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OGM, SI DELLA COMMISSIONE EU A MAIS E BARBATIETOLA BIOTECH

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La Commissione europea ha dato il via libera definitivo al commercio del mais transgenico 59122, chiamato anche Herculex Rw, su cui i 27 Stati membri non sono riusciti ad avere né una maggioranza a favore né una contraria.
mais-ogm-hercules.jpgCon l'imprimatur di Bruxelles termina la lunga procedura di autorizzazione la cui decisione è rimasta nelle mani della sola Commissione europea, proprio per l'impossibilità del Consiglio dei ministri Ue di trovare sulla questione una posizione comune. Il via libera riguarda anche altri tre alimenti biotech: si tratta della commercializzazione sul mercato europeo di una barbabietola da zucchero geneticamente modificata (l'H7-1) e di altre due mais ibridi biotech (il 1507xnk603 e il 603xmon810).

Complessivamente salgono a quindici i nuovi ogm che sono stati autorizzati nella Ue dal 2004. Tuttavia nessun ogm è stato ancora autorizzato per la coltivazione. Bruxelles deve ancora pronunciarsi sulla coltivazione di una patata transgenica. «Ancora una volta la Commissione europea decide di autorizzare la commercializzazione di un prodotto transgenico benché la maggioranza dei Paesi membri abbia già espresso la propria contrarietà è un fatto molto grave», ha commentato Mario Capanna, presidente della fondazione diritti genetici. «Questa decisione - ha proseguito Capanna - dimostra in modo evidente come alcuni tecnocrati si sostituiscano nella decisione alla volontà dei popoli europei che attraverso i loro governi hanno espresso a più riprese e in più sedi la loro contrarietà a una alimentazione contenente ogm».

A rischio anche la pizza?
Secondo il responsabile del tavolo agroalimentare della Ue, Ludger Fischer è a rischio anche la pizza: «In Europa ci si concentra soprattutto sull'etichetta per individuare la presenza di ogm nei prodotti», una situazione che secondo Fisher non ci mette al riparo da inconsapevoli degustazioni biotech, come nel caso della pizza. Potenziali rischi sono legati, dice l'esperto Ue, alla farina di granturco che «non ha ogm approvati» in Europa e che pertanto «ha pochi obblighi di etichettatura». «Il lievito, aggiunge, è quasi tutto ogm, per aumentarne il potere di lievitazione». Ma anche in questo caso «non ci sono obblighi di etichettatura». Poi gli additivi del gusto, «enzimi e acidi di soia». Quest'ultimi, riferisce Fischer, «sono approvati dall'Unione Europea», e in questo caso «il produttore ha l'obbligo di indicarlo in etichetta». Manca il formaggio: «potrebbe contenere enzimi ogm, rileva il responsabile Ue, ma, siccome vengono distrutti dal processo produttivo, non c'é l'obbligo di etichetta». E poi l'olio: «Questo, dice Fischer, é un punto delicato. Quelli di soia e di colza hanno una grande produzione a livello mondiale di ogm. Mentre non c'é produzione in Europa», che pure consente «l'importazione e l'esportazione» e «permette l'arrivo di questi prodotti».

Il Sole 24 Ore
 

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