La svolta della casa svizzera con l´acquisizione
di Novartis Nutrition: sempre più ricerca scientifica in settori quali
l´assistenza pediatrica, gli alimenti sostitutivi per i malati di
tumore o gli anziani, i cibi non glicemici per i diabetici
C´è una new entry nel mondo di Big Pharma, ma ha un nome antico. E´ la
Nestlè, multinazionale svizzera con 58 miliardi di euro di fatturato e
una crescita interna del 5-6% l´anno, che ha acquistato per 2,5
miliardi di dollari la divisione ‘healthcare nutrition´ della Novartis.
L´acquisizione valorizzerà ulteriormente l´impegno della Nestlé nella
ricerca e sviluppo, un´area che già vale per il gruppo di Vevey oltre
un miliardo di euro l´anno di investimenti. Le unità di ricerca sono
diciassette, dislocate in Europa, America e Asia, con un totale di
3.700 ricercatori, di cui 680 nel centro di Losanna, inaugurato nel
1987, il centro nevralgico dell´area R&S del gruppo.
Nel
Nestlé Research Center di Losanna, con filiazioni dirette a Tours in
Francia e St.Louis negli Stati Uniti, si sono sviluppate finora
ricerche su tre fronti: scienze biologiche,
scienze alimentari e scienze nutrizionali. «Ora con l´integrazione con
Novartis l´impegno sarà potenziato», conferma Richard Laube, Ceo di
Nestlé Nutrition. «La nostra ricerca, sia nei laboratori che con
sperimentazioni cliniche e ospedaliere, verte sostanzialmente su cinque
aree: le cure geriatriche, quelle per le gastriti, la medicina
pediatrica, il supporto alimentare per i trattamenti oncologici, il
diabete. In tutti e cinque questi campi, l´acquisizione di Novartis
Nutrition ci darà la possibilità di ampliare molto il nostro raggio
d´azione». Per la medicina oncologica, ad esempio, la Nestlé non
produciamo nuovi farmaci, ma studia «tutti quei preparati in grado di
alimentare il paziente - spiega Laube - nel momento in cui questo ha a
che fare con il drammatico momento della chemioterapia, con tutti i
suoi effetti collaterali: nausea, vomito, incapacità di inghiottire.
Noi cerchiamo di limitare questi effetti. Un discorso analogo vale per
gli ammalati di gastriti gravi: noi cerchiamo di offrirgli alimenti, di
solito in forma liquida, che siano facili da assorbire, e nel frattempo
garantiscano il massimo apporto proteico e vitaminico possibile. Sono
tutti alimenti facili da digerire, nutrienti e, perché no, anche
gradevoli al gusto».
Su questa ‘gradevolezza al gusto´ si gioca la
partita precipua per la Nestlé, l´azienda che produce cioccolatini,
gelati, panettoni. «Un punto cruciale della nostra ricerca scientifica
- spiega Marco Settembri, presidente del gruppo in Italia - è proprio
quello di smentire l´antico detto: ciò che è buono fa male, e
viceversa. Investiamo centinaia di milioni l´anno per dimostrare che è
possibile creare un prodotto con capacità terapeutiche che sia anche
gradevole al gusto, e questo è valido dagli omogeneizzati della linea
Mio fino al latte in polvere per i neonati. Tanto per farle un esempio,
spesso si è ritenuto necessario aggiungere sale o zucchero ad un
prodotto in modo arbitrario, o comunque non necessario. Noi stiamo
affinando la ricerca volta a minimizzare il più possibile l´utilizzo
inutile di queste sostanze. E siamo già arrivati oltre la soglia
fissata dall´Organizzazione Mondiale della Sanità, il che ovviamente
per noi è motivo d´orgoglio». Altro punto nodale della ricerca Nestlè è
la personalizzazione del prodotto. «Non le sembri strano per un gruppo
così grosso come il nostro, ma personalizzare il prodotto, cioè
renderlo via via adatto a gruppi sempre più ristretti di popolazione, è
possibile: in America sono molto più avanti ma ora anche in Europa si
stanno facendo passi avanti. Anche se la strada sarà ancora lunga c´è
un grande business possibile».
Proprio nell´ottica della
personalizzazione, spiega ancora Settembri, va interpretata la
precedente acquisizione della Nestlè nel settore alimentare, l´anno
scorso, l´americana Jenny Craig, specializzata appunto in questo
particolare settore. Quanto ad acquisizioni, la prossima dovrebbe
essere la Gerber, appena arriverà l´ok dell´antitrust europeo. Nel
settore veterinario, che ha acquisito una crescente importanza nel
gruppo, nel 2002 è nata Purina dalla fusione dell´americana Ralston e
Friskies, un´azienda già nel gruppo svizzero. E´ diventato uno dei
gruppi di riferimento nel comparto ‘petcare´ con un´imponente capacità
di ricerca e sviluppo, con sorprendenti affinità con la ricerca umana:
dall´allungamento della vita alle terapie antibiotiche.
Repubblica, 24 luglio 2007
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La Nestle' andrebbe boicottata, e chi vive "bio" non puo' ignorarlo.
Spero ardentemente che l'articolo in questione venga rivisto e corretto al piu' presto.