|
A MESTRE IL BOSCO URBANO PIÙ GRANDE D’ITALIA |
|
|
|
|
Sunday 30 September 2007 |
Un risarcimento ambientale di 1400 ettari nel piano regolatore. Dialogo Cacciari-Ovadia per l'inaugurazione del bosco della memoria "Ottolenghi".
Da grigia a
verde. Dalle fabbriche chimiche che circondano la città-industria di Mestre a
un bosco esteso quanto 2.800 campi da calcio. Il sogno della Venezia di
terraferma si fa realtà a partire dal primo di ottobre, con
l'inaugurazione di uno spicchio del futuro ‘Bosco di Mestre: un'area verde cittadina che nei
prossimi anni diventerà la più vasta d'Italia. 1.400
ettari -
previsti nel Piano regolatore - tra querce, frassini, olmi e
noccioli che trasformeranno la città in un polmone sano inserito tra
autostrada, ferrovia e aeroporto. A regime sono previsti circa 75mq di macchia
verde per ciascuno dei 186mila abitanti mestrini: un'enormità, rispetto
ai 13mq di Milano e ai 14 di Roma. E una vera e propria rivoluzione per la
città, a partire dai suoi aspetti ecologici, sociali e paesaggistici.
Si
parte dal primo di ottobre, con
l'inaugurazione del Bosco intitolato ad Adolfo
Ottolenghi, rabbino di Venezia dal 1919 e ucciso ad Auschwitz nel
1944. Un Bosco della memoria
raccontato in mattinata attraverso un dialogo tra il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari e l'autore Moni Ovadia
(ore 11,00) alla presenza dei giovani delle scuole medie di Mestre. 20 ettari di bosco
naturalistico messi a disposizione dei cittadini, con percorsi pedonali,
didattici e naturalistici, piste ciclabili, zone di sosta.
Il
valore sociale del bosco supera però gli aspetti ludico-didattici, se
rapportato alle ecopriorità di una città dove le auto in circolazione sono
quasi una ogni 2 abitanti, le emissioni di CO dovute al traffico ammontano a 16.589 t/anno e il
limite di legge per le PM10 viene superato 158 giorni/anno.
Inoltre
c'è il problema della laguna, soggetta ad inquinamento (azoto e fosforo)
causato soprattutto dall'attività agricola: il bacino scolante in laguna
occupa un territorio di quasi 200.000 ettari.
Su questi fronti la parola d'ordine del bosco è
sequestrare:
sequestrare le emissioni di carbonio, che in seguito a Kyoto costano al Paese
oltre 10 euro ogni tonnellata prodotta, ma anche tamponare di circa la metà i
carichi di azoto disciolti in laguna attraverso la fitodepurazione
dell'acqua svolta dagli alberi, che sono più efficaci ed economici di un
depuratore.
Si
calcola che, a progetto concluso, il bosco urbano di Mestre - sarà grande
quanto il Porto di Marghera - potrà garantire l'equilibrio sostenibile a
un'area di oltre 150mila persone trattenendo, ad esempio, quasi centomila tonnellate di Co2 all'anno: circa 6
volte le emissioni di carbonio rilasciate ogni anno dal traffico veicolare.
Risarcimento ambientale, disinquinamento, risparmio
energetico, rinaturalizzazione del suolo e dell'acqua, protezione
idraulica, produzione di biomassa sono solo alcuni degli effetti ambientali ed
economici del progetto gestito dal Comune di
Venezia attraverso l'Istituzione Bosco
di Mestre. Non ultimo quello relativo all'attività agricola, che consentirà a chi
sistema a bosco almeno 20
ettari di terreno di edificare (impianti sportivi,
locande ecc.) e svolgere attività multifunzionale, come la produzione di
biomasse legnose per ricavarne reddito. Un esempio tangibile è l'area
Querini, i cui 200 ettari
forniranno una quantità di biomasse in grado di riscaldare per un anno un
quartiere di 300 persone. Ad oggi, l'area eletta dal piano regolatore è
per 1000 ettari
di suolo privato. Gli incentivi urbanistici offerti dal Prg
sono stati apprezzati da alcuni proprietari, che stanno ora progettando la
forestazione delle loro proprietà, mentre altri, che erano esclusi dalla
perimetrazione, sono stati inclusi in seguito a loro richiesta. Un entusiasmo
attorno al progetto spesso vissuto come un bisogno dai cittadini; secondo un
sondaggio condotto dall'Università di Padova, infatti, il 70 per cento
degli intervistati in città sarebbe disposto a tassarsi pur di avere il bosco.
Ma il Comune non prevede alcuna tassa aggiuntiva.
interCOM
|