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UNESCO: LA DIETA MEDITERRANEA? PATRIMONIO DELL'UMANITA' |
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Wednesday 18 July 2007 |
Un modello aliemntare ricco di benefici per la salute
Come
la laguna di Venezia, i trulli di Alberobello, il Machu Picchu, Notre
Dame, la Statua della Libertà o la grande barriera corallina, anche
la dieta mediterranea sta per entrare nella lista del patrimonio
dell'umanità all'Unesco, per il valore storico che ha assunto questo
modello alimentare negli stili di vita e per i benefici per la salute
dimostrati scientificamente. Lo rende noto la Coldiretti nel riferire
con soddisfazione dell'iniziativa del Governo spagnolo ufficializzata
alla Commissione europea che ha appoggiato pienamente la proposta.
L'iniziativa
del Governo Zapatero - sottolinea la Coldiretti - ha un valore
straordinario per l'Italia che è il Paese simbolo di questo tipo di
cucina e dove più radicata è la cultura alimentare fondata sui principi
della dieta mediterranea con primati raggiunti nelle principali
produzioni base come la frutta, verdura e pasta e il posto d'onore
nella UE per vino e olio di oliva, dietro rispettivamente alla Francia
e alla Spagna. La dieta mediterranea è infatti basata sul consumo di
alimenti ricchi di fibre (cereali, legumi, frutta e verdura), di olio d'oliva e di pesce ed è unanimemente riconosciuta come dieta sana e nutriente, utile per contrastare l'invecchiamento cellulare e le malattie cardiovascolari.
Pane,
pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di
vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli
italiani - sottolinea la Coldiretti - di conquistare il record della
longevità con una vita media di 77,2 anni per gli uomini e di 82,8 anni
per le donne, nettamente superiore alla media europea. Ma non solo. In
un'Europa dove l'obesità rischia di diventare una malattia sociale, gli
italiani si aggiudicano - prosegue la Coldiretti - il primato dei meno
grassi, con la migliore forma fisica tra tutti i cittadini europei
grazie proprio a una alimentazione fondata sulla dieta mediterranea che
ha garantito il miglior rapporto tra peso e altezza, calcolato in base
a un indice di massa corporea comunitario. L'italiano con una altezza
di 1,681 metri
è inferiore di soli un paio di centimetri alla media europea di 1,699,
ma ha un peso di 68,7 chili nettamente inferiore alla media comunitaria
di 72,2 chili che garantisce il primato nell'indice di massa corporea
(peso/altezza) con 0,408 rispetto a 0,425, secondo l'ultima indagine
Eurobarometro sulla salute e l'alimentazione della Commissione Europea.
Se
il rispetto dei principi della dieta mediterranea ha salvato gli
adulti, problemi sono stati rilevati per le nuove generazioni tanto
che i casi di obesità o sovrappeso riguardano il 36 per cento dei
ragazzi attorno ai dieci anni, il valore più alto dell'Unione Europea
dove si stima che - precisa la Coldiretti - 400mila ragazzi perdano
ogni anno la forma fisica con oltre 14 milioni di giovani considerati
soprappeso (dei quali tre milioni obesi). Far entrare la dieta
mediterranea nella lista del patrimonio culturale e immateriale
dell'umanità all'UNESCO rappresenta dunque anche una opportunità per
una sua divulgazione più vasta a vantaggio della salute di tutti i
cittadini.
Una
opportunità che va accolta difendendo l'identità e le caratteristiche
tradizionali dei prodotti base della dieta mediterranea. Per questo -
sostiene la Coldiretti - occorre rendere obbligatoria l'indicazione
dell'origine dei prodotti in etichetta e fermare in Italia il disegno
di ottenere ulivi, vite, pomodoro, melanzana, fragola, ciliegio,
agrumi e kiwi geneticamente modificati (OGM) che peraltro causerebbe danni economici e di immagine irrimediabili al Made in Italy.
La
dieta mediterranea è una parte del patrimonio culturale, storico,
sociale, territoriale e ambientale nazionale da molti secoli ed è
strettamente legata allo stile di vita dei popoli mediterranei nel
corso di tutta la loro storia. I prodotti caratteristici della dieta
mediterranea coincidono - conclude la Coldiretti - con i prodotti Made
in Italy più emblematici ed il loro peso economico all'interno della
produzione agroalimentare nazionale è estremamente elevato.
L'Avvenire, 18 luglio 2007
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