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NOBEL PER LA PACE 2007. UN PREMIO UTILE CHE FA BEN SPERARE |
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Sunday 14 October 2007 |
L'ecologia
come etica per l'umanità. Il riconoscimento del legame
indissolubile tra uomo e la Terra.
Il
premio Nobel per la pace 2007 è stato assegnato ad Al Gore e
al ICCP, il comitato scientifico intergovernativo dell'Onu che da
alcuni anni sta valutando le condizioni del nostro pianeta in
relazione ai mutamenti climatici e lavora per offrire quelle
informazioni necessarie a predisporre delle politiche appropriate.
Un premio condiviso, quindi, che nella tradizione del comitato del
Nobel va interpretato come l'investitura degli attori di quella che
può essere una trasformazione epocale per il nostro pianeta.
L'ecologia come etica per l'umanità. Il riconoscimento del
legame indissolubile tra uomo e la Terra.
È
una bella notizia.
Al
Gore è il vicepresidente Usa dal 1992 al 2000 negli anni
dell'amministrazione Clinton ed è poi lo sconfitto da Bush
durante le elezioni del 2000, quelle famose per il riconteggio delle
schede in quella Florida dove il governatore era proprio il fratello
di George W.
Al
Gore è anche l'autore e protagonista del documentario
blockbuster "La scomoda verità" ( esce in questi giorni in
Italia anche il libro), premiato con l'Oscar nel 2007, dove tratta
il tema dei mutamenti climatici, quello stesso argomento che già
aveva presentato nel corso di diverse conferenze. Lo scorso luglio riesce a
catalizzare l'attenzione mondiale grazie al "Live Earth", un
concerto in contemporanea durato lo spazio di 24 ore, tra
palcoscenici ed eventi in diverse città della terra. Un
esperimento che ha visto la partecipazione delle più famose
band musicali, un evento epocale che ha amplificato il messaggio di
Gore, costringendolo a giocare il ruolo del protagonista, e
trasformandolo inevitabilmente nel paladino dell'ambiente. Da un
certo punto di vista è innegabile come sfruttando i migliori
meccanismi della comunicazione, un problema etico sia stato
catapultato, alla stregua di un prodotto ben pubblicizzato,
all'attenzione di tutti. Il pianeta è in pericolo, bisogna
fare qualcosa. Le ricerche dell'ICCP, con studi elaborati nel corso
di anni, non fanno che avvalorare scientificamente i dati e le
preoccupazioni del medium. Quindi un premio Nobel per la pace,
assegnato ai migliori protagonisti, posto che il problema dello stato
del pianeta meriti l'attenzione di tutti.
Invece
no. Si è buttata in politica. Con la gara a sbeffeggiare Gore,
reo di essere un perdente e di perpetrare visioni apocalittiche su un
problema che meriterebbe piuttosto una superficiale preoccupazione,
tanto per gradire, una volta ogni tanto. O contestandogli l'energia
elettrica consumata per organizzare i concerti, come se questo dato
rappresentasse l'aspetto piu' degno di nota della manifestazione
e del problema in se'.
Tra
le prime reazioni, in Italia, alla notizia del Nobel quella
dell'esponente Udc Luca Volonte: "E'
follia allo stato puro, il comitato ha subito certamente pressioni e
sicuramente il giudizio non è sereno".E'
notizia di questa settimana come una la sentenza di un giudice
dell'Alta Corte di Londra che ha rilevato la presenza di 9 errori
9 nel documentario di Al Gore in un contesto di "allarmismo ed
esagerazione", tutto questo pur di non mostrare il documentario
nelle scuole come il premier Brown auspicava. Cioè un
provveditore scolastico ha denunciato il contenuto del documentario
pur di non mostrarlo agli studenti.
Al
Gore non è un santo ed è inutile continuare a colpirlo
per il ruolo che gli rischia di cadere addosso dal momento che il
riconoscimento del Nobel, ne certifica la dimensione etica e lo rende
immune da ogni pretestuoso attacco.
Il
dibattito non può limitarsi a stabilire il tasso di
apocalitticità del problema, eludendolo o tentando di
annullarlo in un presente dove non si vuole abbandonare uno stile di
vita privo del minimo pudore verso il futuro del pianeta e di
conseguenza privo di rispetto per l'uomo. Come se l'intensità
delle preoccupazioni, legittime, per il pianeta potessero in qualche
modo annullare il problema.
Memorabile
il giornalista principe italiano che dal suo salotto televisivo ha
cercato di sbeffeggiare i problemi ambientali contestandone solo
l'allarmismo per il semplice gusto di dimostrare ancora una volta
la propria arguta abilità iconoclasta. E la disputa sul tasso
di apocalitticità sarà sempre il mezzo per far
deragliare l'attenzione dal problema principale.
C'è
infine lo spazio per una lettura, per così dire, paradossale
di questa assegnazione, ovvero che il Nobel per la Pace rappresenti
la fine della politica ambientalista così come eravamo finora
abituati a conoscerla. Non ci saranno più margini per
tematiche che appartengono per diritto agli ambientalisti perché
l'ambiente stesso sarà d'ora in poi al centro delle
prospettiva della politica. Non c'e' più tempo per
delegare, relegare e cullare vagheggiamenti ambientalisti perché
è arrivato il momento di un'etica che mette davanti ad ogni
cosa la sostenibilità del pianeta stesso.
Ed
è per questo che la possibilità di vedere Al Gore
candidato ora alla presidenza Usa è solo un argomento ozioso
o destinato a quelle anime belle in astinenza da eroi. Il premio
Nobel e la considerazione costruita fin'ora sono un patrimonio
troppo ingente per venir incautamente bruciato.
Paladino
o non paladino, santo o non santo, siamo felici che finalmente
l'ambiente e la consapevolezza dei problemi legati alla vita
dell'uomo e del suo futuro siano al centro dell'attenzione e che
questi passaggi sono entrati nella storia grazie al premio Nobel
assegnato ad Al Gore. La visibilità mediatica, ripeto, e
l'appoggio scientifico del ICCP, come profeticamente rilevato dal
comitato di Oslo, segneranno il futuro delle politiche mondiali dei
prossimi anni, come la difesa dell'occidente dal terrorismo lo è
stato in questi anni scorsi.
Per Greenplanet.net - Federico Bertazzo, 14 ottobre 2007
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