"La coesistenza fra coltivazioni OGM, biologiche e tradizionali è
impossibile." - dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna OGM di
Greenpeace - "Solo scegliendo un modello di sviluppo sostenibile, che
interessi anche l'alimentazione animale, i prodotti italiani potranno
continuare a essere simbolo di genuinità e tradizione."
In Europa il rischio di contaminazioni OGM è elevato. Solo pochi giorni fa gli attivisti di Greenpeace hanno messo in quarantena l'isola di Braila, in Romania, dopo che investigazioni sul campo hanno rivelato la presenza di coltivazioni di soia OGM illegale. In Francia, invece, in contemporanea, gli attivisti hanno marchiato in rosso un campo di mais OGM Monsanto (il MON810), illegalmente coltivato, per renderlo chiaramente identificabile. "Questo rilascio in ambiente di OGM mette in pericolo ambiente e biodiversità" - continua Ferrario.
Oggi oltre il 90 per cento degli OGM importati in Europa, consiste in soia e mais destinati alla mangimistica. Mentre i consumatori continuano a dire no ai cibi transgenici e sono sempre di più le aziende che hanno una policy non-OGM per i loro prodotti (27 delle 30 principali catene di supermercati a livello europeo), gli organismi geneticamente modificati, 20 milioni di tonnellate ogni anno, attraverso l'alimentazione animale si insinuano nella filiera alimentare anche di prodotti apprezzati e tutelati, come il Parmigiano-Reggiano.
"Il prossimo bersaglio del mondo biotech, è la nostra agricoltura, il nostro territorio. Dal 15 settembre al 15 novembre si potrà votare sì per un modello agroalimentare sano, sicuro e completamente libero da OGM" - conclude Ferrario - "Invitiamo i nostri sostenitori a partecipare a questo referendum: è un'occasione importante per difendere l'agricoltura italiana oltre che la tipicità dei nostri prodotti. Un settore che deve continuare a caratterizzarsi per la sicurezza ambientale e alimentare e che punti sulla qualità, caratteristiche che sono incompatibili con la presenza OGM."
Greenpeace, 10 Settembre 2007



