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POLEMICHE RINCARO PASTA: LA RISPOSTA DI UNIONALIMENTARI PDF Stampa E-mail
Sunday 02 September 2007
Aumento prezzo pasta analogo al rincaro semola. Incrementi legittimi, non speculativi. Dialogo, non scontro, tra pastai, operatori di filiera e consumatori.

pasta_chiocciola.jpgAlle accuse di speculazione circa il caro-pasta rivolte alle imprese di trasformazione, Massimo Andalini, Presidente del settore pasta di UnionAlimentari-Confapi (Unione Nazionale della Piccola e Media Industria Alimentare), risponde: "L'aumento di prezzo richiesto da noi, piccoli e medi pastai, serve solo a coprire il rincaro del grano duro che viene a noi imposto, perchè deriva da meccanismi di quotazione a monte, di respiro internazionale, sui quali noi non abbiamo alcun potere d'intervento: l'incremento da noi auspicato è, infatti, di 0,16 €/Kg e corrisponde alla differenza tra il prezzo odierno della semola (0,40 €/Kg) e il prezzo medio dell'anno 2006 (0,24 €/Kg)".

L'aumento richiesto è legittimo e necessario e se non applicato costringerà i pastai a vendere sotto costo: "La domanda di semola di noi pastai italiani è elevata tanto è vero che l'Italia è il primo consumatore mondiale di frumento duro, e, a causa di una scarsa resa della stessa in fase di trasformazione (in media - 4%), dobbiamo utilizzare 1 kg di semola per ottenere solo 960 g di pasta".

Tale richiesta in questi mesi non è suffragata da una sufficiente offerta che, appunto, è in costante contrazione e costringe i pastai italiani a ricorrere sempre più alle forniture estere (60 milioni il fabbisogno interno, circa 50% le importazioni): "Il mercato del grano duro è atipico rispetto a quello degli altri cereali, quale quello del grano tenero, perché presenta pochi Stati produttori; le pessime condizioni climatiche hanno ridotto le rese del raccolto (si consideri il Canada, uno dei principali produttori di frumento duro, il cui raccolto è sceso del 20% rispetto alla scorsa campagna) e la domanda internazionale è in aumento, dato che si affacciano nuove Nazioni prima autosufficienti (ad esempio l'India che prevede d'importare circa 5 milioni di tonnellate)".

Conseguenti le riduzioni delle scorte mondiali che, scese a 111 milioni di tonnellate al minimo storico da 28 anni, costringono i pastai italiani a difendersi da probabili rincari futuri della semola (si parla di 0,46 €/Kg ad ottobre): "A fronte dell'aumento da noi richiesto, i consumatori acquisteranno 500 g di pasta di semola a 0,80 € anziché a 0,70€ odierni (+ 14,28% d'incremento), mentre un pacco di tagliatelle all'uovo da 250 g a 0,95€ piuttosto che a 0,90€ di oggi (+ 5,55% d'incremento)".

Elencando tali dati, il Presidente del settore pasta di UnionAlimentari, vuole fare chiarezza e garantire trasparenza: "Molte sono le informazioni errate che sono passate sulla stampa in questi giorni di polemica. L'aumento della pasta è stato annunciato e ci sarà, ma non è frutto di speculazioni: garantire la qualità della pasta italiana ha un costo e, per mantenerla, bisogna prendere i giusti provvedimenti. Il problema del rincaro del frumento è internazionale e nessuno degli operatori della filiera ha potere d'influenza: apriamo un tavolo di dialogo con tutti i soggetti coinvolti, dagli agricoltori ai consumatori, piuttosto che perseguire presunti untori".


UnionAlimentare, 31 Agosto 2007
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