Quello che è emerso è stata una chiara necessità, da parte delle aziende pastaie, di affrontare una situazione che, seppur riguardante l'intero mercato mondiale, ha in Italia delle caratteristiche peculiari che la rendono ancor più insostenibile: la pasta è considerata un prodotto convenienza e per questo è fortemente deprezzata; basti pensare che l'indice di aumento medio dell'intero paniere Istat, dal
Sul fronte del mercato del frumento, invece, emerge che l'elevata produzione nazionale di grano duro (
Come afferma Massimo Andalini , Presidente del settore pasta UnionAlimentari: "Dall'incontro è emersa una chiara disorganizzazione dell'intera filiera: dall'agricoltore che è "pronto a deposito", a quotazioni di frumento che, in questi giorni, variano più volte nella stessa giornata, ai molini che vendono a cadenza giornaliera e a piccole partite. Oltre che ad un'assenza di coesione all'interno del comparto dei pastai".
"Per questo sarà compito di UnionAlimentari promuovere contratti quadro che coinvolgano i soggetti della filiera, dall'agricoltore al produttore di pasta, e che siano economicamente vantaggiosi per tutti. A questo dovranno affiancarsi investimenti in ricerca e diversificazione che saranno fattibili solo se, anche a valle, ci sarà uno sforzo coerente: è auspicata, infatti, una rivalutazione percettiva della qualità della pasta italiana affinché questa venga considerata un bene commodity e sia riconosciuta l'elevata qualità del prodotto finito che i piccoli e medi pastai italiani, da sempre, garantiscono".
Ufficio stampa UnionAlimentari
Anna Parolini
Roma, 26 luglio 2007



