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GIOCHI PERICOLOSI: SE MATTEL SI PRENDE LA COLPA... PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Muzzarini   
Saturday 22 September 2007
Mattel chiede scusa alla Cina e riconosce la propria assoluta responsabilità della pericolosità dei propri articoli "made in china" ritirati dal mercato

giocattoli.jpgDopo due mesi di polemiche sulla qualità del "Made in China" e oltre 21 milioni di pezzi ritirati dal mercato, Mattel comunica ufficialmente le proprie scuse a Pechino e ai consumatori. Sembrerebbe questo l'epilogo dello scandalo dei giocattoli pericolosi, realizzati con l'utilizzo di vernici ad elevato contenuto di piombo, che assunto dimensioni mondiali e provocato intense reazioni da parte dell'opinione pubblica.

I giocattoli, ha affermato Mattel, sono stati ritirati a causa di "un difetto di design della Mattel", non imputabile quindi ai produttori cinesi, i quali hanno tremato per quasi due mesi affermando da subito la propria innocenza.

Se volessimo dare credito a questa versione, che trova a questo punto unanime consenso tra le due parti in causa, non potremmo esimerci dal riflettere sullo sconsiderato comportamento di Mattel. Lo scandalo si è indubbiamente ripercosso su tutto il Made in China; è vero che l'economia del paese asiatico è in forte crescita e non si arresta per un simile avvenimento, ma è altrettanto vero che un danno a livello di immagine può averlo subito. Il temporeggiamento della Multinazionale ha solo contribuito a diffondere la convinzione della scarsa capacità produttiva, in termini di qualità, della Cina. In primo luogo, quindi, lo stesso sistema imprenditoriale Cinese è risultato pagare le conseguenze di un errore, a quanto parrebbe, non ad esso imputabile. Sempre pensando a Mattel, verrebbe anche da considerare irresponsabile l'azienda che ha prestato poca attenzione alla qualità del prodotto finito commercializzato e quindi, in ultima istanza, a una delle categorie di stakeholder sicuramente primari per l'azienda: i propri clienti. Un'impresa socialmente responsabile deve sicuramente preoccuparsi non solo del proprio impatto ambientale o del rispetto dei diritti umani nei propri stabilimenti produttivi, ma dovrebbe anche garantire la sicurezza dei propri prodotti al consumatore finale. Se la colpa è di Mattel, non male: in fondo è una società considerata tra le 100 migliori al mondo nella classifica delle "Best Corporate Citizens" 2007, che individua le migliori 100 società nel loro rapporto con la cittadinanza, importante riconoscimento per le politiche di responsabilità sociale dell'impresa che trovano il loro fondamento in quattro principi:

- criteri di produzione responsabili globali (ovvero utilizzati in tutto il mondo)

- sostenibilità ambientale e sicurezza dei dipendenti

- monitoraggio indipendente e trasparenza

- sicurezza dei prodotti

Questo aspetto si commenta da se.

Il riconoscimento della propria responsabilità da parte di Mattel è ufficiale, per cui non si può che accettarla e, come si è fatto, sollevare al limite una questione di coscienza nei confronti di Mattel.

Tuttavia, può essere interessante e lecito interrogarsi sull'opportunità della multinazionale di operare questa scelta.

A metà agosto Mattel aveva attribuito l'intera responsabilità della vicenda ai produttori cinesi, colpevoli di aver violato gli standard e i requisiti di sicurezza. In risposta, il capo dell'amministrazione generale cinese sul controllo della qualità aveva affermato che i difetti non erano imputabili alla produzione ma alla progettazione dei prodotti e quindi alla Mattel stessa.

Ieri, Mattel ha fatto  completamente marcia indietro. L'affermare la propria responsabilità sulla vicenda, genera sicuramente un danno a livello reputazionale non indifferente, come affermato da parte di Thomas Debrowski, vice presidente per le operazioni mondiali del gruppo. Tuttavia, è presumibile che ritirare tutta la produzione dagli stabilimenti cinesi, per cercare altri produttori a livello di prezzi competitivi rappresenterebbe una sfida probabilmente impossibile. D'altra parte, se la responsabilità fosse rimasta a carico dei produttori cinesi, difficilmente Mattel avrebbe potuto fare altrimenti: i consumatori avrebbero probabilmente sempre più evitato gli articoli made in China.

Con questa scelta, Mattel ottiene un importante vantaggio da contrapporre al costo del danno reputazionale: contribuisce infatti a restituire credibilità al Made in China e soprattutto si garantisce la possibilità di continuare a far produrre i propri articoli nel paese asiatico a basso costo. Se il mercato attribuisce la colpa dello scandalo a un errore progettuale si potrà aspettare il licenziamento di qualche responsabile, la correzione degli errori di progettazione e una volta ciò sia avvenuto potrà considerare affidabile il prodotto Mattel Made in China. Se invece il difetto è attribuito ai produttori cinesi, non meglio identificati agli occhi del grande pubblico, a Mattel non resterebbe altro che spostare la propria produzione in altri posti, perdendo competitività a livello di prezzi sul mercato.

Questo significa che Mattel si sia attribuita una colpa non sua, per un discorso di convenienza economica? Probabilmente no, anche se il dubbio è legittimo: tuttavia, sul lungo periodo la scelta potrebbe in realtà rappresentare un interessante opportunità scaturita da una situazione critica.

Quale sia la reale strategia dietro una scelta sicuramente oculata e attenta, il consumatore non può che augurarsi che le nuove produzioni Mattel siano più attente alla qualità e alla sicurezza del prodotto, sia in fase progettuale che in fase produttiva.

Le informazioni citate  sono tratte dall'articolo di Simone Filippetti, pubblicato su "Il sole 24 ore" diel 22 settembre, p. 7.

Si veda a proposito la sezione del sito Mattel http://www.shareholder.com/mattel/news/20070214-229854.cfm

nonché la sezione CSR del sito della società http://www.mattel.com/about_us/Corp_Responsibility/default.asp

 

 

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