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IL CASENTINO PUNTA SULLE BIODIVERSITÀ. MELE, PERE E VITIGNI SALVATI DALLA SCOMPARSA |
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Wednesday 07 November 2007 |
40
varietà di mele, 30 di pere e 84 vitigni locali già censiti. Il Casentino
rappresenta un territorio "modello" per la nuova legge sulle razze e varietà
locali e per progetti di filiera corta inseriti nel Psr. I risultati illustrati
in un convegno alla Mausolea di Soci (Ar).
Sono salve alcune delle produzioni tipiche del Casentino. Una
biodiversità, per la vallata aretina, che parte dalle antiche varietà di frutta
e di vite a rischio di estinzione, passando anche per gli oli essenziali
estratti da ginepro e rosmarino che hanno proprietà curative e antitumorali.
Sono alcuni fra i risultati dei progetti territoriali, cofinanziati dall'Arsia
e realizzati in collaborazione con la Comunità Montana del Casentino. Si è
tenuto quest'oggi a Soci (Ar), nei suggestivi ambienti della Mausolea, azienda
agricola del Monastero di Camaldoli "Valorizzazione di produzioni agricole nel
territorio del Casentino", la presentazione dei risultati.
Per le piante da frutto sono già state censite 40 varietà di
melo e 30 varietà di pero. In questa fase del progetto è stato fatto il censimento delle notizie etnobotaniche in
relazione alle vecchie varietà autoctone; sono state censite nuove cultivar dei
fruttiferi, e poi rilevati i caratteri agronomici, morfologici, fenologici e
fitosanitari delle singole varietà individuate. Infine è stata predisposta una
specifica catalogazione: schede pomologiche, la raccolta del materiale
vegetale, frutti, fiori, e foglie, con relativo reportage fotografico. Il progetto
è durato tre anni (2005-2007) e un costo complessivo di 30mila euro.
"Il Casentino grazie al lavoro delle istituzioni e dei
produttori locali sta da tempo portando avanti un percorso di salvaguardia e
promozione delle proprie peculiarità ambientali ed agroalimentari"ha
sottolineato Maria Grazia Mammuccini, amministratore Arsia. "I progetti
territoriali dell'Arsia si inseriscono alla perfezione in questo processo - ha spiegato
- e puntano a valorizzare le produzioni locali che possono offrire un maggiore
valore aggiunto alla qualità dell'intero sistema agroalimentare del
Casentino, che comprende anche il turismo e l'ambiente. E' importante riuscire a
promuovere le varietà vitivinicole autoctone per ampliare la gamma delle nostre
produzioni e molte sono poi le possibilità per la frutticoltura, che può
veramente offrire una nuova risorsa economica per l'agricoltura locale." Inoltre, ha continuato: "La collaborazione fra
soggetti scientifici, istituzioni e produttori locali è fondamentale per il
futuro dei nostri territori, bisogna unire le conoscenze scientifiche con le
conoscenze tradizionali. Il nuovo Piano di sviluppo rurale punta
decisamente sui progetti di filiera corta, che devono necessariamente passare
dalla valorizzazione delle produzioni locali, come in parte in parte già
avviene con il Mercatale che si svolge a Bibbiena". Ha concluso suggerendo che "Il Casentino può essere un territorio
sperimentale per la nuova legge regionale (L.r. 64/04) sulle razze e varietà locali, offrendo
concreti strumenti per la conservazione delle biodiversità come la Banca
regionale del germoplasma, la rete di conservazione e sicurezza e l'elenco dei
Coltivatori custodi".
Il Casentino già negli ultimi anni ha riscoperto produzioni
agroalimentari autoctone, anch'esse vicino alla scomparsa, mentre oggi invece
producono reddito e sono presenti sui mercati locali. Fra questi la pregiata
patata rossa di Cetica e il prosciutto del Casentino, un incrocio fra la cinta
senese e il Large white. Non mancano produzioni enologiche: già tre aziende
della vallata imbottigliano etichette di rosso e vino dolce. Un altro progetto
territoriale dell'Arsia ha preso in esame proprio le varietà viticole autoctone
del Casentino. Lo studio dei vecchi vitigni, eseguito tramite un accordo con il
CRA-Unità di Ricerca per la Viticoltura di Arezzo, ha già portato
all'individuazione di 84 varietà locali (per 108 accessioni). Tra questi
meritano la menzione due vitigni casentinesi di rilievo: il "Moscato di
Sabbiano", un biotipo tutto toscano di moscato dalle ottime prospettive, e il "Morellone
del Casentino", dalle elevate potenzialità per la colorazione di vini rossi.
Stretto legame con il territorio e spiccate proprietà
curative e antitumorali invece sono le caratteristiche degli oli essenziali e
degli estratti di natura polifenolica dalla flora mediterranea, come ad esempio
il rosmarino e il ginepro. Si tratta di coltivazioni caratterizzate da
superfici limitate, vere e proprie "oasi" produttive, ma dall'elevato valore
commerciale. I risultati del progetto confermano che alcune località toscane
forniscono risultati qualitativi di alto livello, a dimostrazione di come
percorsi di ricerca di questo tipo sono in grado di valorizzare lo stretto
legame tra i prodotti ottenuti e i territori di produzione. Oltre all'interesse
per l'Antica farmacia di Camaldoli, è stato evidenziato l'interesse
dell'Officina profumo di Santa Maria Novella, ricordando come il rosmarino
facesse parte della ricette dei profumi di Caterina de Medici.
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