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PRODOTTI TOSSICI. GREENPEACE, ANCHE L’ITALIA E’ PIENA, ECCO BUONI E CATTIVI |
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Saturday 25 August 2007 |
La necessità di migliorare i controlli anche nel nostro paese
Ieri in Nuova Zelanda sono stati posti sotto sequestro numerosi prodotti
provenienti dalla Cina e contenenti sostanze tossiche. Greenpeace
ammonisce: “In Italia sono stati ritirati alcuni giocattoli ma è
seriamente il caso di allargare il range dei controlli anche nel nostro
Paese”. L’associazione ambientalista da anni denuncia le sostanze
tossiche contenute in alcuni prodotti presenti sugli scaffali Italiani.
Greenpeace, nel 2005 ha pubblicato un rapporto in cui denunciava i
prodotti contenenti sostanze pericolose: diversi beni di consumo, fra
cui cosmetici, tessili, giocattoli e prodotti per la pulizia della casa;
fra i risultati era stata rilevata la presenza di sostanze dannose negli
abiti per bambini della Disney e in 36 marche di profumi. Due i
giocattoli risultati più tossici “Barbie Fashion Fever” e “Spiderman
Flip n’Zip”. Pericolose anche le stampe presenti sulle T-shirt sportive
per bambini, la “Maglia bielastica Beba Girl collection (5 anni)” e la
“K.T.Shirt MC Sport&Stripes”. Diversi prodotti per la detergenza dei
bambini contenevano composti potenzialmente pericolosi.
C’è però anche una lista di virtuosi che va allargandosi, oltre alle
aziende tradizionalmente impegnate nell’uso di soli prodotti naturali.
Per i giocattoli la Chicco si è impegnata a eliminare la percentuale
residua di utilizzo di PVC, circa il 3% dei suoi prodotti a catalogo,
entro i prossimi anni.
Per i tessuti, un anno fa Greenpeace organizzava a Madrid una sfilata
con sedici tra i maggiori stilisti spagnoli, tra cui Ágatha Ruiz de la
Prada, Antonio Pernas e Jocomomola, che mostrarono le loro creazioni
esclusive prodotte senza l'impiego di composti tossici.
“I recenti scandali sulle importazioni di prodotti dalla Cina – spiega
Vittoria Polidori, responsabile della campagna Toxic di Greenpeace- a
partire dai dentifrici ai giocattoli e tessuti per bambini, che sono
stati proibiti in Europa ed in America perché considerati pericolosi per
la salute, impongono una riflessione profonda sulla necessità di
adottare da una parte una regolamentazione internazionale in materia che
possa uniformare il settore e dall’altra di effettuare controlli più
severi”.
Greenpeace chiede alla Commissione europea di aumentare la pressione per
adottare REACH (la recente riforma della chimica europea) ed il
principio di sostituzione a livello globale così da evitare la
coesistenza di differenti standard e linee di produzione industriale tra
i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, oltre che spingere
l’industria ad eliminare tutti quei composti potenzialmente pericolosi
per sostituirli con altri sicuri. Questi episodi mostrano, ancora una
volta, ai nostri decisori politici i limiti del principio del “controllo
adeguato” delle sostanze pericolose, che una volta prodotte ed immesse
sul mercato rientrano inevitabilmente nell’ambiente e quindi, attraverso
la catena alimentare, arrivano a contaminare anche l’uomo.
“Le cattive gestioni industriali dovute a ragioni essenzialmente
economiche – ammonisce Vittoria Polidori - non devono in alcun modo
ledere e compromettere la salute dei lavoratori, dei consumatori e
dell’ambiente in genere”.
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