Aumento
prezzo pasta analogo al rincaro semola. Incrementi legittimi, non
speculativi. Dialogo, non scontro, tra pastai, operatori di filiera e
consumatori.
Alle
accuse di speculazione circa il caro-pasta rivolte alle imprese di
trasformazione, Massimo
Andalini, Presidente del settore pasta di UnionAlimentari-Confapi
(Unione Nazionale della
Piccola e Media Industria Alimentare), risponde: "L'aumento
di prezzo richiesto da noi, piccoli e medi pastai,
serve solo a coprire il rincaro del grano duro
che viene a noi imposto, perchè deriva da meccanismi di
quotazione a monte,
di respiro
internazionale, sui
quali noi non abbiamo alcun potere d'intervento: l'incremento da
noi auspicato è, infatti, di
0,16 €/Kg e corrisponde alla differenza tra il prezzo odierno della
semola (0,40 €/Kg)
e il prezzo medio dell'anno 2006 (0,24
€/Kg)".
L'aumento
richiesto è legittimo e necessario e se
non applicato costringerà i pastai a vendere sotto costo:
"La domanda di semola di noi
pastai italiani è elevata tanto è vero che l'Italia è
il primo consumatore mondiale di frumento duro, e, a causa di una
scarsa resa della stessa in fase di trasformazione (in media - 4%),
dobbiamo utilizzare 1 kg di semola per ottenere solo 960 g di pasta".
Tale
richiesta in questi mesi non è suffragata da una sufficiente
offerta che, appunto, è
in costante contrazione e costringe i pastai italiani a ricorrere
sempre più alle forniture estere (60 milioni il fabbisogno
interno, circa 50% le importazioni): "Il
mercato del grano duro è atipico rispetto a quello degli altri
cereali, quale quello del grano tenero, perché presenta pochi
Stati produttori; le pessime condizioni climatiche hanno ridotto le
rese del raccolto (si
consideri il Canada, uno dei principali produttori di frumento duro,
il cui raccolto è sceso del 20% rispetto alla scorsa campagna)
e la domanda internazionale è in aumento, dato che si
affacciano nuove Nazioni prima autosufficienti (ad
esempio l'India che prevede d'importare circa 5 milioni di
tonnellate)".
Conseguenti
le riduzioni delle scorte mondiali che, scese a 111 milioni di
tonnellate al minimo storico da 28 anni, costringono
i pastai italiani a
difendersi da probabili
rincari futuri della semola (si
parla di 0,46 €/Kg ad ottobre): "A
fronte dell'aumento da noi richiesto, i consumatori acquisteranno
500 g di pasta di semola a 0,80 € anziché a 0,70€ odierni
(+ 14,28% d'incremento), mentre un pacco di tagliatelle all'uovo
da 250 g a 0,95€ piuttosto che a 0,90€ di oggi (+ 5,55%
d'incremento)".
Elencando
tali dati, il Presidente del settore pasta di UnionAlimentari, vuole
fare chiarezza e garantire
trasparenza: "Molte
sono le informazioni errate che sono passate sulla stampa in questi
giorni di polemica. L'aumento
della pasta è
stato annunciato e ci sarà, ma
non è frutto di speculazioni:
garantire la qualità della pasta italiana ha un costo e, per
mantenerla, bisogna prendere i giusti provvedimenti. Il problema del
rincaro del frumento è internazionale e nessuno degli
operatori della filiera ha potere d'influenza: apriamo
un tavolo di dialogo con tutti i soggetti coinvolti,
dagli agricoltori ai consumatori, piuttosto che perseguire presunti
untori".
UnionAlimentare, 31 Agosto 2007
|