura locale."  Inoltre, ha continuato: "La collaborazione fra soggetti scientifici, istituzioni e produttori locali è fondamentale per il futuro dei nostri territori, bisogna unire le conoscenze scientifiche con le conoscenze tradizionali. Il nuovo Piano di sviluppo rurale punta decisamente sui progetti di filiera corta, che devono necessariamente passare dalla valorizzazione delle produzioni locali, come in parte in parte già avviene con il Mercatale che si svolge a Bibbiena". Ha concluso suggerendo che  "Il Casentino può essere un territorio sperimentale per la nuova legge regionale (L.r. 64/04)  sulle razze e varietà locali, offrendo concreti strumenti per la conservazione delle biodiversità come la Banca regionale del germoplasma, la rete di conservazione e sicurezza e l'elenco dei Coltivatori custodi".
Il Casentino già negli ultimi anni ha riscoperto produzioni agroalimentari autoctone, anch'esse vicino alla scomparsa, mentre oggi invece producono reddito e sono presenti sui mercati locali. Fra questi la pregiata patata rossa di Cetica e il prosciutto del Casentino, un incrocio fra la cinta senese e il Large white. Non mancano produzioni enologiche: già tre aziende della vallata imbottigliano etichette di rosso e vino dolce. Un altro progetto territoriale dell'Arsia ha preso in esame proprio le varietà viticole autoctone del Casentino. Lo studio dei vecchi vitigni, eseguito tramite un accordo con il CRA-Unità di Ricerca per la Viticoltura di Arezzo, ha già portato all'individuazione di 84 varietà locali (per 108 accessioni). Tra questi meritano la menzione due vitigni casentinesi di rilievo: il "Moscato di Sabbiano", un biotipo tutto toscano di moscato dalle ottime prospettive, e il "Morellone del Casentino", dalle elevate potenzialità per la colorazione di vini rossi.
Stretto legame con il territorio e spiccate proprietà curative e antitumorali invece sono le caratteristiche degli oli essenziali e degli estratti di natura polifenolica dalla flora mediterranea, come ad esempio il rosmarino e il ginepro. Si tratta di coltivazioni caratterizzate da superfici limitate, vere e proprie "oasi" produttive, ma dall'elevato valore commerciale. I risultati del progetto confermano che alcune località toscane forniscono risultati qualitativi di alto livello, a dimostrazione di come percorsi di ricerca di questo tipo sono in grado di valorizzare lo stretto legame tra i prodotti ottenuti e i territori di produzione. Oltre all'interesse per l'Antica farmacia di Camaldoli, è stato evidenziato l'interesse dell'Officina profumo di Santa Maria Novella, ricordando come il rosmarino facesse parte della ricette dei profumi di Caterina de Medici.