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RILANCIARE IL NUCLEARE? ECCO PERCHE' NO |
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Friday 20 July 2007 |
Il dramma accaduto alla centrale del Giappone ha stroncato il mito
della sicurezza nipponica in materia, che tanti sostenitori
dell'energia atomica utilizzavano a sostegno delle loro tesi. Ma questa
produzione oltre ad essere pericolosa, non risponde nemmeno alla
necessità di diminuire l'inquinamento da Co2 e alla crescente scarsità
di petrolio
"L'ingegneria delle centrali nucleari sfida i terremoti, guardate il
Giappone!".
Fra le litanie dei "rilancisti" nostrani questo era uno dei
leit-motiv a proposito di sicurezza. L'evento di Kashiwazaki si
incarica di mostrare l'aleatorietà di questa affermazione. Le centrali
atomiche restano sì la migliore progettazione per gli aspetti di
sicurezza sismica nel comparto industriale, ma ciò riguarda soprattutto
il manufatto edile e non si può estendere né alle migliaia di
componenti presenti all'interno dello "schermo biologico"
né a quelle esterne, come i trasformatori, ad esempio, che sembrano
aver avuto un ruolo primario nell'incendio seguito alle scosse
telluriche.
Non è il caso di dilungarsi sui problemi di sicurezza,
in assenza, oltre tutto, di elementi di conoscenza determinanti per una
valutazione dell'incidente nucleare giapponese. Il problema che si
riapre periodicamente, almeno nei media, nel confronto tra favorevoli e
contrari è il ruolo che può svolgere il nucleare nell'era del picco di
Hubbert, imminente per la produzione industriale del petrolio, e della
necessità di far fronte ai cambiamenti climatici riducendo la CO2.
Ora
è un fatto che nell'area dove si produce oltre il 50% dell'energia
elettronucleare - Stati Uniti e UE - sono previsti solo due reattori.
Nonostante il bill act, con cui l'amministrazione Bush ha tentato di
favorire il nucleare sia con finanziamenti agevolati che con il
riconoscimento di 1,8 cent di dollaro per kwh prodotto da un reattore
"first of a kind", l'ultima centrale commissionata negli USA risale al
1978. In Europa Olkiluoto 3 - il reattore in costruzione in Finlandia -
si giova dei finanziamenti previsti per i Paesi in via di sviluppo; e
sul primo anno e mezzo di lavori ha già accumulato un anno di ritardo,
mentre i costi galoppano per le richieste dell'Ente di sicurezza. La
solita storia.
Ma nelle "tigri asiatiche" è previsto invece un
balzo significativo! E' vero, ma, a tirare le somme, non si avranno
entro il 2020 più di altri 50 GW nucleari, soprattutto in Cina; mentre
Generation IV - il consorzio dei Paesi impegnati fin dal 2000 nel
rilancio del nucleare - spera di sfornare un prototipo industriale solo
qualche anno dopo.
Allora due domande. La prima: quale
l'apporto di questo nucleare al taglio globale della CO2? Non è
difficile stimarlo in meno dell'1%. Ma anche se l'attuale parco
nucleare venisse raddoppiato - da 360 a 720 GW - entro il 2020, ipotesi
del tutto campata in aria, l'effetto di riduzione dell'anidride
carbonica sarebbe intorno al 5%. Peccato però che si sarebbe prima
esaurita la riserva di Uranio fissile, che nel suo rapporto 2001 la
AIEA - l'Agenzia della Nazioni Unite per l'Energia Atomica - valutava
in 35 anni, però ai ritmi di consumo previsti allora e non davvero per
un raddoppio. Per non parlare poi degli irrisolti problemi del
nucleare: dalle scorie radioattive più pericolose a quella
proliferazione di armi atomiche che Ahmanidejad ha così ben lumeggiato
ai dememori e agli ottusi.
La seconda: nel frattempo, attesa
l'inadeguatezza del nucleare contro l'effetto "serra" e la "fine del
petrolio" che si fa? La strada maestra è stata tracciata dalla UE, e
segnatamente dall'altissima mediazione operata da Angela Merkel nel
marzo scorso, con gli ormai tre famosi, ma non troppo, 20%: riduzione
della CO2, risparmio energetico e copertura di tutto il fabbisogno
energetico della UE (non della sola quota parte elettrica) con fonti
rinnovabili. E' un'incredibile sfida economica, di innovazione
tecnologica e di ridefinizione sociale, cui neanche l'America guidata
da Bush può del tutto sottrarsi; mentre ci sono tutti i segni che
diverrà la sfida della campagna delle presidenziali americane, con un
colossale spostamento di interessi industriali e finanziari. Qualcuno
se ne rammaricherebbe? E anche la Cina, che entro i prossimi tre anni
raggiungerà gli US al vertice dei paesi che più inquinano con la CO2,
difficilmente potrà sottrarsi.
Ma allora perché riprodurre quello
che nel nostro Paese mai nulla è stato più di un chiacchiericcio, anche
col "favorevole" governo Berlusconi: avete mai visto Formigoni
localizzare un sito per una centrale atomica in Lombardia? E a coloro
che inneggiano a Veronesi, che cerca di spiegare al "contrario" Rubbia
la necessità del nucleare, potremmo suggerire di porsi la domanda: ma
voi, fareste operare di tumore un vostro caro da Rubbia?
Aprile, 20 luglio 2007
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