Saturday 05 July 2008
Username

Password


   
Perchè registrarsi?
PRODURRE IN CINA, CONVIENE DAVVERO? PDF Stampa E-mail
Scritto da Dario Muzzarini   
Friday 07 September 2007

Produrre in Cina costa poco, ma la qualità spesso è scarsa: è ancora un affare?

made in china.jpgRappresenta uno dei dibattiti che tiene banco da diversi anni a questa parte, in Italia come in Europa: la Cina, questa enorme realtà in crescita che può rappresentare una minaccia per i nostri prodotti quanto una opportunità per le nostre imprese.

Ridotto costo del lavoro e normativa meno stringente rispetto alla realtà nazionale ( o comunitaria) possono rappresentano senza dubbio un valido incentivo a considerare perlomeno interessante un'eventuale dislocamento di un'unità produttiva per le imprese europee. Allo stesso tempo, uno stato con una popolazione così vasta non può che rappresentare un mercato più che interessante per un'impresa che vuole competere in modo globale.

Così, come comprensibile, in breve tempo le università hanno iniziato a parlare cinese, sono sorti master di specializzazione relativi ai mercati cinesi, le camere di commercio hanno organizzato incontri per spiegare come la cina potesse rappresentare anche un'opportunità e, chiaramente, le imprese hanno iniziato a investire in Cina.

Nei soli ultimi due mesi, tuttavia, la consapevolezza della scarsa qualità dei prodotti cinesi ha iniziato a raggiungere i consumatori.

In alcuni casi i prodotti cinesi non sono neanche ammessi a raggiungere i mercati occidentali, soprattutto nei settori ad elevato contenuto tecnologico. Un esempio su tutti è il mercato automobilistico: i crash test sulle auto prodotte in cina da case cinesi sono stati disastrosi1, tanto da impedire l'accesso al mercato. Gli scarsi livelli di sicurezza rappresentano il segnale più tangibile e misurabile della scarsa qualità costruttiva di prodotti che, alla vista, trasmettono un'idea non distante dalle più blasonate auto europee.

In questo caso, tuttavia, si tratta di produttori cinesi che provano ad affacciarsi in mercati più raffinati ed evoluti.

La scarsa qualità di alcune produzioni cinesi può tuttavia impattare anche su prodotti di multinazionali occidentali, ed è questo il caso che interessa indagare.

Per rimanere in tempi recenti, si faccia riferimento allo scandalo dei giocattoli tossici e pericolosi per i bambini, che ha trovato massima risonanza nel momento del ritiro dal mercato di quasi 20 milioni di giochi prodotti in Cina2, a causa della pericolosità di alcuni magneti contenuti dai prodotti e della vernice contenente piombo utilizzata per colorare i medesimi. I giornali affrontano il problema quasi quotidianamente, raccontandoci di come Mattel si trovi tuttora impegnata a ritirare, in più fasi, ulteriori pezzi dai mercati. Si può immediatamente immaginare, a riguardo, un primo danno di natura economica, relativo ai costi di produzione di articoli invenduti, ai problemi di distribuzione nei negozi e in ultima istanza alla minore capacità di vendita dei prodotti sul mercato. Ma il produttore si troverà con ogni probabilità a pagare un danno rilevante anche in termini di reputazione: un genitore, nell'acquistare un giocattolo per il proprio bambino, sceglierà un prodotto alternativo in quanto incerto sulla sicurezza del giocattolo Mattel, anche nel momento in cui tutti i giocattoli difettosi risultassero ritirati dal mercato. Di riflesso, è possibile immaginare un numero crescente di consumatori che inizieranno a compiere le loro scelte di acquisto evitando giocattoli “made in china”, indipendentemente dal marchio. Il rischio, ne consegue, è che il mercato prenda coscienza che la produzione cinese sia di scarsa qualità e poco affidabile, orientando le preferenze verso altri prodotti.3

Questo aspetto interessa anche considerando la questione in un ottica di responsabilità sociale di impresa. È opinione condivisa che un'impresa socialmente responsabile si preoccupi del proprio impatto sulla collettività e sull'ambiente a 360 gradi, ovvero prestando attenzione ai diritti umani, all'inquinamento,alla valorizzazione delle risorse umane, solo per fare degli esempi. In questo senso, trasferire la produzione in Cina ha talvolta implicato, soprattuto in passato, approfittare delle tremende (ed economicamente convenienti) condizioni di lavoro degli stabilimenti produttivi4. Le forti pressioni internazionali e il verificarsi di alcuni incidenti hanno probabilmente contribuito a migliorare tale situazione, anche se probabilmente si è ancora lontani dagli standard europei. Se questo non è sufficiente per muovere critiche relativamente ai comportamenti socialmente irresponsabili di alcune aziende, si consideri il seguente aspetto. Un'impresa che vuole essere socialmente responsabile deve prestare massima attenzione alla qualità dei propri prodotti, per garantire la massima soddisfazione di una categoria di stakeholder tra le più importanti, ovvero la clientela. Un prodotto di scarsa qualità, addirittura pericoloso, può provocare danni anche gravi per il consumatore. Un problema rilevante, nel caso dei giocattoli, è rappresentato dalle normative troppo permissive della Cina, che del resto è un paese in cui i consumatori non si preoccupano di trovare frutta e verdura trattata con forti pesticidi. A questo si aggiungano gli scarsi controlli a livello nazionale e allo stesso modo a livello di importatori, che spesso non controllano la qualità dei prodotti che arrivano dalla Cina, e si comprende rapidamente come sia possibile avere in vendita in Italia prodotti che mai potrebbero esservi prodotti.

Come si è accennato in precedenza ne consegue un elevato rischio per l'impresa rappresentato, oltre che da eventuali cause legali di risarcimento, da un forte danno in termini reputazionali.

A questo punto occorre soppesare attentamente sulla bilancia il risparmio in termini di costi di produzione con l'eventuale costo di un danno reputazionale. In alcuni casi, probabilmente, un manager attento si renderà conto che le forti attrattive di un paese come la Cina possono diventare elemento di debolezza, se non addirittura penalizzante, per competere su mercati sviluppati come quelli occidentali. L'eccessiva rincorsa al risparmio dei costi produttivi non è un atteggiamento socialmente responsabile, soprattutto perché non considera i possibili effetti negativi reputazionali sul medio lungo termine.

 

1Si veda l'articolo pubblicato su quattroruote il 25 giugno 2007
http://www.quattroruote.it/news/articolo.cfm?codice=96777

3Di questi aspetti si è occupata “La Stampa” con un intelligente articolo del 19 agosto 2007 dal titolo “Rischia il crack il made in china”, disponibile anche sul sito www.lastampa.it

4Si veda sempre quanto contenuto nel citato articolo della stampa

Commenti (0)Add Comment

Scrivi commento
Si deve essere connessi al sito per poter inserire un commento. Registratevi se non avete ancora un account.

busy
< Prec.   Pros. >
Box Banner Newsletter
Box Banner Newsletter
€ 144,00
Aggiungi