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INTESA SAN PAOLO VOLTA LE SPALLE AL MERCATO DELLE ARMI

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Nuova Policy del gruppo bancario italiano per sospendere il finanziamento di attività connesse al commercio e alla produzione  di armi

giu-le-armi.jpgIn data 10 luglio 2007, il gruppo Intesa Sanpaolo, in coerenza con i valori e i principi espressi nel proprio Codice Etico, ha emanato una policy che, nell'ambito dell'operatività dell'intero Gruppo nel settore degli armamenti, prevede la sospensione della partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d'arma.

La presa di posizione è sicuramente rilevante e viene motivata dal gruppo come "tesa ad aderire completamente allo spirito dei principi della Costituzione Italiana, che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, e a dare una risposta significativa a una richiesta espressa da ampi e diversificati settori dell'opinione pubblica che fanno riferimento a istanze etiche".

In seguito a questa iniziativa il gruppo richiede alle proprie strutture territoriali e centrali del Gruppo Intesa Sanpaolo di operare in linea con il divieto di porre in atto nuovi finanziamenti alla clientela per operazioni aventi a oggetto commercio e produzione di armi o sistemi di arma.

La nuova policy lascia tuttavia spazio a eventuali operazioni giudicate coerenti con lo spirito di "banca non armata", le quali  potranno essere autorizzate in via straordinaria dal Consigliere Delegato e CEO. Queste operazioni, comunque, dovranno  tassativamente essere oggetto di informazione - per opportuna trasparenza nei confronti della comunità esterna - anche sul sito Internet della Banca.

Un importante passo, quindi,  da parte di un colosso del sistema bancario nazionale ed Europeo. La partita della responsabilità sociale di impresa si gioca su più fronti: dalla ricerca della sostenibilità ambientale, al rispetto dei diritti umani, alla partnership con le collettività locali. Un punto cruciale in questa partita è tuttavia rappresentato dai capitali; i grandi istituti di  credito giocano un ruolo primario in questo senso: in base alle loro scelte possono spostare denaro da un settore all'altro, premiando o penalizzando interi settori/distretti o singoli competitori del mercato.

Questo le banche lo sanno molto bene: non a caso gli istituti di credito sono stati tra i primi soggetti a preoccuparsi della responsabilità sociale di impresa e a redigere bilanci sociali in Italia.

Un ultimo appunto sulle motivazioni che hanno ispirato la scelta di non finanziare il mercato delle armi. Si fa riferimento al codice etico aziendale che esprime una serie di principi fatti in cui si riconosce il gruppo bancario, nonché alla Costituzione italiana, che racchiude invece una serie di principi in cui si riconosce, o perlomeno dovrebbe riconoscersi, l'intera collettività nazionale. Intesa SanPaolo con questa scelta, si mostra parte di questa dimensione nazionale, da un lato, e ne sposa i principi. È interessante quindi notare come la banca, vista come impresa,  non si preoccupi solo di porre in essere comportamenti socialmente accettabili, ma si trasformi in  un vettore dei principi fondamentali riconosciuti e condivisi a livello di nazione, e operando a livello internazionale, esporta tali valori in un contesto globale.


 

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