E' nato in questi giorni il portale www.fattoriesociali.com
Sono circa 2000, nel nostro Paese, le 'fattorie sociali',
luoghi nei quali all'attività agricola tradizionale si unisce
l'attenzione verso i soggetti deboli - portatori di handicap, bambini,
tossicodipendenti, detenuti, donne vittime di abusi - attraverso
iniziative che migliorino il loro benessere. Lo dice l'Aiab,
l'Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica, che ieri mattina ha presentato - insieme all'Associazione dei Lavoratori Produttori dell'Agroalimentare (Alpa) - il portale www.fattoriesociali.com,
dedicato ai cittadini e agli operatori del settore - agricoltori,
operatori sociosanitari - che vogliono saperne di più o, addirittura,
metterne in piedi una. "Per noi questo progetto - ha sottolineato il presidente dell'Alpa, Antonio Carbone - ha una enorme valenza, perché crediamo che l'agricoltura sociale possa rappresentare la risposta ad un nuovo modello di agricoltura e di welfare". Sulla stessa linea il presidente di Aiab, Andrea
Ferrante, che ha voluto rimarcare la necessità di coinvolgere in maniera sempre più massiccia le istituzioni e gli enti locali "per costruire concrete politiche di sviluppo".
Il portale è realizzato nell'ambito di un progetto della Rete Fattorie Sociali, della quale fanno parte agricoltori, operatori sociali e culturali, ricercatori, dirigenti di cooperative e di associazioni, animatori di sviluppo locale. L'obiettivo è "espandere un'agricoltura responsabile, in grado di rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini", realizzando nuove forme di welfare che valorizzino le specificità e le risorse delle aree rurali, e utilizzando l'attività agricola come strumento di iniziative culturali, sociali, educativi, assistenziali, sanitari, formativi e occupazionali, in particolare aree agricole urbane e periurbane, territori di collina e di montagna e centri isolati.
Aiab, 10 luglio 2007



