Sono questi i risultati di un nuovo studio promosso dall'Università
di California che verrà presentato nella prossima edizione di "Proceedings
of the National Academy of Sciences"."Il meccanismo secondo cui le piante crescono e sviluppano bio massa vegetale è uno dei processi biologici più importanti del pianeta", ha dichiarato il prof. Bradley Cardinale, autore della ricerca.
La capacità produttiva dei vegetali determina la loro capacità di assorbimento dei gas serra come l'anidride carbonica, ma è anche responsabile per la produzione di ossigeno, cibo, fibre e indirettamente anche biofuels. Ma se fino ad oggi si è preso atto, con rammarico, per la scomparsa di una biodiversità, per la prima volta si è capito quale impatto abbia per l'ecosistema.
Nello studio del prof. Cardinale in cui vengono analizzati i risultati di 44 esperimenti effettuati in diversi parti del mondo che simulano l'estinzione di specie vegetali, è evidente come gli ecosistemi con minor numero di specie vegetali riescano a produrre sino a 50% in meno di biomassa di quelli in cui il tasso di biodiversità rimane "normale". Di conseguenza è chiaro come le specie in estinzione possano pregiudicare i benefici che la natura garantisce, ha spiegato Cardinale, in termini pratici significa che ecosistemi "ricchi" sono più efficaci nel controllare pestilenze, nell'assorbimento di Co2 e di sostanze organiche.
Per Michel Loreau dell'Università McGill di Montreal e co-autore della ricerca: " Le nostre analisi dimostrano in modo incontrovertibile come gli ecosistemi provvisti di una maggior varietà di specie vegetali siano più produttivi". "Questo avviene - ha continuato - in parte perché certi sistemi contengono specie maggiormente produttive ma anche, e questo è il dato più significativo, perché le piante hanno un ruolo complementare nel modo in cui sfruttano le risorse biologiche. In altre parole, specie vegetali differenti hanno un ruolo specifico nell'ambiente."



