Con la pubblicazione del libro "Falce e Martello", Bernardo Caprotti sferra uno strorico attacco.
E' un j'accuse contro gli ostacoli posti al suo
gruppo nelle regioni rosse. A seguire un esposto in procura per
denunciare i molti soprusi subiti. Il fondatore di Esselunga intende
fare chiarezza. Intanto il presidente di Coop Italia, Vincenzo
Tassinari, si difende puntando a un risarcimento di almeno 300 milioni
di euro. Per concorrenza sleale e spionaggio. Chi ha ragione?
Bernardo Caprotti, 82 anni il prossimo 7 ottobre, ha il privilegio di
poter dire tutto ciò che pensa in un'Italia così apparentemente stanca
della politica e di tutta la sua classe dirigente, ma che è sempre
pronta a far entrare la politica ovunque.
Caprotti è stato il primo, nel nostro paese, ad aprire un supermercato
nel 1957 a Milano. Nel tempo ha costruito un vero e proprio impero del
retail, Esselunga, con 132 punti vendita, 17.000 dipendenti ed un
fatturato di quasi 5 miliardi di euro.
È un imprenditore alla vecchia maniera Caprotti, di quelli che amano
profondamente le aziende che hanno fatto nascere, di quelli che sono
disposti a difenderle da tutti, anche dal proprio figlio se necessario.
Non hanno paura di apparire antipatici, burberi, perché non hanno
alcuna velleità di apparire, ma se costretti non hanno alcun timore nel
farlo.
Romano Prodi questo non deve averlo considerato quando all'inizio del
2006, in una trasmissione di Porta a Porta disse: "Abbiamo le Coop, c'è
ancora l'Esselunga", ed ancora: "il governo le può mettere insieme".
Deve aver pensato, il nostro Presidente del Consiglio, che ad una certa
età, Caprotti si sarebbe rassegnato ad una vita da pensionato ed
avrebbe deciso finalmente, dopo tante voci che si rincorrevano
insistenti nel mondo della finanza, a vendere.
Ma vendere a chi?
Giammai agli stranieri, in Italia abbiamo le Coop.
Forse, il Professore, abituato a fare politica, ha per un attimo
dimenticato che dietro a tante aziende, nel nostro paese, vi sono
ancora delle famiglie, delle persone non disposte a scendere a
compromessi con nessuno, tanto meno con il nemico storico.
Ed il nemico storico di Bernardo Caprotti è da sempre stato il sistema, tutto italiano, delle cooperative.
Da quelle dichiarazioni, così fuori luogo, è passato un anno e mezzo,
Bernardo Caprotti non solo non ha venduto alle Coop, chiarendo tra
l'altro che non ha alcuna intenzione di vendere e che ravvede come
unica possibile azione finanziaria quella di quotarsi in Borsa, ma
firma un libro denuncia dal titolo Falce e carrello.
Il libro, presentato in una conferenza stampa a Milano lo scorso 21
settembre parla di soprusi e scorrettezze delle cooperative rosse in
Italia, racconta cinquant'anni di ingiustizie.
Il tutto dettagliatamente documentato.
Ha l'età e la grinta per osare Bernardo Caprotti.
Numeri alla mano, di quelli che non possono essere interpretati a
seconda dello schieramento politico di appartenenza, Caprotti
sottolinea come le Coop hanno notevoli ed evidenti agevolazioni fiscali
a fronte però di alcun beneficio per il consumatore.
I prezzi dei prodotti venduti, infatti, nei supermercati Coop sono generalmente più alti di quelli praticati da Esselunga.
Ad avvalorare ciò sono arrivati anche i risultati di una ricerca
condotta da Altrocaonsumo in cui emerge chiaramente che la catena più
conveniente alla quale è stato assegnato un punteggio di 100 è proprio
l'Esselunga, mentre, in fondo alla classifica, all'ultimo posto si
colloca la Coop con un 110. Tali dati, pubblicati, si riferiscono al
mese di settembre 2007.
Eppure pagano meno della metà delle tasse ed, addirittura, anche il
tanto osannato articolo 18 ad esse non si applica, evidentemente qui i
lavoratori non hanno bisogno di essere difesi.
Ma Caprotti non si limita ad accusare le Coop di concorrenza sleale, va ben oltre.
Caprotti parla di soprusi, di scorrettezze e collusioni tra le Coop e i
governi rossi, episodi raccontati nel dettaglio con nomi e cognomi,
luoghi e date.
Spunta, fra i tanti, anche il nome del Ministro Giovanna Melandri che
nel 1999 appose una serie di vincoli all'area dove Esselunga stava
edificando un nuovo punto vendita a Bologna.
Preziosi ed intoccabili reperti di età etrusca erano stati trovati.
Dopo mesi di inutili trattative Caprotti rinuncia all'area, ma ecco che
a distanza di soli due mesi la stessa viene rilevata dalla Coop
Adriatica che inizia i lavori e senza alcun intoppo apre il suo
supermercato.
E i reperti etruschi?
Probabilmente sono ancora buttati sotto un telo di plastica nera vicino
al cimitero della Certosa, così come li vide Caprotti quando si mise
alla loro ricerca.
"Avremmo potuto tacere? Sopportare ancora?" queste le domande che
Bernardo Caprotti ha posto in una lettera pubblicata dal Sole 24 Ore.
La risposta netta e decisa è stata: no.
Intanto il presidente di Coop Italia, Vincenzo Tassinari, si difende
puntando a un risarcimento di almeno 300 milioni di euro per
concorrenza sleale e spionaggio.
Secondo Tassinari Esselunga e suoi alleati nella centrale acquisti Esd
sono venuti in possesso di segreti di carattere industriale di Coop
alterando la normale competizione sul mercato.
29 Settembre 2007 Teatro Naturale 33 Anno 5
di Mena Aloia
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