Parla il direttore Leonardo Vingiani
"La flessibilità introdotta dal Consiglio
Ue nel consentire la presenza accidentale di ogm in misura non
superiore allo 0,9 per cento nei prodotti biologici non penalizza
affatto il settore agrobiologico, al contrario ne favorisce lo
sviluppo". È perentorio il direttore di Assobiotec, Leonardo Vingiani, nel chiarire come la pensano all'Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie riguardo l'accordo politico siglato nelle scorse settimane dai ministri dell'agricoltura dell'Unione europea sul nuovo regolamento applicato alla produzione e all'etichettatura dei prodotti biologici. Un'intesa che ha generato un'onda lunga di polemiche, tuttora molto aspre, specie da parte del mondo agrobiologico italiano, il più importante nel panorama europeo, convinto che dietro la ‘coesistenza' stabilita per legge tra ogm e biologico ci sia la lunga mano della lobby delle imprese biotecnologiche decise a insinuarsi in un mercato in continua ascesa. Accusa che Vingiani rispedisce al mittente senza tanti complimenti e anzi ribatte: "Al di fuori dell'Italia chi fa agricoltura organica è ben contento di avere un minimo di flessibilità al pari di tutte le altre produzioni, siano esse integrate o biotecnologiche". Flessibilità che, bisogna ricordare, non riguarda solo l'introduzione di ogm. Infatti, nel regolamento appena approvato, i ministri agricoli hanno stabilito che potranno avvalersi del marchio biologico solo i prodotti alimentari che contengono almeno il 95 per cento di ingredienti bio.
"Ciò significa - spiega Vingiani - che un produttore organico può commercializzare come bio un alimento che totalmente bio non è. E non lo è in una misura di oltre cinque volte superiore rispetto alla tolleranza stabilita nei confronti degli ogm. Ma di questo nessuno in Italia si è lamentato". Come mai, si chiede il direttore di Assobiotec, l'agrobiologico nazionale organizza barricate in difesa della garanzia della purezza, quella dell'alimentazione biologica, e non spende una parola per chiedere di rivedere quel cinque per cento di tolleranza alla presenza non bio (e non ogm) nei loro prodotti? "La risposta - racconta Vingiani - forse giunge dall'estero, dove dell'Italia sono abituati a pensar male ma, come direbbe qualcuno, qualche volta ci azzeccano. Il dubbio infatti è che qui da noi si vogliano far scrivere regole draconiane perché tanto poi si sa che alla fine nessuno controlla che siano rispettate".
Insomma, chiosa il direttore di Assobiotec, "la sensazione è che l'agrobiologico italiano stia strumentalizzando la storia dell'apertura agli ogm per impedirne lo sviluppo, in barba a tutte le regole della libera concorrenza". Un atteggiamento che non tiene per altro conto nemmeno dell'esigenza dei consumatori che vogliono avere a disposizione un mercato che offra produzione bio, ogm, agricoltura tradizionale, e poter così scegliere liberamente. Ma che ancor di più la levata di scudi ‘ogm free' tende a nascondere quello che in realtà è un segreto di Pulcinella, aggiunge Vingiani: "In fin dei conti la produzione biologica tanto pura non è. E quindi continuare a garantire il concetto astratto della purezza assoluta, senza avere margini di contaminazione accidentale da elementi transgenici, non tiene conto del fatto che questa tolleranza è oramai indispensabile per chi produce alimenti. Specie quando si rischia di vendere inconsapevolmente cibi che sono stati contaminati durante la filiera produttiva".
In fin dei conti osserva il direttore di Assobiotec, non solo non ci dovrebbe essere una contrapposizione tra i due mondi, del biotec e del bio, ma anzi sarebbe ora che tutto il mondo produttivo dell'agroalimentare prendesse atto del grande valore di una normativa che allo stesso tempo apre alla cooperazione tra diverse realtà imprenditoriali e va incontro alle esigenze dei consumatori nella maniera più completa ed efficace possibile. Al riguardo però Vingiani sottolinea un altro ritardo tutto italiano. Quello legato alla sperimentazione in campo aperto dei prodotti ogm.
"Qui da noi - commenta - si fa un gran parlare del problema dell'etichettatura dei prodotti alimentari per consentire al consumatore di sapere cosa mangia. Ma nessuno si accorge che non è ancora stato risolto un problema che sussiste prima che l'alimento arrivi sugli scaffali". Il direttore di Assobiotec si riferisce al naufragio dei protocolli d'intesa per la sperimentazione in campo aperto "siglati l'8 maggio scorso con il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Paolo De Castro, e arenatisi poi al ministero dell'Ambiente".
La logica che secondo Vingiani evidenza un'incongruenza nell'atteggiamento ostile alla sperimentazione è semplice. "Finché non ci permettono di sperimentare - spiega - non potremo mai sapere se alcuni prodotti si possono adattare alla nostra agricoltura e quindi ai gusti dei consumatori. Inutile quindi etichettare se non mettiamo l'utente finale in condizione di scegliere liberamente. La conditio sine qua non per un vero mercato agroalimentare italiano concorrenziale - conclude il direttore di Assobiotec - è permettere la sperimentazione di ogm in campo aperto. Ci consentirebbe di entrare in scia di paesi come la Spagna dove sin dal ‘98 si coltivano migliaia di ettari di mais transgenico prodotto con semi biotech".
Il Velino, 9 luglio 2007



