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TRENTINO, L'AGRICOLTURA DI MONTAGNA SI PUO' SALVARE

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L'esperienza di Elisabetta Monti: «Non c'è solo il reddito»

campo_alto_adige.jpgAppuntamento dal 2 al 4 novembre al Cte con la fiera «Fa' la cosa giusta», che cercherà di portare attenzione sul mondo dell'economia solidale, così come «Giusto un giro 2007», terminato ieri a Trento dopo 275 km. Anche la quinta tappa è stata all'insegna del biologico. Nel terreno dell'azienda agricola «La fonte» di Elisabetta Monti risalta uno stupa, una serie di pietre accatastate, che secondo la religione buddista rappresentano un accumulatore di energia. A realizzarlo sono stati degli indiani, che assieme ad altri duecento giovani provenienti da tutto il mondo hanno svolto un periodo di volontariato presso l'azienda biologica di Elisabetta.

L'appello dell'esperta di fiori di Bach di Mezzomonte va a favore dell'agricoltura di montagna: «Come associazione Mosaico abbiamo fatto delle proposte per il piano di sviluppo rurale, che sono però rimaste inascoltate. Servono veri progetti di sviluppo, non si deve guardare solo al reddito; serve qualcuno che capisca veramente l'agricoltura di montagna, che la promuova e possa dare assistenza tecnica». Molteplici sono le iniziative promosse dalla diplomata dell'istituto agrario: l'ultima è «Florere», l'associazione dei coltivatori di piante officinali del Trentino, che vanta trenta iscritti. A tale scopo da Elisabetta è attivo un essicatoio, con un deumidificatore che consente in 2-3 giorni di seccare il prodotto. Nei suoi due ettari e mezzo di terreno Elisabetta si avvale della collaborazione di Binod Simkhada , nepalese che da cinque anni con la propria famiglia condivide il lavoro quotidiano nell'azienda. La fattoria didattica gestita da Elisabetta è stata visitata durante gli ultimi dodici mesi da 25 classi ed una delle «attrazioni» è costituita dall'impianto di fitodepurazione. L'acqua di scarico delle due abitazioni termina in una fossa imhoff e va ad alimentare un canneto ed un piccolo stagno.

L'acqua depurata viene poi liberata, ma in futuro, in caso di bisogno, potrebbe essere sfruttata anche per l'irrigazione. Strumenti innovativi anche a Lavarone, presso la stalla gestita da Marco Penner e Lilia Bonato , dove vengono erogati circa 60 litri al giorno di latte fresco appena munto al mattino. «Abbiamo visto un'esperienza simile in Lombardia - spiega Lilia - e per questo abbiamo deciso di riprenderla anche qui. Il vantaggio è grande anche dal punto di vista economico, perchè si può guadagnare 1 euro al litro di latte venduto, mentre dal consorzio Sav riceviamo 0,29 euro al litro». Non solo i privati fanno visita al distributore, ma sempre più anche alberghi ed altri esercizi pubblici. Il latte passa direttamente dalle mammelle delle 60 vacche dell'azienda in un recipiente, dove rapidamente la temperatura passa da 36°C a 4°C. «La sicurezza viene garantita da quattro controlli a sorpresa al mese».

Latte bio, ma c'è anche il pane bio, sul quale hanno scommesso molto Marco Baldon e Laura Marchi, padovani che da tre anni si sono trasferiti a Centa San Nicolò. «Il nostro pane biologico - chiarisce Baldon - si crea dalla lievitazione naturale della pasta madre».
Il panificio produce 300 quintali di pane annui, con un volume d'affari attorno agli 80mila euro. Due i problemi che mettono in difficoltà Baldon, che cominciò la sua «carriera bio» come responsabile di un gruppo d'acquisto patavino: alcuni panificatori veneti fanno concorrenza sleale vendendo come biologico pane che non ha avuto lievitazione naturale ed un difficile rapporto con la cooperazione.

«Mi è successo di avere ordini per più di mille euro da parte di una famiglia cooperativa, che si sono poi nettamente ridotti fino ad appena un centinaio di euro». Il pane di Baldon potrebbe essere commercializzato tra i prodotti della biocesta, iniziativa partita nel 2005 su proposta di Trentino Arcobaleno. Cinque i produttori ( Oscar Ioris, Nives Foradori, Vittorio Mosna, Andrea Mattei e Flavio Cattaneo ) che ogni martedì tra le 17.30 e le 18.30 da maggio a novembre vicino al campo sportivo di Gabbiolo portano ad una settantina di clienti delle ceste di ortaggi e frutta fresca, garantendo almeno cinque prodotti diversi. Sono disponibili ceste da 5, 7 e 10 kg al costo rispettivamente di 10, 13 e 16 euro. Gli ordini possono essere effettuati via mail all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . «Per poter mantenere i clienti - conclude Ioris - stiamo pensando di allargare l'offerta di prodotti biologici anche in inverno ed in primavera, così come fa Biokiste in Alto Adige».


L'Adige, 25 luglio 2007