Mentre l’Italia continua a bruciare, sul finire di un agosto che scotta, mentre mi accingo a godere le ultime ore di vacanza, prima di tornare nel turbinio della vita cittadina, una doccia gelata mi scuote da quel tepore di un sole splendente. Eppure nessuno scherzo o gioco d’acqua; ho semplicemente preso in mano una rivista che il vicino d’ombrellone mi passa distrattamente:è il n. 34 dell’Espresso dove un titolo inquietane a caratteri cubitali, sotto il volto ridente di un uomo felice per le sue carote fresche, ammonisce: “BIO CHE BLUFF”, e segue “Uno studio accusa cibi biologici: sono pieni di grassi e additivi, zuccheri e sali. Spesso non sono migliori di quelli industriali. Eppure sono molto cari”.
Mi precipito a leggere l’articolo alla pg 32 “Bio non fa miracoli” con un’amara certezza:sicuramente la maggior parte dei lettori sarà rimasta colpita dal sensazionale titolo di copertina ed avrà percepito un valore negativo del biologico, sicuramente non molti si soffermeranno con attenzione a confrontare il titolo con il contenuto dell’articolo, sicuramente pochissimi si appresteranno ad analizzare il testo con quanto riportato nei grafici e tabelle. Purtroppo o per fortuna sono tra quei pochi; purtroppo o per fortuna ho gli strumenti sufficienti per rispondere che il bluff è nel titolo, smentito in molti passi dell’articolo (vedi il rapporto Legambiente 2007 “Pesticidi nel piatto”, le risposte delle intervistate Marina Seveso ed Emanuela Bianchi). Se la giornalista fa un po’ di confusione di numeri nell’attribuire più grassi ai frollini biologici, quando in tabella si riportano quantità di grassi per porzione di 3.1, 3.7, 3 grammi per i prodotti bio da confrontare con 3.2, 4.1, e 3.3 di quelli convenzionali, se dimentica l’importanza dell’indice glicemico e non tanto la quantità assoluta di zuccheri, non manca però di sottolineare la valenza salutare dei prodotti biologici privi di fitofarmaci e pesticidi (cosa di non secondaria importanza!). E le micotossine? Leggendo le tabelle risultano assenti la patulina nelle confetture e l’ aflatossina M1 nel latte e suoi derivati: ottimi i risultati attribuiti alle analisi su frollini e fette biscottate integrali; unico dato negativo quello sui cereali, ma del resto, come affermato, risultano positive anche le derrate convenzionali.
C’è poi da aggiungere che se i prodotti da agricoltura biologica perdono la loro valenza di qualità nutrizionale e salutare dopo processi di trasformazione industriale, questo è un altro capitolo! Più volte ritrovo nell’articolo le tre parole “nessun dato scientifico”, sebbene l’articolo successivo, a pg 37 “Polemica verde”, riporti molti dati di letteratura scientifica a favore delle qualità nutrizionali dei prodotti da agricoltura biologica, contrario soltanto un solo studio, come riferito in copertina. Purtroppo anche la collega dimentica di citare i risultati scientifici di un importante progetto finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, il SABIO “La sostenibilità dell’agricoltura biologica. Valutazioni economiche, ambientali e sulla salute umana”, coordinato dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria, che vede la partecipazione di diverse Unità operative( il Dipartimento di Neuroscienze della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Roma “Tor Vergata”, l’ AGER s.r.l., Società di consulenza e ricerca, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali della Facoltà di Agraria, Università degli Studi di Bologna, il Dipartimento Territorio e sistemi Agroforestali della Facoltà di Agraria, Università di Padova), i cui primi risultati sono stati già presentati da colleghi e dalla scrivente al SANA di Bologna l’8 settembre 2006 durante il convegno “La ricerca scientifica italiana per l’agricoltura biologica: risultati del secondo anno di attività dei progetti di ricerca finanziati dal MI.P.A.F.”.
Sono stati dalla scrivente presentati a Roma il 10/11/2006 all’iniziativa Powerstock promossa per il Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005-2014 Commissione Nazionale Italiana UNESCO, il 30/11/2006 durante il convegno organizzato dall’Unità Operativa dell’Università di Tor Vergata, diretta dal Prof. Antonino De Lorenzo, il 4/12/2006 durante la trasmissione di Rai Utile “ Agricoltura Biologica e benessere”, il 24/01/07 al Convegno Bio-benessere “ La relazione tra cibo, salute e ambiete: l’alimentazione biologica per la prevenzione e lo sviluppo sostenibile”, a Messina il 04/03/2007 al Convegno:”Ambiente fisico: salvaguardia e sviluppo sostenibile”, a Milano il 13/04/07 all’ “International congress of Preventive Medicine and Healty Aging”. I risultati della ricerca SABIO sono stati pubblicati nel Working paper “Nutrire per Prevenire. Quali nuovi indicatori di rischio Nutrizionale?”, a cura del Prof. Antonino De Lorenzo e della medesima, ampliamente diffuso e leggibile sia sul sito del MIPAF, che sul sito dell’INEA, all’indirizzo www.inea.it/SABIO.
I risultati della nostra ricerca, pubblicati anche sulla rivista internazionale European Review Medical Pharmacological Science nel volume 11 del 2007 alle pg 185-192, indicano un diverso effetto sull’organismo dei prodotti di origine biologica rispetto ai “convenzionali”: l’effetto è decisamente più salutare, nota importante per la prevenzione di numerose patologie. I dati hanno dimostrato che una dieta mediterranea equilibrata, basata sull’assunzione di alimenti protettivi quali frutta, verdura, cereali, legumi, olio di oliva e vino, in misura moderata, esclusivamente con prodotti biologici, inserita in uno stile di vita salutare, apportando una maggiore quantità di principi antiossidanti e migliorando lo stato infiammatorio dei consumatori, può garantire un’efficace azione antiossidante, utile per favorire una buona attività metabolica e rallentare i processi infiammatori e cronico-degenerativi.
Durante il periodo di studio sono stati valutati lo stato nutrizionale e la composizione corporea di ciascun individuo, valori bioumorali, evidenziandone le capacità antiossidanti e antiaggreganti e correlandole a fattori dietetico-nutrizionali propri di stili alimentari (tipologia di cibo, modalità di preparazione e consumo, ecc.). Ciò ha permesso di individuare indicatori utilizzabili nella diagnosi e prevenzione di quegli stati patologici più strettamente legati alla nutrizione umana, quali la quantità di acido folico, i marcatori per lo stress ossidativo nel plasma (gluatione perossidasi, lipidi idroperrosidi e metaboliti dell’ossido di azoto), i mediatori dell’infiammazione (citochine, proteina C reattiva, omocisteina). Allora la domanda sorge spontanea: dove è il bluff? Se la parola “cibi convenzionati” che ricorre nell’articolo non fosse proprio un refuso? Laura Di Renzo, Biologa Molecolare Università degli studi di Roma Tor Vergata, Dirigente di ricerca I.N.Di.M. (Isituto Nazionale per la Dieta Mediterranea e la Nutrigenomica)
Laura Di Renzo, Biologa Molecolare Università degli studi di Roma Tor Vergata, Dirigente di ricerca I.N.Di.M. (Isituto Nazionale per la Dieta Mediterranea e la Nutrigenomica)



