| IL PESSIMO AFFARE DI COLTIVARE BENZINA |
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| Sunday 23 September 2007 | |
I cosiddetti biocarburanti, un mito da
sfatare. Pietro Perrino, ricercatore del Cnr, ha calcolato per
Greenplanet le necessità di energia e le emissioni di anidride
carbonica (il gas dell'effetto serra) legate all'intero ciclo
produttivo
Questa vignetta di Andy Singer (via Blogeko) sfata il mito dei biocarburanti meglio di un qualsiasi lungo discorso. Mostra quanta chimica e quante energie fossili ci sono dietro all'etanolo, la benzina prodotta a partire dai campi di mais (ma anche da molte altre colture) che piace tanto agli Stati Uniti di Bush e all'Unione Europea. Entrambi hanno deciso di promuoverne la produzione sostenendo, a torto, che i biocarburanti restituiscono all'atmosfera solo l'anidride carbonica immagazzinata dai vegetali da cui derivano e che dunque non contribuiscono all'effetto serra e al riscaldamento globale. Per la precisione, gli Stati Uniti vogliono sostituire entro il 2050 il 30 % della benzina con i biocarburanti e l'Unione Europea vuol sostituire l'8% della benzina entro il 2015. Chi non vuol fermarsi alle suggestioni della vignetta, può leggere l'articolo ( Fin qui le considerazioni del ricercatore. Resta un ultimo aspetto. A questo pessimo affare sarebbe meglio attribuire il nome di "agrocarburanti", e non più di "biocarburanti". Quel "bio" iniziale, che può richiamare l'aggettivo "biologico", proprio non ha senso. I carburanti si ottengono perlopiù da colture geneticamente modificate, fatte crescere a suon di concimi chimici e pesticidi, e - lo dimostra l'articolo di Perrino - non hanno nulla a che spartire con un'agricoltura sostenibile e rispettosa dell'ambiente. Rappresentano l'esatto contrario dell'agricoltura biologica, appunto.
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