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GAVINO LEDDA: QUESTO E' BANDITISMO BANCARIO |
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Friday 12 October 2007 |
«Questo è banditismo
bancario: non si può accettare che mezza Sardegna sia messa all'asta».
Lo scrittore Gavino Ledda interviene con la consueta schiettezza sui
nodi del crac nel mondo agro pastorale.
Sollecita l'intervento a tutto campo della giunta di centrosinistra
guidata da Renato Soru e chiede l'apertura di un nuovo confronto in cui
si possano recuperare i valori più autentici di quella civiltà che lui
stesso ha narrato nella sua opera più celebre, «Padre padrone».
Tradotto in quaranta lingue dopo la prima pubblicazione per la
Feltrinelli nel 1974, il libro ha venduto milioni di copie e anticipato
temi alla base delle proteste che oggi scuotono l'isola da sud a nord.
«In realtà nella mia storia si parla già delle difficoltà nel lavoro,
dei contrasti fra gli uomini, della battaglia contro le avversità
naturali, del pericolo di abbandonare strade secolari - spiega Gavino
Ledda - Mi auguro che qualcuno tra i lettori lo ricordi. Io ho scritto
Padre padrone animato da una precisa speranza: cercare di salvaguardare
la civiltà della pecora, del grano, dell'ulivo, del sughero. Adesso
devo purtroppo constatare che questa civiltà, così com'è scomparso mio
padre qualche mese fa, sta a sua volta morendo». «È stata un'età della
cultura umana, una facies, che io ho vissuto in senso omerico: da
millenni sino ad arrivare alla mia esperienza nulla era cambiato nella
pastorizia», prosegue l'autore, ricorrendo alle metafore con cui è
solito accompagnare i suoi discorsi.
Per poi continuare con
preoccupazione: «Ora devo però prendere atto, non senza allarme, che un
equilibrio è stato spezzato, che qualcosa si è definitivamente rotto e
un intero mondo è in procinto di venire spazzato via». Ledda ricorda la
sua vita, analfabeta sino ai diciotto anni, privatista dalle elementari
alle superiori, poi la laurea in lingue nel giro breve tempo. Compresa
la parentesi da professore alle università di Cagliari e Sassari prima
del successo di «Padre padrone», che ora sta riscrivendo in
sardo-gaìnico col titolo di «Padre padròrre». «Io ho prodotto una
voluta separazione dal mio ambiente, che ho raccontato anche come
regista e attore nel film Ybris - prosegue - Avevo il compito di
narrare la mia vicenda, di far scrivere per la prima volta un vero
pastore: e l'ho portato a termine. Ma altri allevatori nell'isola sono
stati costretti a lasciare la loro cultura. Hanno dovuto per bisogno
abbandonare la terra. Magari emigrare e per inurbarsi nelle città
cambiando mestiere. Questa fuga del passato minaccia adesso di
ripetersi con effetti ancora più disastrosi». «È terribile - conclude
amaramente Ledda - In Padre padrone sussisteva un equilibrio dovuto
alla lotta del pastore contro la natura. Ma dagli anni Ottanta le cose
hanno cominciato a cambiare e questo status, questo senso della misura,
si è spezzato. Oggi il pane non è più dolce come in passato. È persino
cambiato il sapore della carne d'agnello. Tecnologie estreme, rimedi
artificiali, troppi compromessi hanno provocato disastri. Ora il
banditismo degli istituti di credito fa il resto. Ecco, ci vorrebbe
davvero qualche Gesù Cristo capace di cacciare fuori i banchieri dal
tempio».
Articolo di Pier Giorgio Pinna Siligo pubblicato sul Giornale di Sardegna del 4 Ottobre 2007
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